Botti e petardi nei centri abitati, APAS: “Serve responsabilità pubblica”

da | 1 Gen 2026

È un intervento diretto quello di APAS, che nelle ultime ore è tornata a farsi sentire dopo le numerose segnalazioni arrivate dai cittadini. Al centro, ancora una volta, l’esplosione di botti e petardi nei centri abitati, fin dal pomeriggio di ieri, tra le case, con effetti concreti su animali, persone fragili e famiglie costrette a vivere momenti di forte paura e stress.

Nel comunicato diffuso, l’associazione mette subito in chiaro il quadro della questione: “I cittadini sono stanchi. Stanchi di vivere in un Paese che continua a non tutelare i più deboli e indifesi”. Una stanchezza che, secondo APAS, non nasce da una percezione soggettiva, ma da una responsabilità che chiama in causa le istituzioni. “Non è una questione di sensibilità personale: è una questione di responsabilità pubblica”, si legge testualmente.

APAS richiama quindi un atto formale già approvato, sottolineandone il valore istituzionale: “Esiste un’Istanza d’Arengo approvata, espressione non solo della volontà dei cittadini, ma anche del Consiglio Grande e Generale che l’ha formalmente approvata”. Un passaggio che porta a una considerazione netta sul dovere di attuazione degli atti: “Quando un’Istanza viene approvata, diventa un dovere attuarla, non ignorarla”.

Da qui la critica a un atteggiamento ritenuto incoerente da parte delle istituzioni. “Il compito delle Istituzioni non è prestare il fianco a chi vende botti, chiediamo rispetto, coerenza e atti concreti”, afferma APAS, che evidenzia come il problema non sia legato all’assenza di soluzioni. “Anche perché esistono alternative, sul mercato sono disponibili fuochi silenziosi, che permettono di festeggiare senza mettere a rischio la salute e il benessere di animali e persone”.

Il comunicato si chiude con un richiamo deciso alla tutela dell’interesse collettivo: “La tutela degli animali e della sicurezza pubblica non può essere rimandata, né sacrificata per interessi economici di pochi. Basta silenzi. Basta rinvii”. APAS segnala infine che “la foto che accompagna questo post è una delle numerose proteste che stanno emergendo in queste ore”, a testimonianza di un disagio diffuso e crescente.

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