Trasparenza sulle retribuzioni dei vertici di Banca Centrale e sull’applicazione del tetto dei 100mila euro lordi annui previsto dalla normativa sammarinese. È il tema dell’interrogazione presentata il 1° settembre dai consiglieri Tomaso Rossini, Ilaria Bacciocchi e Maria Donatella Merlini, che chiedono al Congresso di Stato una serie di chiarimenti sul trattamento economico delle figure apicali della Banca Centrale della Repubblica di San Marino.
Il punto di partenza è la Legge 23 agosto 2016 n. 113, approvata dopo il referendum del 15 maggio dello stesso anno, quando 10.093 cittadini, pari al 63,63% dei voti validi, si espressero a favore di un limite alle retribuzioni pubbliche. “In attuazione della volontà referendaria, la Legge 23 agosto 2016 n. 113 ha stabilito un limite di 100.000 euro lordi annui per il personale dipendente dello Stato e degli enti pubblici, richiamando espressamente anche la Banca Centrale della Repubblica di San Marino e le sue posizioni apicali”, si legge nell’interrogazione.
A sollevare i dubbi dei tre consiglieri sono in particolare i numeri contenuti nel Bilancio d’esercizio 2025 di Banca Centrale. Secondo quanto riportato nell’atto, risultano due dirigenti ai quali viene riferito un costo complessivo di 383.975 euro nel 2025, contro i 363.088 euro del 2024. Gli stessi firmatari precisano però che si tratta del costo sostenuto complessivamente dall’istituto e che la cifra può comprendere, oltre agli stipendi lordi, contributi e altri oneri a carico del datore di lavoro.
Proprio per questo, sottolineano, dai dati disponibili non è possibile stabilire quanto percepisca effettivamente ciascun dirigente. “Sulla base delle informazioni pubblicate non è quindi possibile verificare quale sia il trattamento economico effettivamente riconosciuto a ciascun dirigente e come esso si concili con il tetto di 100.000 euro lordi annui stabilito dalla legge”, si legge nel documento.
L’interrogazione pone quindi una questione più ampia. “Se il limite risultasse superato senza una precisa disposizione derogatoria, ci troveremmo davanti a un problema di rispetto della legge e della volontà espressa dai cittadini. Se, al contrario, si ritenesse che per determinate funzioni sia necessario riconoscere retribuzioni superiori per reperire professionalità adeguate, emergerebbe un secondo problema: quello di una normativa formalmente vigente ma sostanzialmente non più compatibile con le esigenze che il Paese si trova ad affrontare”.
Nel documento viene richiamato anche il confronto con Banca d’Italia, dove nel 2025 i dodici Capi Dipartimento avrebbero percepito retribuzioni lorde comprese tra 211.433 e 249.397 euro, con una media di 231.770 euro. Gli interroganti precisano però che il paragone non può essere automatico, considerate le differenti dimensioni, funzioni e responsabilità dei due sistemi.
Un altro capitolo riguarda gli equilibri interni alla Banca Centrale. Nel Bilancio 2025, rilevano i consiglieri, figurano 133.136 euro complessivi per gli amministratori e 34.639 euro per i sindaci. “Pur non conoscendo la distribuzione individuale dei compensi, il dato aggregato mostra un peso economico della Direzione nettamente superiore a quello degli organi cui spettano l’amministrazione e il controllo”, viene evidenziato nell’interrogazione.
Sono 14 i quesiti rivolti al Congresso di Stato. Tra le richieste figurano l’interpretazione ufficiale sull’applicazione del tetto dei 100mila euro a Banca Centrale, la composizione dei 383.975 euro riferiti ai due dirigenti, i trattamenti economici riconosciuti alle figure apicali nel triennio 2023-2025 e l’eventuale presenza di aumenti, bonus, indennità o altre componenti economiche.
Rossini, Bacciocchi e Merlini chiedono inoltre se siano previsti o allo studio nuovi aumenti per le figure apicali e domandano al Congresso di Stato se ritenga ancora adeguata la disciplina introdotta nel 2016 oppure se sia necessario rivederla, prevedendo eventuali deroghe espresse, criteri verificabili, obblighi di pubblicità e controlli.
L’interrogazione si chiude chiedendo, prima dell’eventuale riconoscimento di nuovi aumenti, di verificare “la piena conformità alla legge dei trattamenti attualmente corrisposti” e di riferirne al Consiglio Grande e Generale. I tre consiglieri hanno richiesto risposta scritta, accompagnata dagli atti e dalle tabelle relativi ai trattamenti economici delle figure apicali.
