Gli Stati Uniti aprono ai privati nella guerra contro il cybercrimine. Un memorandum sulla sicurezza nazionale firmato dal presidente Donald Trump il 12 agosto prevede infatti la possibilità di coinvolgere aziende americane selezionate in operazioni informatiche offensive contro organizzazioni criminali straniere.
L’obiettivo è rafforzare il contrasto a ransomware, phishing, frodi finanziarie e altre attività criminali online, soprattutto quando vengono condotte attraverso infrastrutture situate fuori dagli Stati Uniti. Le competenze sviluppate dalle società di cybersecurity potranno così essere impiegate non soltanto nella difesa dagli attacchi, ma anche nelle azioni contro gli aggressori.
Il nuovo programma dovrebbe essere istituito all’interno del National Coordination Center del Department of Homeland Security. Le aziende ammesse potranno partecipare alla sorveglianza delle infrastrutture criminali e alle cosiddette cyber effects operations, che possono comprendere manipolazione, interruzione e, in determinati casi, distruzione dei sistemi informatici utilizzati dai gruppi colpiti.
Non si tratta, tuttavia, di un’autorizzazione generalizzata all’hack back. Le società dovranno essere preventivamente selezionate e le singole operazioni autorizzate e condotte sotto la direzione delle autorità federali.
Il Dipartimento di Giustizia e quello per la Sicurezza interna avranno 60 giorni per definire le regole operative. Alle aziende partecipanti sarà inoltre richiesta una cauzione di almeno un milione di dollari, che potrà essere persa in caso di violazione delle condizioni previste.
La scelta segna un cambio di impostazione nella strategia americana contro il cybercrimine. In passato Washington aveva mantenuto una linea più prudente sul coinvolgimento diretto delle società private nelle operazioni offensive, soprattutto per il rischio di errori, escalation e conseguenze difficili da controllare oltre i confini statunitensi.
