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Attualità

Rossi (PSD): «Dobbiamo avere il coraggio di imparare dai nostri giovani»

Nel comma comunicazioni del Consiglio Grande e Generale, Matteo Rossi (PSD) interviene sul tema dei giovani, del lavoro e del rapporto con le nuove generazioni, partendo anche da una riflessione maturata durante l’estate. Nel suo intervento affronta il cambiamento del rapporto con il lavoro, il tema del tempo libero, l’uso dei social e la necessità di offrire ai giovani qualificati prospettive concrete anche a San Marino. Di seguito l’intervento integrale.

Matteo Rossi (PSD): Probabilmente l’apertura dei lavori con il commiato al compianto Matteo ci ha lasciati tutti un po’ di stucco. La notizia in sé è stata drammatica, per quanto conoscessimo la situazione e fossimo stati tutti vicini, chi più chi meno, in questi anni di sofferenza. Voglio parlare in questo comma comunicazioni di un tema che era caro a Matteo. Io lo avevo conosciuto all’inizio della mia attività politica. Era un po’ più grande di me, ma ci confrontavamo spesso nei vari forum dei giovani, momenti di confronto giovanile fra partiti che una volta erano molto intensi, vivi e vivaci. Un po’ l’estate e un po’ le lunghe vacanze che ci siamo presi dall’attività consiliare hanno consentito, perlomeno a me, e spero anche ad altri colleghi, di riflettere e pensare a cose che vanno oltre la routine e il dibattito consiliare e politico che affrontiamo tutti sui grandi temi, dal debito a ISS, banche ed Europa. Ho avuto veramente una piacevolissima sorpresa nel confrontarmi con tantissimi ragazzi provenienti dalla Spagna. La Spagna mi ha aperto un mondo da questo punto di vista: in vacanza vedevo un sacco di ragazzi di vent’anni, laureati, impiegati, che avevano la possibilità di viaggiare, confrontarsi, guardare e vedere il mondo. Tutto questo mi ha portato a confrontarmi e parlare molto con questi ragazzi e, dall’altro lato, a pensare a una cosa: noi probabilmente abbiamo una narrazione scandalosa, veramente scandalosa, per quanto riguarda i nostri giovani. Siamo convinti, e parliamo di questi ragazzi anche qui in Consiglio, come se fossero tutti degli stupidotti attaccati ai telefonini che scrollano sui social e poco più. E io lo ammetto: ero tra quelli che si infervoravano e si sono infervorati spesso nei dibattiti, anche nei confronti diretti, anche quando ho ricoperto la Suprema Magistratura con il collega Bugli. Nei confronti che abbiamo avuto in quel momento con la Commissione ci siamo molto confrontati e probabilmente devo ammettere di aver cambiato idea, perché forse non siamo in grado di capirli. Noi non li conosciamo, non li vogliamo conoscere, siamo distanti anni luce dai giovani. Loro ragionano con dinamiche e logiche totalmente appartenenti al mondo di adesso, mentre le nostre appartengono a un mondo che probabilmente non c’è più. Io ho riscontrato una generazione preparatissima, probabilmente anche proprio per l’utilizzo dei social, per la curiosità che ha, per la dinamicità, per l’essere smart, che non è soltanto una parola, ma qualcosa di concreto. Ragazzi di vent’anni che grazie ai social sono aperti al mondo e alle conoscenze. Io ho parlato con ragazzi spagnoli perché questa cosa mi ha colpito. Probabilmente la Spagna sta vivendo anche una contingenza unica nel suo genere, sta vivendo una prosperità incredibile. Le politiche che sta portando avanti stanno conducendo la Spagna a livelli che probabilmente l’Italia aveva raggiunto negli anni Ottanta e che oggi ha la Spagna. Questi ragazzi possono fare esperienza, viaggiare, avere lavori ottimamente retribuiti, perché hanno avuto il coraggio di fare determinate cose che stanno portando ottimi traguardi e ottime prospettive per i giovani. Certo, i ragazzi guardano i social, ma anche noi guardavamo la televisione. A questi giovani non dobbiamo soltanto insegnare. Vengono accusati di non avere voglia di fare niente, mentre quello che non abbiamo capito è che questi ragazzi hanno modificato il modo di pensare al mondo del lavoro, il modo di pensare a come si lavora e a quale vita vogliono costruire attorno al lavoro. È una cosa che ignoriamo, ma che è sotto gli occhi di tutti. Adesso si possono fare molte più cose in molto meno tempo e quindi c’è un tema fondamentale che non affrontiamo nei dibattiti. C’è una cosa sulla quale invito tutti a riflettere e che si sta studiando in tante università, soprattutto nelle università americane: l’utilizzo del