Parlare del disagio prima che diventi emergenza e costruire una rete capace di intercettare fragilità, solitudine e richieste di aiuto. È il messaggio lanciato dalla Commissione per le Politiche Giovanili di San Marino in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, con un richiamo particolare alle nuove generazioni e alla necessità di rendere la salute mentale una parte stabile delle politiche pubbliche.
“Parlare di salute mentale significa affrontare un tema delicato, complesso, che richiede rispetto e responsabilità. Significa soprattutto comprendere che non possiamo occuparci del disagio soltanto quando diventa emergenza. Dobbiamo imparare a parlarne prima. Prima che una difficoltà diventi isolamento. Prima che chiedere aiuto sembri impossibile. Prima che una persona possa sentirsi senza alternative” – si legge nel comunicato della Commissione.
L’attenzione viene rivolta in particolare ai giovani e al loro benessere psicologico. “Il benessere psicologico dei giovani non può essere affrontato attraverso semplificazioni, giudizi o slogan. Richiede ascolto, competenze, servizi accessibili e una rete capace di coinvolgere famiglie, scuola, professionisti, associazioni, mondo dello sport e istituzioni”. L’obiettivo, sottolinea la Commissione, deve essere anche quello di rendere normale poter dire “non sto bene” e chiedere aiuto, senza che questo venga considerato un segno di debolezza.
Il tema è destinato ad arrivare anche nell’aula del Consiglio Grande e Generale, dove è imminente la discussione dell’Istanza d’Arengo dedicata alla creazione di un sistema integrato di prevenzione del suicidio e di supporto alle persone in crisi psicologica ed emotiva. Per la Commissione si tratta di “un’occasione importante per riportare il tema della salute mentale al centro dell’attenzione pubblica”.
Il confronto, viene sottolineato, dovrà prestare particolare attenzione alle nuove generazioni e alla possibilità di individuare precocemente situazioni di difficoltà. “Non possiamo aspettare che siano sempre i giovani a trovare il coraggio, le parole o gli strumenti per chiedere aiuto. Anche noi adulti dobbiamo imparare ad accorgerci, ad ascoltare senza giudicare e, soprattutto, a sapere indirizzare verso chi possiede le competenze per intervenire”.
Da qui la richiesta di rafforzare il collegamento tra istituzioni, servizi sanitari, scuola, famiglie, associazioni e realtà sportive, coinvolgendo tutti gli ambienti frequentati quotidianamente dai ragazzi. “La prevenzione non può essere responsabilità di un solo soggetto. Deve diventare una responsabilità di comunità” – ribadisce la Commissione, annunciando l’intenzione di continuare a promuovere ascolto e confronto e a collaborare con servizi e professionisti.
“La salute mentale deve diventare parte ordinaria delle politiche rivolte alle nuove generazioni e non un tema del quale ricordarsi soltanto davanti a un’emergenza o a una tragedia” – conclude il comunicato -. “Perché prevenire significa certamente poter contare su servizi adeguati e professionisti preparati. Ma significa anche costruire una comunità capace di vedere, ascoltare e non lasciare indietro nessuno. Non soltanto oggi. Prima. Ogni giorno”.
