L’analisi geopolitica di Sapelli: Medio Oriente, Ucraina e grandi potenze sono ormai un unico conflitto globale
La guerra in Iran potrebbe non trovare la sua soluzione sul campo di battaglia in Medio Oriente, ma in una trattativa tra le grandi potenze mondiali. È questa la lettura geopolitica proposta dall’economista e storico Giulio Sapelli, secondo cui il conflitto potrebbe chiudersi solo attraverso un accordo tra Stati Uniti e Cina capace di ridefinire anche gli equilibri della guerra in Ucraina.
Secondo Sapelli, il nodo centrale non è soltanto il confronto tra Iran, Israele e Stati Uniti, ma il nuovo equilibrio globale tra Washington, Pechino e Mosca. In questa prospettiva la guerra in Medio Oriente sarebbe parte di un quadro strategico più ampio, nel quale le crisi regionali sono sempre più interconnesse.
Il vero tavolo della pace potrebbe essere tra USA e Cina
L’ipotesi avanzata dall’analista è che la fine del conflitto iraniano possa arrivare solo attraverso un accordo politico tra Stati Uniti e Cina, capace di convincere la Russia ad accettare una soluzione sul fronte ucraino. In particolare, la proposta ipotizza che Mosca possa consolidare il controllo su alcune aree contese come Crimea e Donbass, aprendo così la strada a un nuovo equilibrio internazionale.
In questo scenario la guerra in Iran diventerebbe parte di una trattativa globale tra le principali potenze, più che una semplice crisi regionale.
La strategia americana e la pressione su Pechino
Secondo questa lettura geopolitica, l’offensiva occidentale contro l’Iran avrebbe anche una funzione indiretta: mettere pressione sulla Cina, partner strategico di Teheran e allo stesso tempo attore chiave nei rapporti con la Russia.
Pechino ha infatti forti interessi economici e strategici nella regione. Negli ultimi anni la Cina ha investito centinaia di miliardi di dollari in Iran e nel Medio Oriente nell’ambito della propria strategia energetica e commerciale.
Per questo motivo, secondo diversi analisti, Pechino potrebbe avere un ruolo determinante come mediatore o come attore in grado di influenzare le decisioni di Mosca.
Il nodo Russia: Ucraina e Medio Oriente sono collegati
La lettura strategica proposta da Sapelli evidenzia un elemento sempre più evidente nella geopolitica contemporanea: i conflitti non sono più isolati.
La guerra in Ucraina, iniziata nel 2014 e intensificata con l’invasione russa del 2022, ha già ridisegnato i rapporti di forza tra Occidente e Russia.
Secondo questa interpretazione, l’eventuale accordo su Crimea e Donbass potrebbe rappresentare una sorta di compromesso geopolitico capace di sbloccare anche altri fronti di crisi, incluso quello mediorientale.
Il ruolo della Turchia e l’equilibrio regionale
Un altro elemento chiave dello scenario riguarda il comportamento delle potenze regionali. Sapelli sottolinea in particolare l’importanza della neutralità della Turchia, che rappresenta uno dei principali attori geopolitici tra Europa, Medio Oriente e Caucaso.
Anche la stabilizzazione della Siria viene indicata come fattore decisivo per evitare un ulteriore allargamento del conflitto nella regione.
Un nuovo ordine mondiale in formazione
La guerra in Iran si inserisce quindi in una fase di profonda trasformazione degli equilibri internazionali.
Molti analisti parlano ormai di ordine multipolare, in cui il confronto tra Stati Uniti, Cina e Russia determina gli equilibri globali, mentre l’Europa appare sempre più marginale nei grandi processi strategici.
In questo contesto, il Medio Oriente torna a essere uno dei principali teatri di competizione tra le potenze.
Il rischio di una guerra più ampia
Nonostante le ipotesi di mediazione, la situazione resta estremamente fragile. Il conflitto tra Iran e alleati occidentali continua infatti ad alimentare tensioni nella regione, con possibili conseguenze su energia, sicurezza e stabilità globale.
Per questo motivo molti osservatori ritengono che la vera partita non si giochi solo nei cieli del Medio Oriente, ma nei rapporti tra le grandi potenze mondiali.
E proprio da quel tavolo diplomatico — forse a Pechino — potrebbe arrivare la chiave per chiudere uno dei conflitti più pericolosi di questa nuova fase geopolitica.
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