In dodici mesi i ghiacciai svizzeri hanno perso oltre il 5 per cento del ghiaccio che restava loro. Fino a pochi anni fa i glaciologi delle Alpi consideravano «estremo» un anno in cui ne spariva il 2 per cento: quest’anno la stima è del 5,5. «È semplicemente disastroso», ha commentato Matthias Huss, direttore di Glacier Monitoring Switzerland, l’organismo che ha prodotto il rapporto.
La sequenza che ha portato a questo risultato è quasi scolastica. I ghiacciai sono arrivati all’estate già in difficoltà, coperti da meno neve del solito dopo un inverno mite. Quella poca neve è sparita in fretta sotto le ondate di calore precoci e intense di maggio e giugno, lasciando scoperto il ghiaccio sottostante. E il ghiaccio nudo è più scuro e meno riflettente della neve fresca: assorbe più energia solare, quindi si scioglie più in fretta a ogni ondata di calore successiva.
«Dieci anni fa non avrei pensato che fosse possibile perdere i ghiacciai così in fretta», ha detto Fabien Maussion, glaciologo dell’Università di Bristol, che al rapporto svizzero non ha lavorato. «Quello che è successo nel corso dell’estate è estremamente angosciante, ma allo stesso tempo era prevedibile dal punto di vista di un climatologo».
Il problema non riguarda solo il paesaggio alpino. L’acqua di fusione dei ghiacciai alimenta l’irrigazione, l’idroelettrico e perfino la navigazione fluviale proprio quando serve di più, cioè nei periodi caldi e secchi. Fra luglio e settembre i ghiacciai svizzeri hanno rilasciato 2.200 miliardi di litri di acqua di fusione: quest’estate questo ha attenuato la scarsità idrica, ma ha anche prosciugato la riserva congelata a una velocità senza precedenti.
È qui che la frase di Huss spiega il meccanismo meglio di qualsiasi grafico: «Ogni goccia d’acqua che scorre via durante queste ondate di calore è, in un certo senso, acqua vecchia, accumulata nel ghiaccio secoli o decenni fa». Quando i ghiacciai si riducono, avverte, non riescono più a rimpinguare i corsi d’acqua nella stessa misura. Il conto arriverà nei decenni a venire, su agricoltura, energia e trasporti.
C’è poi un rischio più immediato. La perdita di ghiaccio destabilizza i versanti e in alcune zone aumenta il pericolo di frane, che nei casi estremi possono innescare alluvioni improvvise: è quanto accaduto in Nepal ad agosto, quando è crollata una grande porzione di roccia e ghiaccio. Le cause di quell’evento sono molteplici, ma secondo gli scienziati l’assottigliamento dei ghiacciai e lo scongelamento del terreno hanno con ogni probabilità aumentato il rischio.
