Donald Trump torna a rivendicare il controllo della Groenlandia, affermando che l’isola passerà sotto il controllo operativo degli Stati Uniti prima della fine del suo mandato, prevista nel gennaio 2029. Le dichiarazioni, rilasciate nel corso di un’intervista radiofonica, hanno suscitato la dura reazione delle autorità groenlandesi e del governo danese, oltre a provocare critiche anche negli Stati Uniti.
Alla base dell’interesse di Washington ci sono la posizione strategica della Groenlandia nell’Artico e le sue ingenti risorse naturali, in particolare terre rare e minerali critici, considerati fondamentali per i settori della difesa e dell’alta tecnologia. Gli Stati Uniti dispongono già della base spaziale di Pituffik, frutto degli accordi di difesa con la Danimarca risalenti al 1951.
Le parole di Trump hanno però alimentato preoccupazioni tra gli alleati della NATO. Diversi esponenti del Congresso, compresi alcuni repubblicani, hanno espresso contrarietà a qualsiasi ipotesi di rivendicazione territoriale, sostenendo che gli attuali accordi con Copenaghen garantiscono già agli Stati Uniti l’accesso militare necessario senza mettere a rischio i rapporti con un alleato storico.
La vicenda riporta così al centro del dibattito internazionale il futuro dell’Artico, sempre più strategico sul piano geopolitico ed economico, mentre Danimarca e Groenlandia continuano a ribadire la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di cessione della sovranità sull’isola.