tempo libero. Come occupare il tempo libero sarà una conseguenza della modernità, del nuovo mondo, dell’intelligenza artificiale e delle nuove professioni. Noi dovremmo essere capaci di cambiare la nostra prospettiva. Non siamo più workaholic, non siamo più drogati di lavoro. Quel mondo non c’è più, è un mondo che sta cambiando, che sta andando in soffitta e quindi dobbiamo essere in grado di capirlo e cercare di farlo nostro. Anche qui a San Marino abbiamo l’opportunità e tante possibilità per farlo e dobbiamo sfruttare questa occasione. Questi ragazzi hanno deciso di valorizzare in questo modo la loro vita e il loro rapporto con il mondo del lavoro. Se pensiamo ai giovani, chiaramente, va fatta anche un’altra considerazione. Noi arriviamo sempre in fondo, ma i giovani i conti se li fanno. Se la nostra prospettiva è quella di guadagnare 1.600 o 1.800 euro, è chiaro: almeno datemi il tempo libero per poter valorizzare la mia vita. Questa è una cosa che i ragazzi si dicono. A San Marino abbiamo la fortuna di avere la Pubblica Amministrazione, che dà anche ai giovani del tempo libero, ma un laureato, un esperto qualificato, guadagna 2.000 euro. Abbiamo allora il coraggio di iniziare ad affrontare questo dibattito, non solo nella PA. Io parlo del mondo del lavoro guardando ai giovani e dobbiamo fare questo ragionamento. Ci sono tante cose di cui parlare. Faccio un esempio: il mondo della ristorazione e quello del turismo stanno avendo grandissime difficoltà nel reperire personale. Nell’Amministrazione, nelle scuole, un cuoco o un bidello-cuoco guadagna 1.400-1.500 euro al mese. È così scandaloso dare l’opportunità a qualcuno che ha voglia e tempo di fare altro di svolgere un’altra mansione? Parliamo della famiglia: se uno vuole farsi una famiglia, vuole farsi una casa, diamogli l’opportunità e iniziamo a rifletterci. Questo mio intervento è stato un po’ figlio dell’estate, figlio dell’ombrellone, chiamiamolo così, ma secondo me è un tema importantissimo. C’è poi il discorso dei social, di cui parleremo anche in un’Istanza d’Arengo. Posso dire di aver cambiato approccio rispetto alla mia rigidità iniziale, se non altro perché è vero che sui social si vedono insulti, parolacce e commenti di un certo tipo, ma non sono i giovani a farli. Sono le generazioni più grandi, le generazioni più adulte. I giovani non postano neanche più, praticamente. Usano i social per vedere il mondo, per farsi una cultura, per capire cosa fare e quali prospettive ci sono nel mondo. Non li usano per litigare: quelli siamo noi. Abbiamo quindi il coraggio di imparare dai giovani anche l’educazione social, che è qualcosa che ci manca e che dobbiamo imparare da questi giovani. Non mettiamoci sempre in cattedra. Cambiamo atteggiamento e facciamolo con rigore e logica, pensando che dobbiamo costruire un mondo nel quale questi ragazzi abbiano l’opportunità di avere una vita. Anzi, partiamo da noi: costruiamo un Paese nel quale i nostri giovani abbiano questa opportunità. Non neghiamocelo: dalla mia generazione in avanti è stata molto più difficile. Quelli che si sono diplomati dopo gli anni 2005-2006, lo diciamo spesso, hanno avuto davanti una situazione diversa rispetto alle generazioni precedenti, che a San Marino hanno avuto tante possibilità di crescita economica, grandi soddisfazioni lavorative e possibilità di reddito. Iniziamo quindi a riflettere sul fatto che magari qualche ragazzo vogliamo tenercelo, soprattutto ragazzi bravi che possono dare qualità. Nella Pubblica Amministrazione, certo, saranno importantissimi anche per l’Accordo di associazione: ci imporrà di assumere e individuare ragazzi che abbiano grandi competenze linguistiche, competenze giuridiche, penso anche a statistici, ingegneri, a grandi qualifiche e lauree a 360 gradi, ma soprattutto una mentalità smart, una mentalità che ti fa viaggiare a un passo molto più veloce. Per trovare questi ragazzi dobbiamo chiaramente anche improntare una politica importante sul fatto che le qualifiche e le persone con determinate caratteristiche vanno pagate. È inutile nasconderlo. Dobbiamo pensare anche di rivedere certe politiche nell’Amministrazione e soprattutto nel privato. L’Amministrazione non può assorbire tutto e non può diventare la prospettiva di tutti i giovani. Quindi, Segretario al Lavoro, l’inclusione lavorativa va benissimo, lo Stato deve farsi carico delle persone con grandi difficoltà, ma è arrivato anche il momento sacrosanto di pensare a un futuro per questi giovani.