Massimo riserbo su un’indagine che tocca il mondo dell’arte sammarinese. Come riportato da L’Informazione, due società attive nel commercio di opere d’arte sono state poste sotto sequestro giudiziario, con locali chiusi e sigilli apposti già da novembre 2025.
Le gallerie si trovano a Borgo Maggiore e Rovereta: sulle porte compaiono le scritte “Locale sottoposto a sequestro” e i nastri delle forze dell’ordine, in un caso della Polizia civile e nell’altro della Guardia di Rocca, che sta conducendo le indagini su delega dell’autorità giudiziaria. Contattati, gli investigatori si limitano a confermare quanto visibile, senza aggiungere dettagli.
Le attività risultano quindi ferme da circa cinque mesi, mentre l’inchiesta resta completamente segretata. Si sa soltanto che le due società sarebbero gestite da eredi di figure note nel mercato internazionale dell’arte e che in passato avevano collaborazioni anche con istituzioni sammarinesi, tra mostre, eventi e iniziative pubbliche.
Il caso riaccende l’attenzione su un settore particolarmente delicato. Il mercato dell’arte, infatti, è da sempre esposto al rischio di opacità finanziarie, anche per via delle ingenti somme che circolano. Non a caso le gallerie rientrano tra i soggetti sottoposti ai controlli dell’Agenzia di Informazione Finanziaria (AIF), con obblighi stringenti in materia di antiriciclaggio. Sul Titano, secondo gli ultimi dati disponibili, sono 24 gli operatori del comparto.
Non è chiaro se vi siano collegamenti, ma l’ultimo episodio noto che ha coinvolto San Marino risale al 2024, con l’operazione “Art Sharing” dei carabinieri italiani contro un presunto traffico internazionale di reperti archeologici.
Ora l’attenzione è tutta sull’inchiesta in corso. Sarà la magistratura a chiarire i fatti, in un passaggio ritenuto cruciale anche per tutelare l’immagine della Repubblica e degli operatori che lavorano nel rispetto delle regole.




