La guerra tra Russia e Ucraina si gioca sempre di più anche sul Mar Nero, dove gli scontri stanno mettendo sotto pressione una delle principali rotte mondiali per il trasporto di cereali. L’escalation militare, unita alle tensioni nello Stretto di Hormuz legate al confronto tra Stati Uniti e Iran, alimenta i timori di ripercussioni sull’approvvigionamento globale di grano, mais, olio di girasole e fertilizzanti.
Negli ultimi mesi sia Mosca sia Kiev hanno intensificato le operazioni navali. L’Ucraina ha concentrato gli attacchi contro la cosiddetta “flotta ombra” russa, utilizzata per il trasporto di petrolio e, secondo Kiev, anche del grano proveniente dai territori occupati. Il presidente Volodymyr Zelensky ha annunciato nuovi raid contro petroliere e depositi di carburante, mentre le autorità ucraine sostengono di aver colpito decine di navi nel Mar d’Azov e nel Mar Nero. Parallelamente proseguono gli attacchi alle infrastrutture energetiche in Crimea, con l’obiettivo di isolare la penisola dal territorio russo.
Mosca, dal canto suo, ha intensificato gli attacchi contro le infrastrutture portuali ucraine e contro le navi mercantili dirette ai porti di Odessa, Chornomorsk e Yuzhne. Secondo diverse analisi, questa strategia avrebbe già ridotto di circa un terzo la capacità dell’Ucraina di esportare grano via mare. L’Institute for the Study of War segnala inoltre un aumento degli attacchi contro imbarcazioni civili, culminato nel bombardamento della nave mercantile Golden Leo, che avrebbe causato la morte di almeno dieci marinai. Una nuova fase del conflitto che rischia di avere conseguenze non solo militari, ma anche economiche e alimentari a livello internazionale.
