La tensione tra Stati Uniti e Iran spinge al rialzo il petrolio. Il Brent ha superato i 100 dollari al barile, livello che non raggiungeva da luglio, mentre il WTI americano è salito oltre quota 95 dollari. A pesare sui mercati sono soprattutto i continui scontri nell’area dello Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il commercio mondiale di greggio.
I Pasdaran hanno rivendicato un attacco contro due navi americane e otto petroliere, presentandolo come una risposta alla distruzione di cinque petroliere iraniane da parte degli Stati Uniti.
Versione contestata dal Centcom, il comando centrale americano, secondo cui nessuna nave da guerra statunitense sarebbe stata colpita e tutti i tentativi di attacco iraniani sarebbero falliti. Washington sostiene inoltre di aver distrutto dieci petroliere iraniane nell’ultima settimana, considerate parte della rete utilizzata per finanziare le Guardie Rivoluzionarie.
L’escalation si riflette anche sui mercati finanziari. Wall Street ha aperto in calo, mentre torna la preoccupazione per le possibili conseguenze della corsa del petrolio sull’inflazione e sull’economia internazionale.
Alla tensione si aggiunge il caso di un drone sottomarino americano catturato dall’Iran. Teheran lo ha presentato come un sofisticato mezzo militare, mentre gli Stati Uniti hanno sostenuto che si trattasse di un modello più vecchio, già malfunzionante e privo di informazioni sensibili.
