La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il tentativo del presidente Donald Trump di abolire lo ius soli con un decreto esecutivo, confermando che chi nasce sul territorio americano continua ad acquisire automaticamente la cittadinanza, come previsto dal 14° Emendamento della Costituzione.
La decisione è stata presa con una maggioranza di 5 voti a 4 sul piano costituzionale. Determinante il voto della giudice Amy Coney Barrett, nominata dallo stesso Trump, che si è schierata con i giudici liberal. In un secondo passaggio, la Corte ha inoltre stabilito con un 6 a 3 che il decreto firmato dal presidente violava anche la legge federale.
Trump ha definito lo ius soli “un male per il Paese” e ha invitato il Congresso ad approvare una legge per eliminarlo. Di diverso avviso il presidente della Corte Suprema, John Roberts, che ha ribadito come il 14° Emendamento, in vigore dal 1868, garantisca la cittadinanza a chi nasce negli Stati Uniti.
Nella stessa giornata, però, l’amministrazione Trump ha ottenuto una vittoria su un altro fronte: la Corte Suprema ha autorizzato il divieto per le atlete transgender di partecipare alle competizioni sportive femminili. Il vicepresidente JD Vance ha infine assicurato che la battaglia sullo ius soli “non è finita”.





