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Teodoro Lonferini: Una riflessione sulla vicenda dei “piani paralleli”.

A mesi di distanza, una domanda continua a circolare: chi erano i politici coinvolti nel presunto “piano parallelo”? Teodoro torna sulla vicenda e chiede chiarezza, responsabilità e soprattutto che i sospetti vengano confermati dai fatti o smentiti con la stessa nettezza con cui sono stati sollevati.

In questi mesi mi è capitato molto spesso di incontrare cittadini che ancora mi pongono la stessa domanda: “Ma alla fine, quali politici erano coinvolti in questo “piano parallelo”?”

È un interrogativo che non posso e non voglio ignorare, perché se a distanza di tempo questa domanda continua a circolare tra le persone, significa che nella nostra comunità è rimasto un forte e strisciante clima di sospetto.

Tutto nasce dal comunicato del Tribunale Unico del 6 febbraio scorso, nel quale venivano rese note informazioni relative all’indagine e ad un presunto “piano parallelo”, con riferimenti ad un possibile coinvolgimento politico.

La magistratura ha il dovere e il diritto di svolgere il proprio lavoro e di accertare i fatti, e questo principio non è mai in discussione; sia chiaro.

Tuttavia, una cosa è un’indagine giudiziaria, un’altra è ciò che si scatena attraverso le affermazioni pubbliche che sfociano poi nel dibattito politico e nella percezione della cittadinanza. È proprio su questo che credo sia doveroso riflettere, perché il sospetto, una volta insinuato nella società, diventa un veleno difficile da rimuovere.

La domanda che pongo oggi, quindi, non è soltanto “che cosa è accaduto?”, ma anche: chi si assume le responsabilità di ciò che è stato detto, sostenuto e fatto in questi mesi se il veleno continua ad intossicare il dibattito?

Infatti abbiamo assistito a prese di posizione, richieste di chiarimento e persino all’avvio dell’iter per una Commissione d’inchiesta. Tutto legittimo, se l’obiettivo è fare piena luce. Ma un simile strumento d’indagine non deve mai nascere per confermare un sospetto o per individuare preventivamente un colpevole, bensì per ricostruire i fatti in ogni direzione, anche eventualmente di carattere politico. Se emergeranno responsabilità, dovranno essere chiarite e ognuno dovrà assumerne le conseguenze. Ma se alcune ricostruzioni o talune responsabilità lasciate intendere nel dibattito pubblico non dovessero trovare conferma, qualcuno dovrà avere il coraggio di dirlo con altrettanta nettezza. Anche questo significa esercitare una reale responsabilità.

Non si può chiedere trasparenza soltanto quando riguarda gli altri e, soprattutto, nei cittadini non devono rimanere convinzioni che non corrispondono alla realtà. Perché quando mi viene chiesto per strada “chi erano quei politici?”, penso che la nostra comunità meriti una risposta che io stesso, nonostante il mio ruolo istituzionale mi trovo in difficoltà a dare. Infastidisce e ferisce vedere come le azioni di pochi finiscano per alimentare una cultura del sospetto generalizzato, che dipinge l’intera classe politica come se fosse disposta a tutto o assoggettata a poteri e piani paralleli. Io mi spendo da sempre per una cultura della legalità; per questo rifiuto, e rifiuterò categoricamente questo fango indistinto.

C’è poi un tema ancora più urgente: la priorità fondamentale della credibilità del nostro settore finanziario. La preoccupazione delle istituzioni non può essere quella di stabilire chi vinca lo scontro politico di parte, ma deve essere la protezione e la salvaguardia del comparto bancario sammarinese. Dentro quel settore non si muovono infatti soltanto numeri o bilanci, ma gli interessi, le tutele e i risparmi delle famiglie e quindi dei cittadini.

Quando parliamo di credibilità finanziaria, parliamo della fiducia di chi affida i propri risparmi alle nostre banche, della reputazione internazionale della Repubblica, della capacità di attrarre investimenti sani e, in definitiva, della solidità economica del Paese. Per questo la politica e tutte le componenti del sistema devono avere come priorità assoluta la difesa del settore finanziario, anziché utilizzarlo come terreno di scontro.

