PERCHÉ IL 28 LUGLIO È UNA FESTA DI TUTTI
(ANCHE DI CHI NON LA FESTEGGIA)
di Gerardo Giovagnoli
A quanto pare, anche quest’anno, solo PSD e Libera festeggeranno la fine del regime fascista e la riconquista della libertà.
Gli altri partiti, a mio parere, non rendono onore alla storia della Repubblica.
Viceversa, non credo neppure che se loro festeggiassero chi è a sinistra come me dovrebbe impermalosirsi.
Questo perché il 28 luglio non può che essere patrimonio di tutti i partiti che credono nel sistema democratico.
Le ragioni sono tante e solide, cercherò di sostenere quelle più evidenti.
Intanto è da osservare che tra i partiti sammarinesi, quello fascista è senza dubbio quello più subalterno, quello che più ha subito, copiato e seguito le sorti del partito originale, quello italiano.
Non può sfuggire a nessuno che il Partito Fascista italiano, iniziato nell’autunno del 1922 sia il modello, ma soprattutto la guida per quello sammarinese che ne segue gli elementi principali: l’uso della violenza per la presa del potere, il capo del Partito (quello sostanziale) a vita che è pure Capo del governo, l’eliminazione dell’opposizione, la messa fuori legge di tutti gli altri partiti, la farsa di un Parlamento monopartito (con il ritorno a San Marino della denominazione Consiglio Principe e Sovrano), l’istituzione di leggi e tribunali speciali per i reati contro lo Stato, cioè contro il Partito, infine, con buona dose di ridicolo nel nostro contesto sammarinese oltre che di oltraggioso, l’approvazione di una legge “per la difesa della razza”.
Anche la loro fine è comune: la caduta del regime dopo venti anni, più veloce ancora della sua affermazione.
A corredo di ciò, chiaramente, tutte le restrizioni della libertà: di stampa, di espressione, di manifestazione, figuriamoci di protesta o organizzazione.
Esiste un solo organo totalitario, il partito: esso ti accompagna, o meglio, ti imprigiona, dalla culla alla tomba.
Vale la pena qui riportare la definizione di totalitarismo data dallo stesso Mussolini in un discorso del 1925: “Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato”.
A conferma di ciò, e della indivisibile unione tra Fascismo e Totalitarismo, la definizione della dottrina del fascismo, data nell’Enciclopedia Italiana del 1932 da Giovanni Gentile, tra i massimi filosofi del regime: “per il fascista tutto è nello Stato e nulla di umano e spirituale esiste e tantomeno ha valore fuori dallo Stato. In tal senso il fascismo è totalitario”.
Questo con buona pace di chi, a destra, evoca nel solo comunismo di stampo sovietico, la limitazione della libertà individuale e del primato dello Stato sull’individuo. Costoro confondono la proliferazione di normative e regole di comportamento utili alla convivenza, con la determinazione di uno stato di polizia, di cui addirittura sarebbe la promotrice l’Unione Europea: con ogni probabilità non hanno mai letto le regole imposte dal regime fascista, e senza alcun dubbio ne hanno mai provato sulla loro pelle gli effetti.
Si potrebbe obiettare che vista la situazione italiana, un regime fascista non poteva che insediarsi anche in Repubblica, giacché poteva essere a rischio la stessa libertà della Repubblica.
Sia come sia, il ventennio fascista sammarinese, pure sotto questa ottica, non potrebbe che essere valutato come l’esperimento politico dotato di meno “sammarinesità” di tutti, quello più genuflesso ad un governo altrui.
La sudditanza era così pervasiva che anche la costruzione della linea ferroviaria si deve molto più (o così rimane nella cronaca (https://www.zoomma.news/treno-bianco-azzurro-un-viaggio-durato-80-anni/) ad una intuizione di Mussolini e ad una rinuncia di sovranità – quella di non possedere una stazione radio sammarinese – che non ad una decisione proposta dalla Repubblica, tant’è che pure l’intero finanziamento fu italiano e la proprietà pure per i 25 anni successivi.
