Maternità, congedi parentali, sostegno alle studentesse madri, caregiver, assistenza ai familiari con disabilità e assegni familiari. Sono numerosi i fronti affrontati mercoledì mattina dal Consiglio Grande e Generale durante l’esame dell’articolato della legge dedicata al sostegno della famiglia e al contrasto della denatalità.
Uno dei primi temi riguarda le lavoratrici autonome. Gaetano Troina (D-ML), pur riconoscendo il miglioramento dell’indennità, giudica ancora troppo limitati gli interventi destinati a questa categoria. Il segretario di Stato Stefano Canti chiarisce che la norma è pensata in particolare per proteggere chi ha avviato un’attività da meno di tre anni. Arriva inoltre la possibilità per madre e padre di utilizzare contemporaneamente i periodi di astensione, mentre sulle indennità viene introdotta una soglia minima anche per le lavoratrici part-time.
Maternità, sostegno anche alle donne senza lavoro
Una delle novità più rilevanti arriva con l’articolo 6. Il sostegno economico alla maternità viene esteso alle donne che non lavorano e non percepiscono ammortizzatori sociali. Per residenti e titolari di permesso di soggiorno ordinario è prevista, fino a un massimo di 150 giorni, un’indennità pari all’80% della retribuzione contrattuale media territoriale di un lavoratore dell’industria.
Il principio è quello di sganciare la tutela della maternità dalla presenza di un rapporto di lavoro. La misura raccoglie un consenso trasversale: RF, Libera, AR e PDCS sottolineano, con sfumature differenti, l’importanza di riconoscere un sostegno economico anche alle madri prive di occupazione. Gian Nicola Berti (AR) invita però a considerare la misura soltanto come un primo passo, auspicando in futuro un periodo di copertura più lungo.
Congedo dei padri raddoppiato da 10 a 20 giorni
Altro passaggio centrale è il congedo di paternità, che sale dagli attuali 10 a 20 giorni retribuiti. Potrà essere utilizzato entro il primo anno dalla nascita e sarà riconosciuto anche in caso di natimortalità.
Su questo punto Repubblica Futura chiede maggiore coraggio. Nel dibattito viene ricordata la proposta di arrivare fino a 90 giorni e viene sollevato anche il problema delle tutele per i lavoratori autonomi. Canti chiarisce inoltre un aspetto della norma: i 20 giorni spettano comunque al padre, mentre l’accordo con il datore di lavoro riguarda i secondi dieci giorni solamente nel caso in cui vengano utilizzati frazionandoli a ore. Per Libera e PDCS il raddoppio rappresenta comunque un passo avanti verso una maggiore condivisione della cura dei figli tra i genitori.
Congedo parentale più ricco e valido anche per la carriera
La riforma interviene in maniera significativa anche sul congedo parentale. Le indennità vengono raddoppiate rispetto alla disciplina del 2022, con percentuali dell’80%, 40% e 20% e l’introduzione di soglie minime. Un emendamento precisa inoltre che le percentuali spettano anche quando il lavoratore interrompe il congedo, rientra al lavoro e successivamente torna a utilizzarlo.
Ma il punto che alimenta maggiormente il confronto politico riguarda la carriera. I periodi trascorsi in congedo parentale saranno riconosciuti ai fini della progressione professionale, anche quando sono precedenti all’entrata in vigore della nuova legge.
Sara Conti (RF) solleva il dubbio che possa crearsi una sorta di discriminazione al contrario nei confronti delle donne senza figli che continuano a lavorare. Libera respinge questa interpretazione: per Guerrino Zanotti e Giulia Muratori la misura serve invece a eliminare la penalizzazione che le madri hanno subito fino ad oggi sul posto di lavoro. Andrea Ugolini (PDCS) ricorda a sua volta casi nei quali maternità e assenze hanno inciso sulla possibilità di ottenere incarichi e stabilizzazioni.
Fino a 18 mesi di aiuti per le studentesse madri
Un emendamento aggiuntivo introduce poi un sostegno specifico per le studentesse madri che non lavorano, iscritte alle scuole superiori o all’università.
L’indennità potrà arrivare fino a 18 mesi, che diventano 24 in caso di parto plurimo. A determinate condizioni sono previsti 1.500 euro mensili nei primi tre mesi, 1.000 euro fino al primo anno e 500 euro fino ai 18 mesi.
Anche su questa misura il consenso è ampio. L’obiettivo condiviso è evitare che una giovane donna debba scegliere tra maternità e prosecuzione degli studi. Matteo Casali (RF) pone però un problema di equità rispetto alle madri disoccupate, destinatarie di un sostegno inferiore. Libera sottolinea invece che nel caso delle studentesse viene tutelato anche un percorso formativo già iniziato e che deve poter essere portato a termine. Canti definisce l’intervento un “punto di partenza”, lasciando aperta la possibilità di ampliarlo in futuro.
