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C’è un passaggio degli atti legati all’inchiesta sul caso “bulgaro” che colpisce più di altri perché dentro, tutto insieme, ci sono il linguaggio, il livello dello scontro e il tentativo di costruire una strada alternativa rispetto a quella giudiziaria. È il dialogo in cui Andrea Delvecchio, appena rientrato a San Marino, parla con il figlio Alessandro e tratteggia quello che lui stesso definisce un “piano parallelo”.
Nel documento riportato sul sito sanmarinodisclosure.com il passaggio viene riportato in forma estesa e mostra con chiarezza il tono della conversazione, il riferimento alla massoneria, il tentativo di “andare a parlare” con chi davvero comanderebbe e, soprattutto, l’affondo contro i sammarinesi, definiti senza mezzi termini “ladri dei polli”.
Il testo riportato negli atti è questo:
«Adesso c’è tutto un lavoro da fare, adesso, torno a parlare con Assen vediamo se è d’accordo con me. Tutto un lavoro da fare parallelo a quello del tribunale, pubbliche relazioni e … andare a parlare con quelli che comandano qua, che non sono questi qui, sono la massoneria, sono tutti quei delinquenti li. Dobbiamo trovare qualcuno che vada a parlare con quelli lì e che dica “allora facciamo finta che abbiamo scherzato e torniamo al 14 di ottobre?”. Vedi che gli conviene. Che smettiamo di fare la guerra. Se no vi state facendo la guerra a un paese che è questi 30 mila abitanti loro sono 10 milioni, quant’è più grande di te? Cioè il Venezuela contro Trump. Cioè potrai vincere? Mai. Cioè ti fai male che non hai capito. Ti fai un male che non hai capito. Allora quei quattro imbecilli che vogliono i voti della politica sarà meglio che, che,… dicano a quei due tre imbecilli che hanno fatto sta cazzata che bisogna tornare indietro. Questi, mi ha detto Federico, io adesso domani devo andare a parlare con Federico. Ha detto che è andato a Roma a parlare con della gente. Perché la massoneria che c’è quassù è la massoneria umbra e laziale. La massoneria umbra ha sede nello stesso palazzo dove ha l’ufficio Federico. Ha dettò “ho parlato con uno dell’ufficio del piano de sotto”. Mi ha detto “dovemo parlà, perché tanto questi, se sè mettiamo d’accordo se rinnegano pure la loro madre”-, i sammarinesi…. proprio i ladri dei polli. Cioè, tra l’altro, cioè sei un paese sputtanato …”»
È un passaggio pesantissimo, perché mette insieme più livelli. C’è la convinzione che accanto alla difesa processuale serva un lavoro diverso, esterno, di “pubbliche relazioni”. C’è il riferimento ai veri centri di comando, che secondo Delvecchio non sarebbero quelli istituzionali ma altri. E c’è poi c’è un passaggio finale che entra direttamente negli atti: “i sammarinesi…. proprio i ladri dei polli”.
Il documento, però, non si ferma alla frase. Subito dopo collega quel racconto a un elemento verificato dalla polizia giudiziaria, che rafforza il riferimento a Federico Cerbella e all’ambiente evocato nella conversazione:
«La polizia giudiziaria ha riscontrato che la società Maelius S.p.A. nella quale opera Federico Cerbella, ha sede a Perugia allo stesso civico del Grande Oriente d’Italia, ciò che rende verosimile il racconto di Andrea Delvecchio.»
Questo passaggio è decisivo perché dà al contenuto della conversazione un aggancio concreto. Non siamo più solo davanti a uno sfogo o a una battuta privata: gli atti evidenziano un riscontro preciso, ritenuto tale da rendere “verosimile il racconto” di Delvecchio.
La mattina del 10 gennaio 2026, poi, Delvecchio esce davvero per incontrare Cerbella. Anche questo compare negli atti. E al rientro racconta alla moglie un altro tassello delicato, che apre il fronte delle informazioni riservate e delle possibili relazioni interne alla Procura di Perugia:
«questi rimbecilliti quassù [la scrivente Autorità Giudiziaria, n.d.r.] hanno chiesto le intercettazioni telefoniche su Federico. Dall’Italia. Il riferimento è alla richiesta di assistenza giudiziaria internazionale inviata da questi giudici alla Procura della Repubblica presso la Corte d’Appello di Bologna, la quale ha chiesto a Perugia certificato penale generale di Cerbella (come se ne deduce dall’esito, cfr. aff.ti 2295 e 2327). Delvecchio prosegue riferendo che la fonte dell’informazione è interna alla Procura di Perugia, nella quale Cerbella ha «uno che conosce bene perché esce con la sua figlia da un anno e mezzo».»
Il giorno dopo, l’11 gennaio 2026, Delvecchio incontra Assen a Roma. E quel confronto, secondo gli atti, non resta isolato. Due giorni dopo viene richiamato in una conversazione con l’avvocato Silvia Rometti, che il documento descrive come utile a dare forma pratica al piano già enunciato.
Gli atti lo scrivono così:
«L’avvocato Rometti non ha alcun mandato difensivo in questo processo né risulta avere alcun mandato professionale da Andrea Delvecchio. Ciononostante, tra i due intercorre una lunga conversazione in vivavoce (cfr. tracce 3506, 3507 e 3508), finalizzata a dare forma ed attuazione al “piano” tratteggiato da Delvecchio nella conversazione di pochi giorni prima con il figlio Alessandro.»
E poco dopo arriva un altro passaggio che fa capire il livello della strategia di cui si discute:
«I due discutono tra loro anche dell’attuazione del “piano” e del suo avanzamento dopo l’incontro di domenica 11 gennaio 2026 insieme ad Assen, del quale si iniziano a tratteggiare gli obiettivi (cfr. tracce 3507 e 5872). Essi parlano infatti apertamente del fatto che Assen «stia mettendo in campo una potenza di fuoco».»
Messa in fila così, la sequenza è chiara. Prima c’è il rientro a San Marino e la conversazione in cui Delvecchio parla di un lavoro “parallelo a quello del tribunale”. Dentro quel discorso compaiono i riferimenti a chi davvero comanderebbe, alla massoneria, ai contatti da attivare e alla necessità di fermare la guerra aperta con il Paese. Poi arriva l’insulto che resta come il marchio più duro del passaggio: “i sammarinesi…. proprio i ladri dei polli”. Infine ci sono gli incontri, i contatti e la costruzione operativa di questo piano alternativo.