Non si può inoltre ignorare che l’avvento del fascismo interrompe, purtroppo, un altro esperimento, ben più singolare e sammarinese: quello dell’Arengo del 25 marzo 1906 e le sue benefiche ricadute: come sappiamo il passaggio alla moderna democrazia rappresentativa trae origine da una battaglia politica avanzata da Socialisti quali Franciosi e Giacomini, poi seguiti dai moderati, che portarono alla dalla convocazione di una adunanza pubblica, per decidere di riformare lo stato, senza rivoluzioni, spargimento di sangue o violenze. Si rese elettivo il Consiglio e finì la pratica logora e antidemocratica della cooptazione. Il tutto, mirabilmente, avvenne con l’attivazione di uno strumento istituzionale peculiare sammarinese e avvenne nella Pieve.
Dal 1906 al 1922 si prese, sebbene non senza difficoltà e rallentamenti, la strada della democrazia rappresentativa, del sistema dei partiti,
Quel percorso riprende solo nel 1945, ma da allora non si è, per fortuna, più interrotto, garantendo tutti i valori che ancora tutte le forze politiche condividono: i governi sono frutto dei risultati delle elezioni, non esistono cariche a vita, i partiti sono delle organizzazioni intermedie tra cittadino e stato e non sono esclusivi, né totalitari, non esiste il vincolo di mandato (su questo qualcuno ancora non si è purtroppo convinto), le maggioranze sono variabili.
Il potere è contendibile.
Al rovescio del Fascismo, questo porta alle libertà individuali e di organizzazione come elementi fondativi della convivenza civile.
Il 27 luglio del 1943, solo due giorni dopo lo storico Ordine del giorno presentato da Dino Grandi nel Gran consiglio del fascismo che ne determinò la sfiducia, la Reggenza (vedi immagine) annunciava lo scioglimento del Partito Fascista a seguito della richiesta di attenti cittadini e politici sammarinesi che intesero perfettamente il vento del cambiamento e chiesero ed ottennero, anche stavolta senza violenze come nel 1906, la fine di un regime.
“Un gruppo di dissidenti fascisti appartenenti alla media borghesia, tra cui alcuni studenti universitari, decisero d’unirsi agli antifascisti. Così l’indomani venne istituito il Comitato per la Libertà al quale aderirono, tra gli altri, i fratelli Alessandro, Wilson e Virginio Reffi, Remo Giacomini, Pio Galassi, Vincenzo Morri, Teodoro Lonfernini, Alvaro Casali, Fausto Amadori”.
Quindi tra quei cittadini e politici, c’erano anche coloro che avevano rappresentato il fascismo nostrano, anzi molti di quelli poi finirono tra le file della futura Democrazia Cristiana: tra le figure di spicco che parteciparono il giorno seguente all’imponente comizio convocato al Teatro Concordia di Borgo Maggiore vi era anche Teodoro Lonfernini, nonno dell’omonimo attuale Segretario di Stato (PDCS), e Marino Benedetto Belluzzi, avo dell’Attuale Segretario di Stato (PSD), che fecero parte della delegazione che richiese alla Reggenza lo scioglimento del Consiglio Principe e Sovrano e l’insediamento di un Consiglio provvisorio composto da 20 membri.
(https://www.patriaindipendente.it/servizi/neppure-a-san-marino-il-fascismo-ha-fatto-cose-buone/)
La fine del regime fascista è insomma, come il l’Arengo del 1906, il momento fondativo della nostra democrazia moderna e può e deve essere festeggiato da tutti coloro, singoli e partiti, che ritengono di riconoscersi in un modello che non prevede autoritarismi, poteri ad libitum e soprattutto la violenza e l’intimidazione come mezzo di conquista e mantenimento del potere.
L’orizzonte europeo, anche in questo caso, si trova in linea con queste premesse: nell’Unione Europea partecipano solo quegli stati che aderiscono alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, nata appunto per evitare i disastri dei regimi nazi-fascisti, e che rispettano lo Stato di diritto ed i principi democratici.
Ce ne sono di movimenti che tendono a dimenticare o proprio distruggere tutto questo, evocando discendenze o almeno fascinazioni verso quei sistemi di potere, vedi AFD in Germania e FN in Italia, ma non vedo davvero come la replica di modelli di potere fallimentari, violenti, inevitabilmente portatori di guerre intestine ed esterne, possa rappresentare la soluzione dei tanti problemi che affliggono i nostri non perfetti sistemi democratici.
Rinnoviamo tutti, quindi, il festeggiamento della liberazione.
Viva la Repubblica ed i principi democratici, liberali ed antiautoritari.
