Il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele continua ad allargarsi con nuove tensioni sul piano militare e diplomatico. Al centro della crisi c’è lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico mondiale di petrolio, dove Washington sta cercando il sostegno di altri Paesi per garantire la sicurezza della navigazione.
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che diversi Stati avrebbero già manifestato disponibilità a contribuire alla protezione dell’area. Tra i Paesi coinvolti c’è anche la Corea del Sud, che ha fatto sapere di voler valutare attentamente la richiesta di inviare unità navali nella zona.
Sul piano militare, gli Stati Uniti hanno condotto attacchi sull’isola iraniana di Kharg, uno dei principali hub energetici del Paese. Secondo il comando americano, sarebbero stati colpiti numerosi obiettivi militari evitando però le infrastrutture petrolifere più importanti.
Nel frattempo la tensione resta altissima anche in Israele, dove nella notte si sono registrati nuovi raid e lanci di missili, con almeno due persone ferite nella città di Holon. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno diffuso un comunicato con pesanti minacce contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu, dichiarando l’intenzione di dargli la caccia.
In Iran intanto venti persone sono state arrestate nel nord-ovest del Paese con l’accusa di aver collaborato con Israele e di aver fornito informazioni su installazioni militari e di sicurezza.
Sul piano politico Trump ha ribadito che, nonostante la disponibilità mostrata da Teheran, non è ancora pronto a un accordo per mettere fine alla guerra, sostenendo che le condizioni proposte non sarebbero sufficienti. Il presidente americano ha inoltre minimizzato gli effetti del conflitto sui prezzi dei carburanti, affermando di non essere preoccupato per l’aumento della benzina e che i prezzi torneranno a scendere una volta terminata la crisi.




