Il Consiglio Grande e Generale riprende i lavori nella mattinata di venerdì 19 giugno 2026. Il focus è sul comma numero 7: ratifica Decreti Legge e Decreti Delegati. Viene completato l’esame e quindi ratificato il Decreto del 14 aprile 2026 n.51 – Contratto di collaborazione in ambito sportivo. Matteo Zeppa (Rete) presenta un emendamento che consentirebbe alle federazioni e alle società sportive di risolvere immediatamente il contratto qualora emergano procedimenti penali pendenti a carico del collaboratore. Pur riconoscendo le difficoltà applicative e il lavoro già svolto con la normativa del 2025, Zeppa sostiene che sia necessario rafforzare gli strumenti di tutela e afferma che la proposta nasce dalla volontà di inserire nel sistema sportivo un principio di maggiore responsabilità. Il Segretario di Stato Rossano Fabbri riconosce la rilevanza del tema e sottolinea che “l’ordinamento sportivo non può diventare una zona franca nella quale nemmeno i diritti fondamentali delle persone siano adeguatamente tutelati”, ricordando però che non sarebbe corretto prevedere limitazioni automatiche per qualsiasi tipologia di reato e che servono ulteriori approfondimenti per individuare con precisione le fattispecie più gravi da considerare.
Segue la ratifica del Decreto 20 aprile 2026 n.53 – Modifiche al Decreto Delegato 26 maggio 2008 n.81 “Codice della strada” e successive modifiche. Presentando il decreto, il Segretario di Stato Rossano Fabbri spiega che una delle principali novità riguarda gli autisti professionali, per i quali viene imposto un tasso alcolemico pari a zero durante l’attività lavorativa. In questi casi la guida in stato di ebbrezza assume rilevanza penale. Vengono inoltre introdotte misure più severe per la guida senza patente, con il sequestro e la successiva confisca del veicolo in caso di recidiva, mentre altre modifiche riguardano le spese di recupero dei mezzi e la riduzione della sospensione della patente per alcune violazioni minori commesse dai neopatentati. Antonella Mularoni (RF) critica il metodo seguito dal Governo, sostenendo che si continui a intervenire attraverso modifiche frammentarie. La consigliera ricorda che era stato assunto l’impegno di avviare un confronto organico sulla materia e afferma che “continuiamo a trovarci di fronte a decreti spot: ogni due o tre mesi arriva un nuovo decreto che modifica il Codice della Strada”. Secondo Mularoni servirebbe una revisione complessiva per garantire maggiore chiarezza ai cittadini, alle forze dell’ordine e agli operatori del diritto. Fabbri riconosce la fondatezza dell’osservazione e concorda sulla necessità di una riforma organica. “Credo che sia giunto il momento di una revisione complessiva del Codice della Strada”, afferma il Segretario, evidenziando come negli anni siano emerse problematiche interpretative e applicative che richiedono un intervento più ampio. A sostegno del provvedimento interviene Matteo Rossi (PSD), che collega le nuove disposizioni anche ad alcuni recenti fatti di cronaca verificatisi in Repubblica. Rossi ritiene che il decreto rappresenti “una risposta forte e anche un deterrente affinché episodi simili possano essere evitati in futuro”, sostenendo che chi utilizza la strada per motivi professionali debba mantenere comportamenti particolarmente rigorosi e non possa diventare un pericolo per la collettività durante l’esercizio della propria attività lavorativa.
Segue la ratifica del Decreto 7 maggio 2026 n.67 – Modifica all’articolo 6 ter dell’Allegato al Decreto 9 maggio 1995 n.63 –Ordinamento della Professione di Ingegnere e di Architetto e Statuto dell’Ordine degli Ingegneri e Architetti della Repubblica di San Marino, e del Decreto 28 maggio 2026 n.73 – Disposizioni in materia di Registro e disciplina dei veicoli. Su quest’ultimo in particolare si sviluppa un confronto serrato.
