Berti (AR): “Oggi è il giorno di Beccari, ma per San Marino la sfida comincia adesso”

da | 16 Lug 2026

Di seguito l’intervento integrale pronunciato oggi in Consiglio Grande e Generale dal consigliere Gian Nicola Berti (Alleanza Riformista) nel dibattito successivo all’annuncio del completamento della procedura di approvazione dell’Accordo di associazione tra San Marino e l’Unione europea.

Gian Nicola Berti (AR): «Io non le ho mandato un messaggio e non le ho telefonato, Segretario Beccari, ma mi consenta di dirle pubblicamente che oggi è il suo giorno. Lo è non tanto e non solo per il risultato raggiunto, ma perché credo che tutti quanti in quest’aula dobbiamo riconoscere quello che lei ha dovuto passare in questo periodo. È stato un momento difficile, vissuto in modo infelice proprio dopo che lei aveva già terminato brillantemente la sua parte di lavoro con la parafatura dell’accordo, avvenuta ormai l’anno scorso o anche prima.

Da quel momento in poi il compito era passato all’Unione Europea, eppure noi abbiamo assistito a un sistematico “tiro al piccione” dove lei era il bersaglio prefissato. Qualcuno si è divertito a colpirla in modo estremamente scorretto e irrispettoso, non solo verso la sua persona ma verso l’istituzione che lei rappresenta come capo della diplomazia sammarinese.

Lei ha portato a buon fine un mandato importantissimo che partiva già dalla scorsa legislatura e noi possiamo solo dirle grazie per quello che ha fatto e per come ha sopportato dignitosamente le invettive e le cattiverie che abbiamo ascoltato sui media e purtroppo anche in quest’aula.

Siamo tutti consapevoli che il suo lavoro è stato svolto in modo puntuale e corretto, insieme al suo staff e agli altri membri di governo, con il sostegno della maggioranza e di quei consiglieri di opposizione che hanno creduto in questo processo e hanno sostenuto il proprio Paese. Purtroppo non è stato un percorso unanime; abbiamo visto dei “distingui” e forse oggi, mentre tutti applaudono al successo della Repubblica, qualcuno ha un riso amaro e un applauso non del tutto sincero. Ma d’altronde la sincerità è rara, figuriamoci nei sondaggi politici che girano in questi giorni.

Quando una maggioranza ottiene un risultato epocale come questo, ci si rende conto di quanto la politica sammarinese sia purtroppo ancora provinciale e di quanto debba ancora fare un salto di qualità.

Molti parlano di un traguardo raggiunto, ma io penso che il problema sia un altro: per il Segretario Beccari il traguardo è raggiunto, ma per la Repubblica di San Marino la gara inizia oggi. Oggi inizia la sfida per il Parlamento, per i partiti e per il Paese che si pone in un mercato di libera concorrenza.

Dobbiamo smettere di vivere di clientelismo e favoritismi e iniziare a ispirarci davvero ai principi europei di giustizia, legalità e concorrenza leale. Credo che dovremmo tutti cambiare nel nostro intimo il modo di approcciarci alle questioni; dobbiamo imparare a dire meno “no” e molti più “sì” a quelle condizioni che garantiscono la correttezza dei rapporti.

Purtroppo questi principi forse non appartengono ancora a tutti i sammarinesi, visto che qualcuno pensa ancora di poter sfruttare posizioni dominanti per coltivare interessi privati. I piani europei combattono questi comportamenti e io sono convinto che, se affronteremo questa sfida fino in fondo, i primi a beneficiarne saranno i cittadini.

Non parlo solo della possibilità di fare l’Erasmus, che è importante ma è il minimo; parlo di un cambiamento profondo nelle condizioni di vita e nella parità effettiva dei diritti. In questo la sfida coinvolge tutti, a partire dalla pubblica amministrazione che deve perdere il vizio di interpretare le leggi frapponendo sempre ostacoli e dubbi interpretativi. Quando la legge non vieta espressamente qualcosa, il cittadino, l’impresa e la proprietà privata devono essere liberi e gli apparati pubblici devono essere i primi a sostenerli, perché l’economia privata è vitale per l’intero apparato statale.

Mi si consenta ora di parlare di un tema più modesto ma strettamente legato alla vita quotidiana dei nostri concittadini: mi riferisco ai comportamenti violenti che si sono verificati nelle serate estive e che non appartengono al nostro costume. Comincio a preoccuparmi seriamente. Si punta il dito contro la famiglia e contro la scuola, ed è vero che le cose stanno cambiando, ma io penso che ci sia qualcosa che non funziona negli apparati di sicurezza e di ordine pubblico.

Non è possibile che, con tutto il sistema di videosorveglianza che abbiamo, nel centro storico si verifichino così spesso atti di violenza o teppismo senza che i responsabili siano chiamati a risponderne. Se la famiglia ha abdicato ai suoi doveri educativi e la scuola non ha più gli strumenti per farlo, allora lo Stato, attraverso le forze di polizia, ha il dovere di monitorare, di essere presente e di farsi sentire.

Bisogna chiamare alle proprie responsabilità chiunque infranga le regole della convivenza, anche se giovane o minorenne. È un dovere verso la società per garantire l’educazione necessaria a formare dei buoni cittadini.»

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