Di seguito l’intervento integrale pronunciato oggi in Consiglio Grande e Generale dalla consigliera Giulia Muratori (Libera) nel dibattito successivo all’annuncio del completamento della procedura di approvazione dell’Accordo di associazione tra San Marino e l’Unione europea.
Giulia Muratori (Libera): «Ci scuseranno i cittadini se oggi siamo particolarmente ripetitivi, ma oggi è davvero una di quelle giornate destinate a rimanere nella storia della nostra piccola Repubblica.
Prima, ascoltando le parole del Segretario di Stato Beccari, ho sentito un profondo senso di orgoglio; lo dico da cittadina e da esponente di un partito, ma anche come ex studentessa universitaria che ha avuto la fortuna di partecipare al programma Erasmus e di vivere lo spirito dell’Europa. Sono veramente contenta che il nostro Paese stia facendo questo passo così importante.
La decisione dell’Unione Europea di finalizzare l’iter dell’accordo di associazione apre una fase completamente nuova e San Marino sta scrivendo una pagina inedita della sua storia. È un traguardo del Paese intero: accanto alla politica c’è stato un tessuto sociale che ci ha chiesto di andare avanti. Le associazioni di categoria, i sindacati, le imprese e soprattutto tantissimi giovani hanno visto in questo accordo l’opportunità per ampliare gli orizzonti e rafforzare la competitività.
Naturalmente non ignoriamo che ci siano state resistenze o dubbi; in un passaggio di questa portata è normale che il confronto si accenda. Tuttavia, nell’ultimo anno abbiamo assistito a critiche durissime e a tentativi di ostacolare un percorso strategico. Per questo rivolgo a nome mio e di Libera un ringraziamento sincero al Segretario di Stato Beccari, che ha saputo mantenere la rotta nei momenti più difficili senza perdere di vista l’obiettivo finale.
Un ringraziamento va anche al governo e alla maggioranza che sono rimasti uniti dimostrando grande senso di responsabilità. Dobbiamo preservare questo valore anche nei prossimi mesi, distinguendo bene l’indirizzo politico dall’autonomia delle istituzioni e dalla separazione dei poteri.
Oggi non è il giorno per fare processi a chi ha remato contro o a chi ha alimentato la paura invece di costruire soluzioni, anche se i cittadini ci chiederanno conto di queste posizioni.
Vorrei però fare una breve considerazione su alcune affermazioni emerse nel dibattito, in particolare da esponenti di Motus Liberi che si sono rappresentati come gli unici paladini della democrazia. Io temo molto di più chi ha tentato di boicottare subdolamente questo percorso rispetto a chi esprime una posizione diversa in modo aperto.
L’accusa di volerci sottrarre al giudizio dei cittadini o di aver paura del referendum non è accettabile. I quesiti referendari presentati sono stati dichiarati inammissibili secondo le procedure del nostro ordinamento, non è stata una scelta politica arbitraria. Se i cittadini fossero chiamati a esprimersi, Libera sarebbe convintamente schierata per il “Sì” e non avremmo alcun timore del confronto. Quale sarebbe invece l’orientamento di chi oggi chiede il referendum subito? Non lo sappiamo perché non ce l’hanno detto.
Nel 2013 i cittadini si espressero su un quesito relativo all’adesione, che è una cosa profondamente diversa; quel referendum non raggiunse il quorum, ma tra chi votò prevalse nettamente il “Sì”. Anche questo va ricordato.
Oggi non parliamo di adesione ma di un accordo di associazione costruito proprio per tutelare le peculiarità di San Marino come piccolo Stato, salvaguardando la nostra specificità istituzionale. Il Paese merita un confronto serio basato sui fatti e non sulle paure.
Oggi non si chiude un percorso, ma ne inizia uno nuovo e ancora più impegnativo. Nei prossimi mesi dovremo recepire l’acquis comunitario, adeguare il sistema finanziario, modernizzare la pubblica amministrazione e rafforzare le nostre competenze tecniche. Sarà un lavoro enorme che coinvolgerà l’intero sistema Paese e dovremo concentrare tutte le nostre energie sull’attuazione dell’accordo.
È una sfida da affrontare con fiducia perché non ci fa perdere la nostra identità, ma ci consente finalmente di sederci stabilmente al tavolo dell’Unione Europea per essere ascoltati e partecipare ai processi decisionali che ci riguardano. È un’occasione che abbiamo il dovere di cogliere fino in fondo.»





