Una firma storica, un nuovo rapporto con l’Unione europea e una fase che si apre per il futuro di San Marino. Dopo il traguardo raggiunto lunedì a Bruxelles, il Consiglio Grande e Generale torna a riunirsi mercoledì 21 ottobre con l’accordo di associazione al centro del dibattito politico. Il clima è quello di un risultato riconosciuto trasversalmente dalle forze parlamentari, pur con sensibilità e valutazioni differenti sulle prossime tappe. Il confronto si concentra soprattutto su come trasformare l’intesa in opportunità concrete per cittadini, imprese e nuove generazioni.
Ad aprire i lavori sono i Capitani Reggenti Gerardo Giovagnoli e William Casali, che richiamano la responsabilità delle istituzioni verso il futuro della Repubblica. L’accordo, sottolineano, «non rappresenta, dunque, il punto di arrivo di un percorso, ma l’inizio di una nuova stagione». Un passaggio che richiede un rinnovato impegno della politica, capace di accompagnare i cambiamenti economici e sociali e di costruire «un patto autentico con i cittadini».
Il governo punta ora ad accelerare il percorso istituzionale. Il segretario di Stato agli Affari Interni Andrea Belluzzi annuncia l’intenzione di portare l’accordo alla ratifica nella prima seduta utile del Consiglio. Si apre così una fase di lavoro che coinvolgerà la pubblica amministrazione, gli uffici pubblici e il Parlamento, chiamati ad accompagnare l’adeguamento delle norme sammarinesi a quelle europee.
«L’Accordo di associazione significa non essere più discriminati», afferma Belluzzi, richiamando le nuove prospettive per il sistema economico e per i cittadini. Il segretario indica tra le priorità la formazione del personale pubblico, la riorganizzazione degli uffici e l’impiego delle nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale, per migliorare l’efficienza dei servizi.
Tra i risultati più significativi viene indicata la possibilità di accedere al mercato unico europeo con condizioni più favorevoli e regole condivise. Un cambiamento che potrà interessare le imprese, i professionisti, gli studenti e quanti intendono sviluppare attività e progetti oltre i confini della Repubblica.
Matteo Rossi del PSD ripercorre il lungo cammino di avvicinamento di San Marino alle istituzioni internazionali, dall’ingresso nel Consiglio d’Europa fino al superamento delle blacklist. Un percorso sostenuto nel tempo da diverse forze politiche e che oggi arriva a un passaggio decisivo. «Noi abbiamo pensato al futuro», afferma Rossi, rivendicando una scelta compiuta soprattutto nell’interesse dei giovani e di chi cerca nuove opportunità professionali.
Giuseppe Maria Morganti di Libera individua nella reciprocità uno degli elementi centrali dell’accordo. I sammarinesi potranno beneficiare di diritti e tutele nel mercato europeo, superando alcune delle differenze che finora hanno caratterizzato i rapporti con gli Stati membri. «Un privilegio che in realtà non è un privilegio, perché non lo è per i cittadini europei, e che per noi diventa finalmente un diritto», osserva.
Il consigliere sottolinea anche il valore politico dell’intesa, considerata il risultato più importante della legislatura, e richiama il ruolo dell’Europa nella difesa del diritto internazionale e dei diritti sociali.
Silvia Cecchetti del PSD mette l’accento sulle prospettive economiche. Il superamento delle barriere commerciali, l’introduzione del sistema IVA, i rapporti tra Banca Centrale e Banca d’Italia e l’evoluzione del comparto finanziario vengono indicati tra i principali ambiti di sviluppo. La consigliera ricorda il sostegno assicurato dal proprio partito al percorso europeo «senza paura, pagando anche un prezzo politico per questa posizione scomoda, perché visionaria».
Per Luca Della Balda di Libera, l’apertura al mercato europeo rappresenta un’occasione per valorizzare le competenze e la capacità competitiva del sistema sammarinese. Il consigliere utilizza l’immagine del passaggio dalla pesca nel lago di Faetano a quella in mare aperto per spiegare il cambiamento di dimensione del mercato. «La differenza nella pesca d’altura la fanno gli attrezzi e chi li usa», sottolinea, indicando nella formazione e nella qualità professionale gli strumenti necessari per cogliere le nuove possibilità.
Il tema della preparazione del Paese attraversa anche gli interventi dell’opposizione. Carlotta Andruccioli di Domani Motus Liberi riconosce il carattere storico della firma e richiama l’importanza di organizzare con precisione la fase applicativa, dalla disponibilità di personale alle competenze della pubblica amministrazione.
