Si è svolta venerdì 12 giugno nella sede del Comites San Marino, in via Maestri Comacini a San Marino Città, la conferenza pubblica dal titolo “Il Borgo Danilo Dolci: un’eredità per i giovani, un’eredità per la Pace”, promossa dal Comitato degli italiani all’estero per ricordare la figura di Danilo Dolci, sociologo, poeta, educatore e attivista impegnato nella lotta alla mafia e nella diffusione della cultura della non violenza.
L’iniziativa ha visto la partecipazione della figlia Daniela Dolci, clavicembalista e direttrice d’orchestra impegnata nella valorizzazione dell’eredità culturale del padre, e della psicologa e psicopedagogista Marina Agata Gattei, che conobbe Dolci nel 1986 durante un convegno del Movimento di Cooperazione Educativa. Le due relatrici hanno dialogato con il presidente del Comites San Marino Alessandro Amadei, affrontando temi legati alla pace, ai diritti umani, alla partecipazione civica e all’educazione alla non violenza.
Nel corso dell’incontro è stata ripercorsa la vicenda umana e civile di Danilo Dolci, nato cento anni fa a Sesana, oggi in Slovenia, e successivamente trasferitosi in Sicilia, dove dedicò gran parte della propria attività alla promozione dei diritti sociali, del lavoro e della democrazia attraverso strumenti di protesta non violenta. Per il suo impegno è stato spesso definito il “Gandhi italiano”.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al rapporto che Dolci ebbe con la Repubblica di San Marino. Come ricordato da Marina Agata Gattei, nel 1987 l’attivista collaborò con diverse figure istituzionali sammarinesi, tra cui Emma Rossi, allora direttrice del Servizio Minori, e Fausta Morganti, all’epoca Segretario di Stato per la Pubblica Istruzione e la Cultura. In quel contesto organizzò il primo laboratorio maieutico presso il Servizio Minori e contribuì alla stesura di una bozza di manifesto per la creazione di una futura Università della Pace a San Marino.
Nel suo intervento Daniela Dolci ha invece illustrato il progetto di recupero e valorizzazione del “Borgo di Dio”, il centro di sviluppo culturale e sociale fondato dal padre nel 1968 a Trappeto, in provincia di Palermo. L’iniziativa punta a preservare e rilanciare uno dei luoghi simbolo dell’attività educativa e sociale di Danilo Dolci.
Il presidente del Comites San Marino, Alessandro Amadei, ha sottolineato l’importanza di mantenere viva la memoria dell’attivista e dei valori che hanno caratterizzato il suo impegno civile, evidenziando in particolare la necessità di trasmettere alle nuove generazioni i principi del dialogo, della libertà e della pace.
L’incontro si è concluso con un ringraziamento rivolto a Karen Venturini, docente dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino, a Rita Canarezza degli Istituti Culturali e a Fulvia Casadei, insegnante di scuola primaria, per il contributo offerto al dibattito e per l’attenzione dedicata alla figura e all’eredità di Danilo Dolci.