Sarebbe troppo facile scaricare ogni colpa sulla politica, usandola come comodo capro espiatorio per mascherare la maturità dell’intero Paese. Credo invece sia necessario richiamare alla massima responsabilità anche la proprietà e gli organi di governo degli istituti di credito, così come l’Autorità di Vigilanza. Banca Centrale, vertici bancari e autorità giudiziaria, hanno ruoli e competenze fondamentali sia nel garantire la solidità degli istituti, sia nel gestire con prudenza ed equilibrio la comunicazione, specialmente prima che determinati fatti vengano accertati.

Chi ha responsabilità proprietarie e gestionali deve essere consapevole che una banca non è un’azienda qualsiasi e che le sue vicende hanno ripercussioni che vanno ben oltre la proprietà stessa:

Riguardano i dipendenti.

Riguardano i clienti.

Riguardano i risparmiatori.

Riguardano gli altri operatori del sistema.

Riguardano la reputazione dell’intera Repubblica.

La tutela del Paese richiede responsabilità condivise, ma ben distinte: la politica deve fare la politica, le autorità di vigilanza devono vigilare, la magistratura deve indagare, mentre proprietà e management devono assumersi le proprie responsabilità gestionali. Ciascuno deve rispettare rigorosamente il proprio ruolo, compresa la filiera della comunicazione: è fondamentale stabilire chi comunica, cosa comunica e, soprattutto, come lo fa. Garantire la tenuta del sistema non significa fare proclami a spese dei cittadini: essi, pur rimanendo estranei alle dinamiche di certi processi, sono i primi a subire i danni maggiori quando le cose vengono comunicate in modo inadeguato.

In questi anni abbiamo tutti parlato della necessità di mettere in sicurezza San Marino, ma occorre essere chiari: la sua salvaguardia non può essere un semplice buon intento o uno slogan da usare nei momenti di difficoltà. Deve diventare una visione strategica, una cultura preventiva e un impegno concreto che si traduce nel rispetto delle Istituzioni, nella trasparenza e nella capacità di anteporre l’interesse della Repubblica alla convenienza di parte.

Questa responsabilità riguarda tutti:

Riguarda la maggioranza e l’opposizione.

Riguarda il Governo e il Consiglio.

Riguarda gli organismi di controllo.

Riguarda il sistema economico e finanziario.

Riguarda la proprietà e gli organi di governo degli istituti.

Riguarda l’autorità giudiziaria.

Riguarda tutte le componenti che hanno un ruolo attivo nella vita del Paese.

Perché San Marino non appartiene a una fazione, ma appartiene a tutti noi. Tutti abbiamo il dovere di proteggerlo: sia quando ciò significa rinunciare a una polemica o ammettere pubblicamente che un sospetto non aveva fondamento, sia quando si tratta di avere il coraggio delle proprie azioni qualora un sospetto risulti invece fondato.

Non voglio processi politici, non voglio capri espiatori e non voglio assoluzioni preventive. Voglio che si faccia chiarezza, che si ricostruiscano i fatti e che ognuno risponda delle proprie responsabilità reali, non di quelle costruite dall’arte della polemica.

Voglio che alla fine di questa vicenda si possa rispondere ai cittadini che i fatti sono stati accertati, che le eventuali responsabilità hanno portato a sanzioni certe — non interpretabili o peggio in sospeso — e che, laddove non ve ne fossero, lo si sia dichiarato con assoluta trasparenza.

È così che si agisce e si deve agire: tenendo lontano il desiderio di annunci preventivi ed eclatanti. San Marino ha bisogno di meno sospetti e più fatti, meno proclamazioni e più azioni, meno contrapposizione e più senso delle istituzioni con visione.

Ecco perché questa riflessione si allinea al forte sentimento di sostegno verso tutto il percorso compiuto finora per l’Accordo di Associazione all’Unione Europea, che vedrà il suo compimento definitivo il prossimo 19 ottobre. È stato un lavoro di scelte strategiche e politiche mirate, fortemente voluto e perseguito che, proprio alla luce delle criticità sollevate, darà grande credibilità, autorevolezza e sicurezza al nostro Paese. Per questo motivo esorto ed invito il collega agli Esteri a proseguire, supportato anche dal mio impegno, nel percorso che conseguirà alla firma, conducendo San Marino, a partire dal 1° gennaio prossimo, verso quella che sarà a tutti gli effetti la Repubblica del futuro.

Perché la tutela di San Marino non si proclama: si pratica, ogni giorno, attraverso la responsabilità delle nostre azioni e soprattutto attraverso una nuova cultura che diventi patrimonio vivo di ogni cittadino.

Teodoro Lonferini: Una riflessione sulla vicenda dei “piani paralleli”.