Come è stato possibile che una persona condannata in via definitiva per abusi sessuali su minori abbia continuato a lavorare per mesi in strutture frequentate da bambini? È la domanda che continua ad accompagnare il caso di Steven Raul James e che oggi trova nuove risposte nelle due relazioni depositate dalla Commissione tecnico-amministrativa istituita dal Congresso di Stato.
I documenti, pur seguendo percorsi diversi, convergono su un punto fondamentale: il caso ha messo in evidenza una serie di vulnerabilità nel sistema sammarinese che richiedono interventi rapidi e concreti.
James, cittadino sammarinese, è stato condannato in via definitiva dalla magistratura italiana il 27 marzo 2025 per abusi sessuali su minori commessi nel 2021 durante un Football Camp a Carpegna. Nonostante la sentenza definitiva, nei mesi successivi ha continuato a svolgere attività lavorativa nelle mense degli asili nido dello Stato. Le prime informazioni relative alla sua posizione erano giunte attraverso il circuito Interpol il 12 giugno 2025, ma il regime di riservatezza che accompagnava quelle comunicazioni non consentiva alle autorità sammarinesi di adottare provvedimenti immediati.
L’arresto è arrivato soltanto il 23 agosto. Successivamente, considerato che San Marino non estradita i propri cittadini, il Congresso di Stato ha disposto il trasferimento del condannato sul Titano per consentirgli di scontare la pena in Repubblica. Attualmente James si trova detenuto presso il carcere dei Cappuccini e vi resterà fino al dicembre 2029.
La relazione di minoranza, firmata dall’avvocato Davide Grassi, individua le principali criticità nei meccanismi di trasmissione delle informazioni tra enti e autorità. Secondo questa impostazione, i segnali d’allarme sono emersi progressivamente nel tempo ma non hanno generato una risposta sufficientemente rapida. Per evitare che situazioni analoghe possano ripetersi vengono proposti strumenti automatici e immediati, tra cui una banca dati dedicata ai reati contro i minori collegata alle autorità italiane, misure preventive attivabili già in presenza di condanne all’estero e la decadenza automatica dai rapporti con la pubblica amministrazione per chi abbia fornito dichiarazioni false o incomplete.
Diverso l’approccio della relazione di maggioranza, sottoscritta dagli avvocati Daniele Cherubini e Gianna Burgagni. In questo caso l’attenzione si concentra soprattutto sulle carenze normative e sugli strumenti limitati a disposizione della Repubblica. I relatori evidenziano come San Marino, non facendo parte dell’Unione Europea, sia esclusa dal sistema europeo di scambio automatico dei dati giudiziari. Le informazioni penali provenienti dall’Italia arrivano quindi attraverso procedure manuali e periodiche, con inevitabili rallentamenti.
Da qui nasce la proposta di rafforzare la cooperazione internazionale, introdurre nuovi strumenti di prevenzione affidati all’autorità giudiziaria e modificare il Codice Penale per consentire una più ampia perseguibilità dei reati sessuali commessi all’estero da cittadini sammarinesi. Tra le indicazioni contenute nella relazione figura anche il divieto esplicito di accesso a incarichi pubblici per chi sia stato condannato per reati sessuali nei confronti di minori.
Le due relazioni divergono quindi sulle soluzioni da adottare, ma condividono una valutazione di fondo: il caso James ha evidenziato debolezze che non possono essere ignorate. La vicenda ha infatti sollevato interrogativi sulla capacità del sistema di intercettare tempestivamente situazioni di rischio e di garantire la massima tutela ai minori.
Per questo motivo il lavoro della Commissione non viene considerato un punto di arrivo, ma l’inizio di una riflessione più ampia su norme, controlli e scambio di informazioni tra Stati. Una riflessione che, alla luce di quanto accaduto, appare destinata a occupare ancora a lungo il dibattito politico e istituzionale sammarinese.





