La Corte d’Assise di Rimini ha assolto nella notte l’unico imputato dopo oltre 16 ore di camera di consiglio. La procura aveva chiesto l’ergastolo.
Louis Dassilva è stato assolto “per non aver commesso il fatto” e immediatamente scarcerato. La sentenza della Corte d’Assise di Rimini, presieduta dalla giudice Fiorella Casadei, è arrivata nella notte dopo oltre sedici ore di camera di consiglio. Il 36enne senegalese era l’unico imputato per l’omicidio di Pierina Paganelli, la 78enne uccisa con 29 coltellate il 3 ottobre 2023 nel garage di via del Ciclamino a Rimini. La procura aveva chiesto l’ergastolo.
Dassilva è uscito dal carcere dei Casetti poche ore dopo la lettura del dispositivo. “Ha vinto solo la giustizia”, le sue prime parole. In aula i figli della vittima, Chiara, Giuliano e Giacomo Saponi, hanno assistito in silenzio. La moglie di Dassilva, Valeria Bartolucci, che lo ha sempre difeso: “Non torneremo mai più in via del Ciclamino”.
Perché l’accusa è crollata
Secondo la procura, Dassilva avrebbe ucciso Pierina per impedire che venisse scoperta la sua relazione con Manuela Bianchi, nuora della vittima. Ma l’impianto accusatorio è arrivato alla sentenza già compromesso.
La prova-regina era il video della cam3 della farmacia San Martino, che alle 22:17 del 3 ottobre 2023 aveva ripreso una figura, “Ignoto”, diretta a passo veloce verso il civico 31. Per la procura era Dassilva che rientrava dopo il delitto. Su quell’immagine si reggeva l’arresto del luglio 2024, confermato da tre pronunce del Riesame e due della Cassazione. C’era però un problema, emerso fin da subito: un vicino di casa estraneo al delitto, Emanuele Neri, aveva dichiarato in più trasmissioni televisive di riconoscersi “al mille per mille” in quel filmato, salvo essersi mostrato in precedenza meno sicuro davanti alla polizia. Per dirimere la questione fu disposto, nel febbraio 2025, un singolare esperimento: Dassilva e Neri fatti sfilare al buio davanti alla stessa telecamera, nelle stesse condizioni di luce della sera del delitto. L’esito della perizia super partes è stato netto: la statura di Dassilva è incompatibile con quella del soggetto ripreso. La prova su cui era nato l’intero caso è caduta.
A quel punto restava poco. Sulla scena del crimine non è mai stato trovato il DNA di Dassilva. L’arma del delitto non è mai stata rinvenuta. L’accusa si è così concentrata sull’incidente probatorio di Manuela Bianchi, che nel marzo 2025 aveva ribaltato la propria versione coinvolgendo l’ex amante: secondo quel racconto, Dassilva l’avrebbe incontrata in garage la mattina del ritrovamento dicendole di tacere. Una ricostruzione che la difesa ha sempre contestato, ricordando che Bianchi è a sua volta indagata per favoreggiamento. La Corte non l’ha ritenuta sufficiente.
Resta una domanda, alla quale solo le motivazioni della sentenza, attese entro 90 giorni, proveranno a rispondere: come ha potuto un uomo trascorrere quasi due anni in carcere sulla base di un impianto accusatorio che il dibattimento ha smontato pezzo per pezzo, a partire proprio da quella prova-regina che ne aveva giustificato l’arresto? Tre gradi di giudizio sulla custodia cautelare, due passaggi in Cassazione, e alla fine un’assoluzione piena. È il paradosso di un’inchiesta che ha avuto un solo nome dal primo giorno, e che su quel nome ha continuato a puntare anche quando gli indizi cominciavano a sgretolarsi.
Cosa succede ora
Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. Poi la procura deciderà se ricorrere in appello. Nel frattempo il dato è uno: a quasi tre anni dal delitto, l’omicidio di Pierina Paganelli non ha un colpevole. L’inchiesta ha avuto un solo indagato, un solo imputato, oggi assolto. Se la sentenza diventerà definitiva, le indagini dovranno ripartire da capo.
La vicenda
Il 3 ottobre 2023 Pierina Paganelli, 78 anni, viene uccisa con 29 coltellate nel seminterrato del condominio di via del Ciclamino 31, dove abita. Il corpo viene trovato la mattina dopo dalla nuora Manuela Bianchi, moglie del figlio Giuliano Saponi. Nessun furto, nessuna violenza sessuale: gli inquirenti escludono presto il delitto casuale e si concentrano sul vicinato.
Il giorno successivo, un’intercettazione nella sala d’attesa della Questura rivela la relazione extraconiugale tra Manuela Bianchi e Louis Dassilva, vicino di casa della vittima e marito di Valeria Bartolucci. Per la procura diventa il movente: Pierina avrebbe scoperto, o stava per scoprire, la relazione. Dassilva diventa l’unico indagato.
Il caso si intreccia con un altro episodio mai chiarito: il 7 maggio 2023, cinque mesi prima del delitto, Giuliano Saponi era stato trovato gravemente ferito per strada, forse investito, forse aggredito. L’inchiesta su quell’episodio non ha mai prodotto risultati. Attorno al delitto principale si aprono negli anni diverse indagini parallele, compresa quella a carico di Valeria Bartolucci, citata a giudizio per minacce, diffamazione e percosse nei confronti di Manuela Bianchi, con cui era arrivata allo scontro fisico davanti a una troupe televisiva nel luglio 2024.
Dassilva viene arrestato il 16 luglio 2024. La misura cautelare regge a tre pronunce del Riesame e due della Cassazione. Nelle carte, gli inquirenti puntano sulla compatibilità tra l’imputato e “Ignoto”, la figura ripresa dalle telecamere della farmacia vicino al condominio la sera del delitto: la stessa prova che la perizia super partes farà cadere in dibattimento.
Lo snodo arriva nel marzo 2025 con l’incidente probatorio di Manuela Bianchi. La donna, indagata per favoreggiamento, ribalta la versione resa fino a quel momento: racconta di aver incontrato Dassilva in garage la mattina del ritrovamento e che fu lui a rivelarle la presenza del corpo oltre la porta tagliafuoco, dicendole di tacere e di salire a chiamare un vicino. È su questa testimonianza che l’accusa costruirà gran parte del processo.
Il dibattimento si apre a metà settembre 2025 davanti alla Corte d’Assise di Rimini e dura dieci mesi, con migliaia di atti acquisiti e decine di testimoni. L’8 giugno la procura chiede l’ergastolo per omicidio aggravato da premeditazione, crudeltà, minorata difesa e motivi futili. Il 9 giugno la Corte si ritira in camera di consiglio. La sentenza arriva nella notte, dopo oltre sedici ore: assolto per non aver commesso il fatto, immediatamente libero. Chi ha ucciso Pierina Paganelli, oggi, non ha né un nome né un volto.





