Misure attese da tempo, ma confronto insufficiente e aiuti che rischiano di restare fuori dalla portata di molte famiglie. Gaetano Troina (D-ML), intervenendo in Consiglio Grande e Generale sul progetto di legge, critica soprattutto le fasce di reddito previste e torna sulle proposte respinte in Commissione, dai voucher per babysitting e asili alle tutele per autonomi e liberi professionisti. Di seguito l’intervento integrale.
«Questo è un provvedimento estremamente atteso dalla nostra cittadinanza. Si tratta di un progetto che nasce ormai più di un anno e mezzo fa, a seguito di un ordine del giorno approvato dalla Commissione Finanze durante l’esame del cosiddetto progetto sviluppo, occasione in cui ci venne detto che quello non era il testo adatto per presentare proposte in favore delle famiglie e che sarebbe stato realizzato un provvedimento interamente dedicato. Questo è finalmente quel progetto dedicato, e c’era davvero grandissima attesa e soprattutto l’aspettativa di poter avviare un confronto approfondito per portare proposte concrete e risolutive per i problemi quotidiani dei nostri concittadini. Invece, devo constatare con rammarico che questo confronto, specialmente nella fase preliminare al deposito del progetto di legge, non c’è stato nella sostanza. Questo mi dispiace profondamente, perché su un tema di questa portata c’era la possibilità di fare un lavoro corale, dato che tutti quanti riconosciamo che le famiglie sammarinesi stanno attraversando un momento di profonda crisi. Proprio per questo, quando oggi sento fare della filosofia o raccontare la storia in quest’Aula, mi dispiace: secondo me non è affatto il momento di perdersi in teorie o rievocazioni, ma è il momento di agire con la piena consapevolezza delle difficoltà reali delle nostre famiglie. Siamo in un Paese in cui ogni anno nascono meno bambini; il trend attuale, e ringrazio la dottoressa Farinelli per averci fornito i dati aggiornati, mostra un calo ulteriore rispetto alla media dello scorso anno. Ci sono sicuramente svariate ragioni dietro la scelta delle giovani coppie di non avere figli, ma una delle principali è legata ai costi e alla totale insufficienza dei supporti e degli aiuti che lo Stato garantisce a chi decide di mettere al mondo un bambino. Oggi, per una coppia di genitori lavoratori, è semplicemente impossibile sostenere i costi e gestire l’organizzazione familiare senza l’aiuto dei nonni o un supporto reale dello Stato, specialmente a causa degli orari scolastici vigenti; se entrambi i genitori lavorano dalle 8:30 alle 18:30, come possono gestire i figli che escono da scuola a metà pomeriggio se non possono nemmeno andarli a prendere? In Commissione, la nostra forza politica ha depositato una serie di proposte che ritenevamo assolutamente concrete e di buon senso. Avevamo chiesto, innanzitutto, di consentire ai pensionati di svolgere il ruolo di caregiver rinunciando all’emolumento specifico ma senza dover perdere la propria pensione. Avevamo proposto incentivi per le imprese che introducessero lo smart working e misure di accessibilità per le lavoratrici in gravidanza; permessi retribuiti per l’inserimento dei figli al nido e alla scuola dell’infanzia; l’introduzione di appositi voucher per babysitting, asili nido e assistenza domiciliare; un supporto psicologico perinatale gratuito e la possibilità di formalizzare un servizio di assistenza domiciliare post-partum, creando reti di sostegno H24. Soprattutto, abbiamo insistito per introdurre tutele specifiche per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, che oggi in questo ambito vengono trattati come se fossero genitori di Serie B rispetto ai lavoratori dipendenti. Di fronte a queste proposte, secondo me, le risposte che abbiamo ricevuto in Commissione sono state davvero sconcertanti: per i caregiver pensionati ci è stato detto che, se vogliono svolgere quel ruolo, devono rinunciare alla loro pensione e accontentarsi di appena 1.200 euro mensili, ma io mi chiedo cosa possa fare oggi una persona con una simile cifra; per i permessi dedicati ai genitori ci è stato risposto che le categorie datoriali non sarebbero state d’accordo; per i servizi dell’ISS ci è stato detto che questa non era la legge corretta perché si tratta di organizzazione interna da lasciare alla discrezionalità dei dirigenti; e per i lavoratori autonomi la risposta è stata, ancora una volta, che questa non era la sede adatta. Ma io mi chiedo: se non all’interno di una legge sulla maternità, sulla natalità e sul sostegno alla famiglia, dove dovrebbero essere affrontati questi temi? Noi continuiamo a portare proposte e a offrire la nostra totale disponibilità al confronto, ma i nostri appelli restano purtroppo inascoltati. Al Segretario Canti voglio comunque dare atto del fatto che, a differenza di altri suoi colleghi di Governo, ha almeno provato a fissare degli incontri, anche se tardivamente. Un’ultima osservazione riguarda gli emendamenti che andremo a discutere: secondo me, molte delle fasce di reddito individuate sono poco applicabili e, in attesa che l’ICEE diventi realmente operativo, pochissime famiglie riusciranno ad accedere ai benefici previsti a causa di scaglioni troppo bassi. È davvero un peccato spacciare queste misure come risolutive se poi, nei fatti, nessuno potrà accedervi».
