Proseguono gli appuntamenti con la rubrica di approfondimento curata da Michele Muratori, capogruppo di Libera, dedicata all’analisi dell’attualità politica, delle principali sfide istituzionali e dei temi di maggiore interesse per la Repubblica di San Marino.
Sette secoli fa, tra le navate silenziose di un monastero francescano, Guglielmo di Occam affilò il principio destinato a cambiare per sempre la storia del pensiero umano. «Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem», ovvero gli elementi non devono essere moltiplicati senza una vera ragione.
Conosciuta come il Rasoio di Occam, questa regola d’oro nasce come un atto di pura igiene intellettuale per radere al suolo le architetture labirintiche e le spiegazioni rocambolesche. Di fronte a qualunque grande cambiamento, la risposta più semplice, lineare e priva di sovrastrutture inutili è quasi sempre quella vera.
Nel dibattito attorno all’Accordo di Associazione tra la Repubblica di San Marino e l’Unione Europea sta succedendo esattamente l’opposto. La realtà dei testi viene continuamente travolta da un vortice di incubi preconfezionati che evocano sovranità svendute, criminalità dilagante e un’ondata irrefrenabile di immigrazione pronta a cancellare l’identità del Titano.
Per disarmare questa fabbrica di fantasmi basta impugnare quel vecchio rasoio medievale e far parlare i fatti nella loro trasparente evidenza.
L’allarmismo più diffuso riguarda l’idea che l’Accordo spalanchi le porte a flussi migratori incontrollati dai Paesi extra-UE. Per ipotizzare un simile scenario bisognerebbe credere che San Marino stia firmando un trattato di adesione politica all’Unione (adesione, non associazione!), rinunciando alla propria sovranità sui confini.
La realtà giuridica smentisce radicalmente questa ricostruzione. L’intesa è stretta esclusivamente con l’Unione Europea e San Marino rimane un Paese terzo del tutto escluso dalla politica europea sull’immigrazione extra-comunitaria. Questo significa 0% di direttive europee sull’asilo applicabili al Titano e 0 quote d’accoglienza imposte dall’esterno, mantenendo al 100% l’autonomia nel gestire gli ingressi da Stati non appartenenti all’Unione.
Anche il capitolo sulla circolazione dei cittadini europei racconta una verità puramente matematica. L’Accordo fissa per i cittadini UE una quota annuale pari a 90-100 residenze, comprendendo sia le residenze stabili che i soggiorni brevi, con aumenti annui molto lievi.
Come chiarito dal Segretario di Stato Luca Beccari durante i lavori della Commissione Affari Esteri, la realtà dei numeri del trend sammarinese dimostra che la Repubblica assorbe già oggi, senza alcuna difficoltà, volumi ben superiori. Le residenze totali si sono attestate stabilmente sopra le 260-270 unità annue, passando dalle 253 del 2021 alle 270 del 2024 e mantenendo lo stesso trend costante anche negli anni più recenti.
Se si valutano poi i permessi di soggiorno per lavoro, studio o motivi straordinari, San Marino gestisce già una pressione reale di circa 800-900 posizioni all’anno su circa 1.500 permessi complessivi. La quota stabilita nell’Accordo sulle residenze annue non rappresenta quindi una minaccia, ma una soglia ampiamente compatibile con la capacità d’accoglienza del Paese.
Come ben argomentato da Gerardo Giovagnoli nel suo intervento su Insider.sm, le esigenze demografiche e del mercato del lavoro derivano da dinamiche interne come il calo demografico e non dalle regole europee. L’Accordo di Associazione si limita a recepire questa realtà e a disciplinarla attraverso un quadro chiaro e clausole di salvaguardia.
Lo stesso rigore va applicato alla fobia per la sicurezza. San Marino figura ai vertici delle classifiche mondiali per livello di sicurezza e per l’altissima percezione di tranquillità dei cittadini e dei visitatori anche nelle ore notturne, come confermato dalle analisi internazionali di Squaremouth e Numbeo riprese dai media.
La certezza che una donna possa fare una corsetta al Parco Ausa nel cuore della notte in totale serenità è la normalità quotidiana di un Paese protetto dall’impegno capillare delle nostre tre forze dell’ordine. L’Accordo di Associazione non deprime affatto questo modello, perché la maggiore cooperazione giudiziaria e di polizia con i Paesi europei fornirà strumenti tecnologici e informativi ancora più avanzati a tutela della nostra tranquillità.
Restano infine le perplessità sulla presunta perdita di sovranità o sui tempi di recepimento normativo, ma anche qui i testi offrono tutele chiare e solide.
La politica fiscale, le imposte dirette e indirette, il bilancio pubblico e la giustizia penale rimangono di esclusiva competenza nazionale. L’Accordo riconosce pienamente la specificità del nostro Stato consentendo di mantenere restrizioni e tutele sull’acquisto di immobili adibiti a residenza secondaria da parte dei non residenti, e garantisce a San Marino la facoltà di attivare apposite clausole di salvaguardia in caso di gravi squilibri demografici o settoriali.
Il progressivo allineamento alle regole comuni rappresenta la naturale evoluzione per superare le barriere doganali e burocratiche che oggi frenano le nostre aziende esportatrici, aprendo le porte del Mercato Unico e permettendo al nostro sistema bancario e finanziario di operare e crescere finalmente su scala europea.
Quando l’ansia per il domani prende il sopravvento, la mente costruisce labirinti oscuri per giustificare paure che non esistono nei fatti. È in quel momento che dobbiamo far risplendere l’insegnamento immortale di Guglielmo di Occam.
Tagliamo via i sospetti non verificati, recidiamo i teoremi dettati dal panico e lasciamo cadere i fantasmi che non hanno diritto di cittadinanza nella realtà.
Ciò che resta, nella sua nuda e limpida semplicità, non è la resa di un Paese, ma l’atto di coraggio di una Repubblica antica che sceglie di aprire le finestre sul mondo senza mai spalancare le sue porte all’incertezza.
San Marino non sta smarrendo sé stessa, sta solo prendendo il posto che le spetta nel futuro.
