Oggi i tecnici dei 27 esaminano gli ultimi dettagli del testo. Domani 6 maggio tocca agli Ambasciatori votare l’adozione della decisione di firma. È l’ultimo filtro prima del Consiglio dei Ministri dell’11 maggio. Per San Marino, la firma definitiva si profila tra fine giugno e inizio luglio. Resta una variabile: serve l’unanimità dei 27.
C’è un calendario che, da qualche settimana, scandisce giorno dopo giorno la fase finale di un percorso lungo dieci anni. Oggi, martedì 5 maggio, a Bruxelles si riunisce il Gruppo di lavoro EFTA del Consiglio dell’Unione Europea: i rappresentanti tecnici dei 27 Stati membri esaminano gli ultimi dettagli della proposta di decisione del Consiglio relativa alla firma e all’applicazione provvisoria dell’Accordo di Associazione tra San Marino e l’Unione Europea. È il penultimo passaggio di un iter che, da qui a una settimana, dovrebbe portare al via libera definitivo.
Domani, mercoledì 6 maggio, arriva il momento più atteso: il dossier passa al **COREPER II**, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti, composto dagli Ambasciatori dei 27 Stati membri. Sono loro a dover votare l’adozione della decisione di firma e a preparare l’ordine del giorno per la riunione del Consiglio dei Ministri dell’11 maggio. È l’ultimo filtro politico prima del traguardo. E, per come è stato impostato il dossier, è anche il vero snodo decisionale: lo aveva detto chiaramente il Segretario di Stato per gli Affari Esteri Luca Beccari in Commissione il 29 aprile, definendo il 6 maggio “la data più importante” per la Repubblica.
La sfida dell’unanimità
Il punto tecnico-politico è uno solo, e ha un peso specifico molto alto: per procedere serve l’unanimità di tutti i 27 Paesi membri. Non è un dato secondario. In una stagione in cui le grandi decisioni europee si misurano sempre più spesso sul filo del consenso, ottenere il sì compatto dell’intera Unione su un dossier che riguarda un microstato non è mai un automatismo.
I segnali, in queste ultime settimane, si sono però fatti incoraggianti. Alcuni dei nodi più delicati sono stati sciolti: la Spagna — che fino a poco tempo fa rappresentava una delle incognite più rilevanti — ha dato il via libera definitivo e confermato il proprio sostegno in Coreper. Anche la **Germania** ha chiuso le proprie procedure interne, recuperando un contrattempo del mese scorso. Restano alcune incertezze residuali, in particolare sulla Bulgaria, ma il quadro complessivo viene descritto dagli stessi attori istituzionali sammarinesi come “molto positivo”.
Cosa cambierebbe, e quando
Se l’unanimità verrà raggiunta, il calendario successivo è già fissato. Dopo il voto del Coreper di domani e quello del Consiglio dei Ministri dell’11 maggio, San Marino potrà arrivare alla firma definitiva dell’Accordo tra fine giugno e inizio luglio. La forma sarà probabilmente quella di un accordo misto, vincolato cioè alla ratifica successiva di tutti gli Stati membri secondo i rispettivi iter parlamentari nazionali.
Il punto politicamente rilevante è però un altro. Anche in attesa delle ratifiche nazionali — un processo che può richiedere mesi o anni — l’applicazione provvisoria dell’Accordo permetterà a cittadini e imprese sammarinesi di iniziare a beneficiare delle libertà del Mercato Unico fin da subito. Parallelamente, l’amministrazione sammarinese dovrà avviare il processo di adeguamento all’acquis comunitario, recependo nell’ordinamento interno tutte le norme europee non ancora adottate.
Sul piano dell’integrazione settoriale, Beccari ha già spiegato in Commissione che si procederà con uno staggered approach: i comparti meno impattanti — primo fra tutti quello assicurativo — saranno avviati per primi, mentre il settore bancario richiederà tempi più lunghi per gli adeguamenti, anche in considerazione della complessità del cosiddetto clarifying addendum, il dossier su cui resta aperto un confronto tecnico ancora più granulare.
Una settimana che vale dieci anni di lavoro
C’è un dato di prospettiva che non va perso di vista. L’Accordo di Associazione tra San Marino e l’Unione Europea è il risultato di un negoziato che dura da quasi un decennio, attraverso quattro coppie reggenziali e tre legislature diverse. La sua firma rappresenterà uno dei più rilevanti passaggi di politica estera nella storia recente della Repubblica e ridisegnerà, nel medio periodo, il rapporto tra il Titano e l’ecosistema istituzionale, economico e normativo europeo.
Le prossime quarantotto ore peseranno dunque ben oltre il loro valore di calendario. Se l’unanimità verrà confermata, San Marino entrerà in una nuova fase, in cui il dibattito si sposterà rapidamente dalle sedi negoziali a quelle attuative: come adeguarsi, con che tempi, con quali strumenti. Se invece domani dovesse emergere un ostacolo imprevisto, si aprirebbe inevitabilmente uno scenario di rinvio che, considerati i tempi politici europei e i prossimi appuntamenti elettorali continentali, rischierebbe di spostare la prospettiva oltre l’orizzonte di breve periodo.
Per ora, il segnale che arriva da Bruxelles è di lavoro serrato e di ottimismo cauto. Mercoledì sera sapremo se l’Accordo è davvero in dirittura d’arrivo