«Le opportunità vadano costruite, non semplicemente proclamate», afferma la consigliera, utilizzando la metafora proposta dalla Reggenza per spiegare che un progetto ambizioso richiede «uno shuttle attrezzato, una rotta definita e un equipaggio preparato».
Nicola Renzi di Repubblica Futura invita a concentrarsi sui risultati che potranno essere percepiti direttamente dai cittadini. Tra gli esempi indica l’accesso ai servizi finanziari internazionali e alle piattaforme digitali, chiedendo al governo di individuare una prima serie di benefici concreti e di chiarire i tempi dell’adeguamento normativo e dell’eventuale applicazione provvisoria dell’accordo.
Un altro aspetto riguarda il coinvolgimento della popolazione e l’ipotesi di un referendum. Mirko Dolcini di Domani Motus Liberi considera la consultazione popolare uno strumento per rafforzare la partecipazione democratica e la legittimazione delle scelte. Il consigliere chiede inoltre di quantificare le risorse necessarie per adeguare la pubblica amministrazione e gli organismi di vigilanza.
Gaetano Troina, sempre di Domani Motus Liberi, richiama l’esperienza di Andorra e sottolinea l’esigenza di fornire ai cittadini informazioni approfondite prima di un’eventuale consultazione. «Non ha senso fare un referendum con i dati che abbiamo a disposizione oggi», osserva.
Dalibor Riccardi di Libera richiama invece la responsabilità delle istituzioni nella gestione del percorso europeo. Il consigliere sottolinea che l’associazione non comporta una rinuncia all’indipendenza sammarinese, ma può diventare uno strumento per rafforzare la capacità della Repubblica di operare a livello internazionale. «La vera urgenza è comprendere, analizzare e governare gli effetti concreti che questo Accordo produrrà», afferma.
Il lavoro di preparazione coinvolgerà direttamente anche il Consiglio Grande e Generale. Lorenzo Bugli della Democrazia Cristiana chiede una programmazione più rigorosa dell’attività parlamentare, con un’organizzazione dei lavori capace di anticipare le necessità legislative. «L’improvvisazione non deve esserci più», osserva, richiamando l’impegno che attende commissioni e consiglieri.
Oscar Mina, sempre del PDCS, considera fondamentale accompagnare l’attuazione dell’accordo con un confronto costante con la cittadinanza. «La vera sfida comincia adesso», afferma, sottolineando l’utilità di incontri pubblici e iniziative di informazione.
Michele Muratori di Libera richiama una rilevazione dell’Università di San Marino secondo cui il 33% dei sammarinesi non avrebbe ancora compreso la differenza tra associazione e adesione all’Unione europea. Un elemento che, secondo il consigliere, rende necessario un lavoro di comunicazione più capillare. Muratori evidenzia inoltre le opportunità offerte dalla cooperazione territoriale e dal futuro Comitato parlamentare che riunirà rappresentanti sammarinesi ed europei.
Anche Michela Pelliccioni del Gruppo Misto rivendica il proprio sostegno al percorso europeo, ricordando la scelta di diventare consigliera indipendente proprio per accompagnare questo obiettivo. «Firmare è stato importante, ma saper attuare ciò che abbiamo firmato lo sarà ancora di più», afferma, indicando nel rafforzamento del sistema bancario e nella collaborazione con i territori vicini alcune delle priorità.
Giovanni Francesco Ugolini della Democrazia Cristiana collega il traguardo europeo alla stabilità economica raggiunta dalla Repubblica. Il miglioramento dei conti pubblici, del rating e della credibilità internazionale viene considerato una base dalla quale partire per sviluppare nuovi investimenti. Tra i settori sui quali puntare indica i servizi finanziari, il turismo del benessere, il mercato dell’arte, le startup, il trust e le criptovalute, con particolare attenzione alle opportunità per i giovani.
Nel dibattito trovano spazio anche le condizioni economiche e sociali della popolazione. Giovanni Maria Zonzini di RETE richiama l’attenzione sul potere d’acquisto dei salari, sul costo degli affitti e sulle difficoltà che spingono alcuni giovani a cercare prospettive fuori dalla Repubblica. Andrea Menicucci di Repubblica Futura sottolinea invece che la sovranità di uno Stato si misura anche nella capacità di garantire ai cittadini autonomia economica, accesso alla casa e servizi sanitari adeguati.
La prossima tappa sarà il passaggio dell’accordo in Consiglio per la ratifica. Da quel momento il lavoro si concentrerà sull’adeguamento legislativo, sulla preparazione degli uffici e sull’individuazione delle prime opportunità da rendere operative. Un percorso che coinvolgerà governo, Parlamento, pubblica amministrazione e sistema economico, chiamati a tradurre il risultato diplomatico raggiunto a Bruxelles in cambiamenti concreti per San Marino.