Matteo Casali (RF) accoglie positivamente il decreto, ricordando però che il settore era già finito sotto osservazione da tempo e che le difficoltà nei rapporti con l’Italia avevano evidenziato la necessità di strumenti più incisivi. Il consigliere chiede al Governo una valutazione sugli effetti delle misure adottate nei mesi precedenti e soprattutto una roadmap per arrivare a una normalizzazione stabile dei rapporti con il mercato italiano, sostenendo che “i settori in difficoltà non si aiutano con interventi spot, ma con interventi strutturali”. Molto critico sul ritardo dell’intervento è Emanuele Santi (Rete), che definisce il provvedimento “uno dei classici decreti in cui chiudiamo la stalla dopo che sono scappati i buoi”. Secondo Santi il settore è andato “completamente fuori controllo fin dal 2022”, con numerose inchieste internazionali e operatori che hanno danneggiato l’immagine del Paese. Pur sostenendo il decreto, sottolinea che i veri penalizzati sono stati gli operatori storici e apprezza in particolare l’introduzione del registro digitale e della fideiussione da 200 mila euro, ritenuta uno strumento concreto per scoraggiare attività speculative e garantire chi opera correttamente. Fabio Righi (D-ML) esprime a sua volta un giudizio favorevole sul testo, ma apre una riflessione più ampia sul sistema dei controlli. A suo avviso il Paese avrebbe potuto dotarsi di strumenti simili già da anni e il vero salto di qualità dovrebbe passare da una moderna “intelligence economica”, basata sull’incrocio digitale dei dati e sul rafforzamento degli strumenti di controllo. Righi solleva dubbi sulla scelta di affidare il registro alla Camera di Commercio e critica soprattutto il sistema delle fideiussioni, sostenendo che rischi di creare barriere all’ingresso e differenze tra vecchi e nuovi operatori. Le fideiussioni diventano infatti uno dei temi centrali del confronto politico. Matteo Zeppa (Rete) le difende con forza, sostenendo che rappresentano una garanzia per gli operatori storici che hanno subito le conseguenze delle frodi e delle irregolarità emerse negli ultimi anni. “Chi ha pagato davvero l’assenza di controlli sono stati gli operatori sani che non riescono più a lavorare”, afferma, ricordando numerose vicende giudiziarie che hanno coinvolto società attive nel settore automobilistico. Anche Antonella Mularoni (RF) insiste sul fatto che il Paese sia intervenuto troppo tardi. Secondo la consigliera, l’Italia ha finito per introdurre misure restrittive per proteggere il proprio sistema fiscale, penalizzando inevitabilmente le imprese sammarinesi corrette. “Avevamo la Superstrada tappezzata di nuove attività, ma il Governo non vedeva nulla”, osserva, sostenendo che in settori particolarmente esposti alle frodi servano regole più rigorose e controlli preventivi più efficaci. Dalla maggioranza arriva invece la difesa del provvedimento. Maria Luisa Berti (AR) invita a riconoscere il lavoro svolto dal Governo e dal Segretario Fabbri, sottolineando che il decreto introduce finalmente correttivi e strumenti di controllo attesi da tempo. Guerrino Zanotti (Libera) evidenzia come il settore abbia generato negli anni “milioni e milioni di euro di mancati versamenti di monofase” e ritiene che registro digitale, controlli e fideiussioni siano strumenti indispensabili per evitare il ripetersi delle distorsioni emerse in passato. La discussione si accende quando Zanotti critica la posizione di Domani Motus Liberi sulle fideiussioni e sui controlli. Carlotta Andruccioli (D-ML) replica respingendo qualsiasi insinuazione secondo cui il suo movimento sarebbe contrario ai controlli. “La prima cosa che abbiamo detto è che sosteniamo questo provvedimento”, ricorda, spiegando che la differenza riguarda il metodo: per D-ML servono soprattutto controlli più efficaci durante l’operatività delle imprese e un potenziamento degli uffici preposti, più che nuove barriere all’ingresso del mercato. Andrea Menicucci (RF) richiama l’attenzione sull’esigenza di tutelare contemporaneamente l’immagine internazionale del Paese, gli operatori storici e il corretto funzionamento del mercato. Pur riconoscendo che il decreto arriva dopo anni di criticità, considera fondamentale l’introduzione del registro digitale e degli strumenti di controllo richiesti anche dalla Commissione Antimafia.
