Il DASPO non è una bandiera ideologica. È una risposta concreta a una realtà che non possiamo più ignorare

da | 27 Apr 2026

Aggressioni negli stadi, risse fuori dai palazzetti, episodi di violenza gratuita che troppo spesso finiscono nei titoli di cronaca. E poi c’è stato il caso che ha colpito tutti: quello del cosiddetto “killer dei cani”, che ha scosso la coscienza collettiva e dimostrato quanto la violenza, se non fermata, trovi sempre nuovi spazi per manifestarsi.

Per questo ho sostenuto convintamente il progetto di legge sul DASPO. Perché prima delle eccezioni, prima delle sfumature, viene il messaggio: a San Marino chi è pericoloso resta fuori.

Fuori dagli stadi. Fuori dagli eventi. Fuori da ogni contesto in cui la violenza può trasformarsi in spettacolo.

Non è repressione fine a sé stessa. È prevenzione. È tutela delle famiglie, dei giovani, di chi vuole vivere lo sport e gli eventi come momento di condivisione, non di paura.

Abbiamo fatto un passo in più, introducendo – grazie a una mia proposta accolta dal Segretario Rossano Fabbri – il divieto di accesso anche per chi si macchia di violenze sugli animali. Un segnale forte, persino più avanzato rispetto alla normativa italiana. Perché la violenza non ha compartimenti stagni: chi colpisce un animale oggi, può colpire una persona domani.

Ma non basta.

Se vogliamo essere davvero credibili nella “tolleranza zero”, dobbiamo avere il coraggio di guardare anche oltre. Oggi l’odio corre veloce online: minacce, campagne di disinformazione, contenuti violenti che alimentano tensioni reali. È tempo di aprire una riflessione seria su un “DASPO digitale”, che impedisca a chi diffonde odio sistematico di continuare a farlo indisturbato.

Perché la violenza non è solo fisica. È culturale. È verbale. È digitale.

E si combatte con due armi: regole chiare e educazione.

La politica deve scegliere da che parte stare. È tempo di scegliere quella del rispetto. E dobbiamo avere il coraggio di difenderla, dentro e fuori i confini, anche nel percorso di integrazione europea.

San Marino deve essere un esempio. Non un’eccezione.

Michela Pelliccioni

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