La politica sammarinese guarda già al prossimo semestre istituzionale. Secondo le indiscrezioni che circolano in queste ore, i nomi più accreditati per la Reggenza dal 1° aprile al 1° ottobre 2026 sarebbero quelli della consigliera Alice Mina per il Partito Democratico Cristiano Sammarinese e di Vladimiro Selva per Libera.
L’elezione, come da tradizione, avverrà in Consiglio Grande e Generale nella seconda metà di marzo, con ogni probabilità il 16 marzo, per poi dare avvio al nuovo semestre istituzionale con la cerimonia del 1° aprile.
I Capitani Reggenti rappresentano i due Capi di Stato della Repubblica e vengono eletti ogni sei mesi dal Consiglio, esercitando collegialmente le più alte funzioni istituzionali del Paese.
Ma al di là delle dinamiche politiche, ciò che colpisce nel possibile abbinamento Mina-Selva è il profilo umano e politico delle due figure, entrambe contraddistinte da un impegno concreto su temi sociali e civili.
Alice Mina, da anni protagonista della vita politica sammarinese e oggi alla guida del suo partito, ha sempre dimostrato una particolare attenzione verso i temi sociali, la tutela delle persone più fragili e i diritti delle donne, portando nel dibattito pubblico una sensibilità forte verso le politiche di inclusione e di equità.
Allo stesso modo Vladimiro Selva, parlamentare di esperienza alla sua terza legislatura, è riconosciuto per il lavoro portato avanti nel corso della sua attività istituzionale su temi come la tutela dell’ambiente, la sostenibilità e l’attenzione verso le persone con disabilità, ambiti sui quali negli anni ha promosso diverse iniziative e riflessioni politiche.
Se la designazione dovesse essere confermata, quella che si aprirebbe ad aprile sarebbe una Reggenza che unisce sensibilità sociale, attenzione ai diritti e visione civica, elementi che rappresentano valori profondamente radicati nella tradizione repubblicana sammarinese.
In attesa delle decisioni ufficiali dei partiti e della votazione in Aula, l’attenzione del Paese resta alta. Perché ogni Reggenza non è soltanto un passaggio istituzionale: è anche il simbolo della continuità di una delle più antiche democrazie del mondo, capace di rinnovarsi semestre dopo semestre mantenendo saldo il proprio legame con i cittadini e con la propria storia.
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