Il calcio italiano piange Igor Protti, scomparso venerdì 19 giugno all’età di 58 anni. L’ex attaccante, nato a Rimini il 24 settembre 1967, combatteva da circa un anno contro un tumore al colon che aveva scelto di raccontare pubblicamente, condividendo con tifosi e appassionati il percorso delle cure e della malattia.
La diagnosi era arrivata nell’estate del 2025. Protti aveva spiegato di essere stato sottoposto a un intervento chirurgico e di aver iniziato la chemioterapia, affrontando la sfida con la stessa determinazione che aveva caratterizzato tutta la sua carriera sportiva. Negli ultimi mesi aveva continuato a mostrarsi in pubblico nonostante le difficoltà, fino alla partecipazione al matrimonio della figlia Noemi alla fine di maggio.
La sua storia calcistica era partita proprio da Rimini. Cresciuto nel vivaio del Rimini FC, aveva esordito in prima squadra nel 1983 quando era ancora giovanissimo. Da lì iniziò un percorso che lo avrebbe portato a diventare uno degli attaccanti più apprezzati del panorama nazionale. Nel corso della sua carriera riuscì in un’impresa unica: laurearsi capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C, un record che ancora oggi lo distingue nella storia del calcio italiano.
Dopo le esperienze che lo consacrarono tra i grandi bomber del campionato, il suo nome si legò indissolubilmente a quello del US Livorno 1915. Con la maglia amaranto divenne il capitano e il simbolo della rinascita della squadra, guidandola dalla Serie C fino alla massima categoria. A Livorno non fu soltanto un giocatore, ma una vera e propria icona cittadina, tanto che il suo storico numero 10 è stato ritirato dal club.
Anche dopo il ritiro dal calcio giocato rimase un punto di riferimento per la città toscana e per il mondo amaranto. Negli ultimi anni aveva continuato a essere presente nella vita sportiva livornese, mantenendo un rapporto speciale con i tifosi che non hanno mai smesso di considerarlo uno dei loro simboli più autentici.
La sua scomparsa lascia un vuoto profondo non solo a Livorno, ma anche a Rimini, la città che gli ha dato i natali e dove aveva mosso i primi passi con un pallone tra i piedi. Resta il ricordo di un campione capace di farsi amare per i gol, per il carattere e per il coraggio con cui ha affrontato l’ultima, difficile partita della sua vita.





