Mercato estero delle agenzie giù del 60%, prenotazioni ferme al 40-50%, primo trimestre chiuso a -20% per gli albergatori. Il CTO chiede al Governo un “Fondo Salva Turismo” mentre la Segreteria di Stato apre un tavolo permanente. Sullo sfondo, settantamila voli cancellati e il cherosene raddoppiato in poche settimane: la crisi parte dal Golfo, ma arriva fino al Titano.
Il 2025 si era chiuso, per il turismo sammarinese, con numeri che parevano la conferma definitiva di un percorso strutturale di crescita: 2.110.236 visitatori complessivi (+2% sul 2024), un picco di agosto a +3,8% sull’anno precedente, ottobre cresciuto del 9,5%, turisti stranieri in aumento del 3,3% e una distribuzione mensile sempre più destagionalizzata. La fotografia dell’Osservatorio sul Turismo, presentata a fine marzo, raccontava una Repubblica che aveva finalmente trovato un assetto sostenibile per la propria proposta turistica.
Poi è arrivata la guerra. E la mappa dei viaggi — usando le parole del presidente del Comitato Turismo Organizzato Luca Ruco — si è trasformata profondamente. Quella che per Italia e San Marino sarebbe potuta essere un’estate favorevole, percepite come aree lontane dal conflitto, oggi appare in bilico. Non per la prossimità geografica al teatro di guerra, ma per le conseguenze sistemiche di una crisi che parte dal Medio Oriente e finisce per riscrivere costi, rotte e domanda turistica globale.
I numeri che il CTO ha messo sul tavolo
Il quadro che il Comitato Turismo Organizzato ha portato al Governo è severo. Per le agenzie di viaggio sammarinesi, il mercato estero — la parte più redditizia dell’outgoing — è calato del 60%. Le prenotazioni dei pacchetti monitorate da USOT sono ferme al 40-50%, e il direttivo dell’unione albergatori parla di un primo trimestre chiuso a -20%, con il venduto sull’estivo già a -18% prima ancora dell’inizio della stagione.
Sul fronte aereo, i numeri assumono dimensioni continentali. Oltre 70.000 voli cancellati nelle prime settimane di conflitto, circa 14 milioni di passeggeri rimasti a terra, miliardi di euro di danni stimati. Il cherosene è raddoppiato di prezzo in meno di un mese. A pagare il conto, in modo diretto, sono i tre grandi vettori che avevano costruito la propria capacità sui collegamenti Oriente-Occidente: Emirates (Dubai), Qatar Airways (Doha) ed Etihad Airways (Abu Dhabi). Insieme, garantivano circa un terzo dei posti annuali tra Asia ed Europa. È da loro che arrivava una fetta significativa del turismo di fascia alta: secondo un’analisi della società di pagamenti Nexi, nel 2025 i viaggiatori provenienti dal Golfo hanno speso in media più del doppio rispetto agli altri turisti, intorno ai mille euro per carta di credito.
L’effetto domino sul Mare Italia
Il punto, secondo Ruco, è che la crisi non si ferma al Medio Oriente. Si è inceppato l’outgoing verso Egitto, Marocco e Tunisia — tre mercati storici per i sammarinesi e per gli italiani — ma la flessione si avverte anche sul Mare Italia, dove la combinazione tra caro-prezzi e percezione di insicurezza globale spinge le famiglie a rinviare le decisioni. La domanda, dice il presidente del CTO, si è proprio fermata. E un settore in cui il fatturato dipende dalla pianificazione anticipata non può permettersi una pausa di troppe settimane.
I dati nazionali italiani, su scala più ampia, raccontano un quadro più sfumato. L’Osservatorio Fiavet Confcommercio ha quantificato in 222 milioni di euro la perdita per il solo periodo di Pasqua e primavera. Assoturismo Confesercenti ha stimato per la Pasqua 2026 una flessione del -1,3% rispetto al 2025, pari a circa 200.000 presenze in meno, con il calo più marcato nel Sud e nelle Isole. Eppure i numeri aggregati del Ministero del Turismo italiano, basati su Alloggiati Web, mostrano nel primo trimestre arrivi a +5,5% e presenze a +6,8%. Una contraddizione apparente che si spiega con la composizione del mix: tiene la domanda interna e i mercati europei consolidati, cede la fascia alta intercontinentale.
