Donald Trump torna ad alzare i toni contro l’Iran e mette nel mirino lo Stretto di Hormuz. Il presidente americano ha minacciato di dichiarare il passaggio strategico del Golfo Persico «territorio degli Stati Uniti», mentre si avvicina la scadenza della tregua di un mese tra Washington e Teheran.
Il cessate il fuoco scadrà lunedì e, al momento, non ci sarebbero segnali di un accordo per prorogarlo. Le posizioni restano distanti soprattutto sugli asset iraniani congelati e sulla navigazione nello Stretto di Hormuz, dove resta in vigore il blocco navale americano.
Trump, parlando a Long Island, ha sostenuto che gli Stati Uniti avrebbero già di fatto il controllo dello Stretto. «Abbiamo il blocco. Nessuna nave passa a meno che non lo vogliamo noi», ha affermato. Non è chiaro, tuttavia, se l’annuncio di voler trasformare Hormuz in territorio americano corrisponda a un’effettiva nuova linea politica di Washington.
Immediata la risposta di Teheran. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha ribadito che l’Iran non intende farsi intimidire dalle minacce americane e rivendica la propria autorità sullo Stretto. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha inoltre precisato che non è stata ancora presa una decisione sulla ripresa dei colloqui con gli Stati Uniti.
Intanto cresce anche la pressione economica. Washington prepara una nuova campagna di «isolamento economico» dell’Iran, mentre negli Stati Uniti torna a pesare il caro carburante: il prezzo della benzina ha raggiunto venerdì 4,08 dollari al gallone.
Sullo sfondo resta il rischio di una nuova escalation militare. Giovedì due petroliere in transito nello Stretto sono state colpite da droni, ulteriore segnale della forte tensione che continua a caratterizzare l’area.
