Attualità

USS Lincoln, allarme a bordo: equipaggio allo stremo dopo otto mesi in mare

La lunga missione della USS Abraham Lincoln sta mettendo a dura prova il suo equipaggio. La portaerei americana ha superato i 250 giorni consecutivi di navigazione, con circa cinquemila marinai costretti a fare i conti con turni estenuanti, razionamenti e settimane di operazioni militari.

L’allarme è emerso durante un incontro straordinario a San Diego tra circa duecento familiari dei militari e i vertici della Marina statunitense. Al centro del confronto soprattutto le condizioni psicologiche dell’equipaggio, aggravate dall’incertezza sulla durata della missione. Secondo quanto riferito dai familiari, alcuni marinai avrebbero manifestato pensieri autolesionistici e in un caso l’intervento dei compagni avrebbe impedito a un membro dell’equipaggio di gettarsi in mare.

A pesare è anche il continuo rinvio del ritorno negli Stati Uniti. La nave sarebbe dovuta rientrare inizialmente a maggio, ma la data è stata cancellata senza che venisse indicato un nuovo termine.

La USS Lincoln era partita da San Diego a novembre per un’esercitazione nel Pacifico. A gennaio, però, il Pentagono ne ha disposto il trasferimento verso il Medio Oriente per partecipare alle operazioni contro l’Iran. Da allora la missione si è prolungata ben oltre i normali standard operativi delle portaerei americane.

Gli equipaggi vengono generalmente impiegati per periodi di circa sei mesi, con soste periodiche nei porti. Nel caso della Lincoln, invece, gli oltre otto mesi trascorsi senza interruzioni significative in mare stanno aumentando la pressione fisica e psicologica sui marinai, mentre tra le famiglie cresce la richiesta di conoscere finalmente quando potranno tornare a casa.