Matteo Salvini resta alla guida della Lega con 465 voti su 611, pari al 76% dei consensi. Al congresso straordinario di Milano, lo sfidante Massimo Garavaglia si ferma a 146 voti, il 24%.
Dopo la conferma, il vicepremier ha rilanciato l’obiettivo di riportare il partito al secondo posto nel centrodestra. Ha inoltre rivendicato maggiore peso nelle amministrazioni: «non tollererò più che la Lega sia considerata un alleato di serie B in nessuna regione dove governa il centrodestra».
Sull’Ucraina, Salvini ha contestato la prospettiva di inviare altre armi e risorse e approvare nuove sanzioni, chiedendo di puntare sul negoziato. «Ora investiamo in diplomazia perché nel 2026 le guerre non finiscono sul campo ma al tavolo diplomatico», ha dichiarato.
Sul fronte interno, il segretario ha accusato alcuni dirigenti di aver invitato a boicottare gli appuntamenti del movimento e annunciato fermezza verso gli eletti che non versano i contributi dovuti al partito.
Gli attacchi ai giornalisti hanno provocato la reazione del presidente nazionale dell’Ordine, Carlo Bartoli, che ha chiesto al vicepremier di ritirare gli insulti. «Per il vicepremier Salvini i giornalisti si dividono in servi e amici. Come in Russia, in Cina e in tutti i regimi totalitari», ha affermato.
Anche l’Associazione stampa parlamentare ha protestato per il mancato accesso dei cronisti accreditati alla sala del congresso, rivendicando il loro ruolo di servizio pubblico.
Garavaglia ha giudicato positivamente il risultato e invitato all’unità: «La mia candidatura era per dare voce ad anime differenti che ci sono. Dopodiché si lavora tutti insieme.»