Manuel Ciavatta (PDCS) respinge le critiche rivolte all’ex Segretario alle Finanze Marco Gatti e sostiene che il Governo abbia sempre cercato di affrontare il problema, ricordando che molte delle frodi contestate si sono sviluppate in Italia attraverso documentazione falsa riconducibile a società sammarinesi. “Quello che mi interessa è che quelle che operano lo facciano nella correttezza, senza creare distorsioni a San Marino e nei confronti dei Paesi esterni”, afferma, sottolineando il valore del nuovo registro elettronico. Mirko Dolcini (D-ML) conferma il voto favorevole al decreto ma critica gli attacchi politici rivolti a Domani Motus Liberi, accusando alcuni consiglieri di attribuire al movimento responsabilità che non gli appartengono. Iro Belluzzi (Libera) considera il decreto pienamente condivisibile e sostiene che in alcuni settori particolarmente esposti alle frodi siano necessari controlli preventivi più stringenti. Ricorda come la proliferazione degli autosaloni avesse già fatto emergere dubbi diversi anni fa e ritiene che un intervento anticipato avrebbe evitato molte delle difficoltà che oggi pesano sugli operatori storici. Nelle conclusioni, il Segretario di Stato Rossano Fabbri difende l’impostazione del provvedimento e spiega che la fideiussione è stata introdotta per attrarre operatori strutturati e scoraggiare attività speculative. Rende inoltre noto che dopo l’introduzione della garanzia non è stata aperta alcuna nuova attività nel settore, mentre in precedenza ne nascevano diverse ogni mese. Fabbri ribadisce che il nuovo registro elettronico e il sistema di monitoraggio rappresentano strumenti fondamentali per prevenire nuove distorsioni e rafforzare la credibilità del sistema sammarinese.
Durante l’esame dell’articolato, vengono esaminati alcuni emendamenti di Rete. Tra le principali richieste figurano la gratuità esplicita del nuovo registro digitale, il coinvolgimento degli operatori economici nella definizione del regolamento attuativo, la riduzione da 48 a 2 ore dei tempi per l’inserimento dei dati nel registro, l’obbligo di registrare anche i dati dell’acquirente finale, maggiori verifiche da parte della Guardia di Rocca, il divieto del comodato d’uso gratuito per alcuni veicoli e un rafforzamento delle norme sulla fideiussione da 200mila euro prevista per le nuove società del settore. Il Governo, attraverso il Segretario di Stato Rossano Fabbri, ha respinto la maggior parte delle proposte sostenendo che molte delle garanzie richieste fossero già previste dalla normativa vigente, che alcuni aspetti dovessero essere disciplinati tramite regolamento tecnico e che ulteriori specificazioni avrebbero appesantito inutilmente il testo.
Alla fine diversi emendamenti sono stati ritirati dagli stessi proponenti dopo i chiarimenti ricevuti, mentre quelli mantenuti in votazione sono stati respinti dalla maggioranza. Per l’articolo 7, dedicato alle sanzioni, RETE ha inizialmente proposto di ampliare i controlli delle forze dell’ordine a tutte le violazioni previste dal decreto, di sanzionare anche i veicoli trovati in un luogo diverso da quello dichiarato pur restando a San Marino e di aumentare da 100 a 500 euro la sanzione per errori o omissioni nella compilazione del registro. Il Governo ha respinto le prime due richieste sostenendo che il vero problema da colpire è la presenza di veicoli all’estero quando risultano invece registrati in territorio sammarinese, mentre non riteneva corretto punire chi aveva semplicemente spostato il mezzo all’interno della Repubblica. Sull’aumento delle sanzioni si è invece aperto un confronto. Dopo la discussione, RETE ha ritirato gli emendamenti sui controlli e sulla localizzazione dei veicoli, mentre Governo e RETE hanno trovato un accordo sulla sanzione per la compilazione irregolare del registro, portandola da 100 a 200 euro anziché a 500. L’emendamento condiviso è stato approvato all’unanimità. Infine il Decreto è messo in votazione e ratificato all’unanimità.