Per San Marino, la cui economia turistica è particolarmente esposta al traffico di prossimità ma con un trend di crescita degli stranieri (+3,3% nel 2025), la disaggregazione del dato è cruciale. Il rischio non è il flop di Pasqua. È la combinazione di un’estate sospesa con una struttura dell’industria turistica organizzata — agenzie e tour operator — che, se non sostenuta, rischia di non arrivare alla stagione successiva.
La richiesta esplicita: un Fondo Salva Turismo
Da qui l’appello che CTO e OSLA hanno formalizzato al Governo. La costituzione urgente di un Fondo Salva Turismo, sul modello di quanto altri Stati europei hanno previsto per salvaguardare il comparto, con la possibilità di combinare risorse pubbliche e private e di farsi carico delle perdite ingenti che agenzie e tour operator stanno già accumulando.
L’argomento di Ruco è secco: senza un meccanismo di sostegno ai soggetti che subiscono per primi i contraccolpi delle cancellazioni, il rischio è una contrazione strutturale del settore, non una semplice flessione congiunturale. La memoria del Covid, nelle parole degli operatori, è ancora vivissima: e con essa la sensazione di essere stati, allora, lasciati soli.
La risposta del Governo e il tavolo permanente
Subito dopo Pasqua, la Segreteria di Stato per il Turismo ha convocato un tavolo con CTO, USOT e rappresentanti di categoria. Federico Pedini Amati ha riconosciuto la serietà del problema e ha annunciato un secondo incontro entro 15 giorni allargato ai Segretari di Stato al Lavoro, all’Industria e alle Finanze, con l’obiettivo di costruire un piano d’intervento condiviso. Una formulazione politica che, tradotta nei tempi del settore, significa: si è capito che la crisi non si gestisce con una conferenza stampa, ma serve uno strumento operativo.
Ruco, dal canto suo, ha registrato un’apertura. Aver trovato un Segretario di Stato disposto a sedersi al tavolo è già un segnale, soprattutto rispetto all’esperienza del Covid, in cui il settore si era percepito trascurato. Ma il percorso, ha sottolineato il direttivo USOT, è solo all’inizio: anche se il conflitto dovesse chiudersi rapidamente, le ripercussioni sulla stagione in corso sono già scritte nei contratti annullati e nella domanda evaporata.
L’ipotesi opportunità (e la sua ambiguità)
C’è un altro scenario che gli analisti europei stanno mettendo a fuoco. Il Medio Oriente rappresenta circa il 5% degli arrivi internazionali e il 14% del transito globale, secondo il World Travel and Tourism Council. Una parte di questi flussi, in cerca di destinazioni percepite come stabili, potrebbe redirigersi sull’Europa. Eduardo Santander, CEO della European Travel Commission, parla di una percezione dell’Europa come destinazione stabile e affidabile in tempi di incertezza globale.
Se così fosse, il dato strategico per San Marino sarebbe ambivalente. Da un lato, la possibilità di intercettare quote di domanda extra-europea ridirezionata sui Paesi più stabili. Dall’altro, la consapevolezza che senza una capacità ricettiva calibrata sul cliente extracomunitario di fascia alta — quello che il rapporto Nexi ha mostrato spendere il doppio della media — l’opportunità rischia di passare altrove. Italia, Grecia e Spagna si stanno già attrezzando: sul tavolo del Ministero del Turismo italiano c’è la proposta di un fondo europeo dedicato alle emergenze del settore.
Il punto strutturale
La crisi in Medio Oriente, in altre parole, non è un capitolo in più del solito quaderno di shock esterni che il turismo affronta da almeno un quindicennio: pandemia, guerra in Ucraina, inflazione energetica, ora il Golfo. È un test di tenuta strutturale per un settore che, a San Marino, ha appena chiuso il miglior anno del decennio e che, se non protetto in questo passaggio, rischia di pagare un prezzo sproporzionato rispetto alla propria solidità di medio periodo.
Il Fondo Salva Turismo richiesto dal CTO, in questo senso, non è soltanto una misura emergenziale. È una richiesta che pone al Governo una domanda più ampia: quale strumentazione la Repubblica intende darsi per accompagnare l’industria turistica nei prossimi cinque anni, in un contesto geopolitico in cui le crisi non sono più l’eccezione ma la cornice.
La risposta, almeno in parte, comincerà a delinearsi nei prossimi quindici giorni.