Otto ore di permesso per le visite mediche dei figli
La legge introduce inoltre otto ore complessive di permesso retribuito ogni anno per ciascun figlio fino ai 14 anni, utilizzabili da madre e padre per visite mediche, esami diagnostici o clinici e vaccinazioni.
Il lavoratore dovrà avvisare preventivamente il datore di lavoro e presentare la documentazione relativa alla prestazione sanitaria. La retribuzione sarà anticipata dall’azienda e successivamente recuperata attraverso i contributi, mentre il costo ricadrà sulla Cassa di compensazione dell’ISS.
Congedi anche per assistere familiari che vivono in Italia
Cambia anche la disciplina per chi deve assistere un familiare con grave disabilità o patologia. Viene eliminato il requisito che imponeva alla persona assistita di risiedere a San Marino.
Un lavoratore dipendente o autonomo occupato in Repubblica potrà quindi chiedere il congedo anche per assistere un familiare residente in Italia, utilizzando la certificazione della competente Asl. Il congedo non potrà invece essere richiesto quando per quella stessa persona è già presente un caregiver familiare.
La modifica viene accolta favorevolmente da maggioranza e opposizione. Nel dibattito emerge tuttavia la necessità di controllare le certificazioni provenienti da fuori territorio e resta aperto il problema di alcune categorie di lavoratori frontalieri, per le quali continuano ad esserci differenze di trattamento.
Nasce ufficialmente il caregiver familiare
Tra i passaggi politicamente più importanti c’è poi l’ingresso nell’ordinamento sammarinese della figura del caregiver familiare, cioè della persona che si occupa quotidianamente di un familiare non autosufficiente.
Canti definisce questo riconoscimento uno degli elementi qualificanti della riforma. La partenza sarà però graduale: massimo 50 caregiver e un tetto complessivo di un milione di euro. I parametri potranno essere modificati una volta verificato quante domande arriveranno e quale sarà l’effettivo impatto economico sull’ISS.
Il riconoscimento viene accolto positivamente anche da Repubblica Futura, che contesta però i paletti iniziali, dall’entità dell’indennità al limite dei 50 beneficiari fino alla durata dell’aspettativa. Il Governo replica che si tratta di limiti prudenziali, necessari proprio perché non è ancora possibile prevedere con precisione l’utilizzo della nuova misura.
Un unico punto dove trovare informazioni sugli aiuti
Con l’articolo 21 nasce inoltre il punto informativo per le famiglie, collocato presso l’Ufficio Segreteria tecnico-amministrativa per le Pari Opportunità, la Bioetica e l’Inclusione Sociale.
L’obiettivo è creare un riferimento stabile al quale rivolgersi per conoscere servizi, contributi e risorse, ma anche per ricevere assistenza nella presentazione delle domande. Nel dibattito viene avanzata anche la proposta di utilizzare lo sportello per raccogliere segnalazioni, esigenze e suggerimenti direttamente dalle famiglie, così da fornire al legislatore elementi utili per eventuali modifiche future.
Viene giudicata positivamente anche la scelta di collocare il servizio all’interno di un ufficio stabile dell’amministrazione, evitando che il riferimento possa cambiare insieme alle legislature. L’articolo viene approvato.
Assegni familiari, niente fasce per ora: poi entrerà in gioco l’ICEE
Ultimo grande capitolo della mattinata è quello degli assegni familiari ordinari. Il Governo presenta un emendamento che cancella le fasce di reddito inizialmente previste e rinvia una diversa modulazione degli importi alla piena operatività dell’ICEE.
Il confronto politico si concentra quindi sul criterio con cui in futuro distribuire le risorse. Da più parti arriva la richiesta di concentrare maggiormente gli aiuti sulle famiglie con redditi più bassi, considerando anche l’aumento del costo della vita, delle bollette e delle spese quotidiane.
Canti chiarisce la strategia del Governo: nell’immediato gli assegni vengono aumentati, mentre successivamente l’ICEE dovrà permettere di calibrare meglio gli importi sulla situazione economica reale dei nuclei. L’obiettivo, sintetizza il Segretario, sarà quello di “dare di più a chi ha più bisogno e di togliere a chi ha meno bisogno”. Anche questo articolo viene approvato.
I lavori del Consiglio vengono infine sospesi alle 13.30. L’esame riprenderà nella giornata di martedì 15 settembre.
