Enrico Carattoni (RF) interviene al comma 21 del Consiglio Grande e Generale, dedicato alla variazione al bilancio di previsione dello Stato e degli enti pubblici per l’esercizio finanziario 2026. Di seguito l’intervento integrale.
Enrico Carattoni (RF): Anche io ho qualche considerazione. Prima una nota di metodo: abbiamo scelto, in questo assestamento di bilancio, di non proporre una serie di emendamenti che sarebbero stati comunque doverosi, volendo dare una, speriamo meritata, fiducia alla maggioranza e al governo.
Questa sarebbe stata per noi l’ultima occasione per poter presentare gli emendamenti secondo il vecchio regolamento consiliare, ben consci del fatto che con la finanziaria di dicembre molto probabilmente si utilizzerà la cosiddetta tagliola introdotta con il nuovo regolamento consiliare.
Speriamo però che, nonostante questo, ci possa essere un confronto comunque fattivo, come c’è stato in parte, in minima parte, ma in parte, lo scorso anno, per tentare di accogliere anche le istanze che provengono dalle file dell’opposizione.
Fatta questa doverosa premessa, anche io ho necessità di avere dei chiarimenti, perché questo bilancio ci è stato presentato come un bilancio meramente tecnico, ma in realtà ci sono delle questioni più politiche che avanzano.
La prima l’accennava poco fa anche il consigliere Zonzini: a luglio, quando è stato depositato il progetto di legge, era stata introdotta da parte del governo la possibilità, anzi l’obbligo, di emettere nuovi 50 milioni di euro di debito presso i mercati, portandolo quindi da 450 a 500 milioni, chiarendo nella relazione che quei 50 milioni sarebbero andati alla copertura parziale del titolo irredimibile di Cassa di Risparmio.
Oggi, a qualche mese di distanza da quella prima lettura, viene proposto un emendamento da parte del governo che torna indietro rispetto a questo tema.
Siccome non è un tema di poco conto, e il segretario ne ha parlato nella sua relazione, io non ho capito in concreto quale sia il motivo per il quale oggi si fa un passo indietro rispetto a questa richiesta. Non è di per sé un dato positivo o negativo, però possono venire delle idee: perché i 50 milioni aggiuntivi hanno dei rendimenti che oggi non sono più vantaggiosi come lo erano al momento dell’ultima emissione?
Oppure perché sarebbe stato più difficile collocarli? Oppure perché ce l’ha consigliato il Fondo monetario?
Ma dubito, perché il Fondo monetario da tempo ci chiede di mettere mano alla questione del titolo irredimibile, che è stata una misura transitoria, una misura ponte, ma che in qualche modo avrebbe dovuto trovare una sua collocazione più o meno definitiva.
Seconda questione: sono state calcolate maggiori entrate tributarie per più di 20 milioni di euro e un maggior gettito delle imposte sui prodotti petroliferi di circa 8 milioni di euro, in più rispetto al bilancio già esistente, già rispetto all’assestato.
Mi chiedo quindi: a fronte di questo dato, che lei stesso ha definito prudenziale, con 8 milioni di euro che arrivano in più alle casse dello Stato e che derivano, come sappiamo, dai maggiori costi della benzina, non si potrebbero provare a fare interventi mirati, che non si riducano al solito interventino sulla SMAC, ma che possano dare un po’ di sostegno, un po’ di ossigeno?
Come sappiamo, oggi anche a San Marino il costo dei carburanti è ormai fuori controllo: ha superato abbondantemente i 2 euro al litro per il diesel e siamo vicini ai 2 euro al litro per la benzina, con un ulteriore aggravio molto pesante per tutte le famiglie sammarinesi e per tutte le persone che, per necessità, si trovano a dover andare a lavorare con l’automobile, cosa che sappiamo essere molto frequente a San Marino.
Di questo tema, in realtà, non c’è nessun tipo di traccia, cioè non si capisce come vengano impiegati questi 8 milioni di euro in più.
Non voglio fare una battaglia anche retorica sull’extragettito, che chiaramente non ci compete. Noi non abbiamo un’ENI, non abbiamo queste grandi aziende di Stato e di certo non possiamo quantificare 8 milioni di euro come un extraprofitto.
Però è chiaro che, nel nostro piccolo, si potrebbe prevedere che queste somme, che lo Stato non pensava di incamerare e che incamera a fronte di un vantaggio di mercato non prevedibile a gennaio, possano essere destinate anche ad alleviare le stesse problematiche che quell’aumento ha comportato.
Vediamo poi che da questo assestamento emergono altri due o tre dati che incuriosiscono. Per esempio, è stato azzerato il Fondo per l’alta formazione all’estero, previsto nel bilancio del 2026 approvato a dicembre 2025.
Con questo assestamento gli viene dato il colpo di grazia e viene azzerato, anche qui alla faccia degli investimenti sulla formazione e sulla cultura, in un momento in cui abbiamo appena firmato l’accordo di associazione. In più, udite udite, rispetto a un bilancio tecnico, calano anche i contributi per l’economia di un milione e mezzo di euro e vengono annullati i contributi per l’edilizia, pari a 600 mila euro.
Abbiamo però, d’altro canto, un aumento dei trasferimenti all’AASS di 530 mila euro per l’acquisto di veicoli, che non si capisce se siano destinati allo SmUvi o ad altre esigenze. A fronte dell’azzeramento dei contributi diretti al sostegno dell’economia, in un momento difficile, e alle case, per un milione e mezzo più 600 mila euro, abbiamo invece 530 mila euro di trasferimenti all’AASS.
Questo è un quadro, se non a tinte fosche, di certo non positivo per il governo che lo ha prodotto.
Ci sono però altri due elementi degni di nota, perché, a fronte di questi più o meno piccoli tagli di bilancio, ci sono due questioni che non possono passare inosservate. La prima è l’aumento del capitolo per le consulenze a carico del Congresso di Stato per 2 milioni di euro.
Udite bene, 2 milioni di euro che si sono resi necessari, a detta del segretario Gatti, per l’avvio dell’arbitrato pendente a Washington a seguito della nota vicenda che ha interessato il gruppo bulgaro e la Banca di San Marino. Non ho capito, segretario, se questi 2 milioni di euro stanziati siano già stati pagati per le consulenze fatte ancora al pronti via.
Ricordiamo che l’arbitrato è stato notificato qualche mese fa, non ricordo quando, e il segretario Beccari ci diceva che ci sarebbe stato un periodo di latenza. Quindi, sostanzialmente, oggi di fatto ancora non si è fatto niente di concreto, però parrebbe che abbiamo già speso 2 milioni di euro per questo rinfreschino.
Mi chiedo anche qui chi li pagherà, perché, al netto del fatto che avremo o non avremo ragione, questi soldi, che immagino non saranno neanche gli unici, chi li rimborserà per il danno diretto che ci è stato causato?
Ci sono poi, e qui mi rivolgo più al segretario Canti, altri 170 o 180 mila euro di trasferimenti all’Avvocatura per il rimborso di danni: non ho ben capito quali siano stati causati. Quindi 170 mila euro in più, sempre di spese legate in qualche modo al comparto e al settore della giustizia, con pochi chiarimenti in questo assestamento.
C’è però questa ulteriore voce.
Credo che, a fronte di queste due voci e delle questioni che ho detto prima, qualche elemento di chiarezza in più, invece di nascondersi sempre dietro a frasi tartagliate di cui non si capisce il senso, sarebbe bene darlo, per capire dove vengono spese le risorse dei sammarinesi.
Abbiamo visto che non vengono spese per dare sostegno sulla benzina, alle imprese o alle famiglie con le case o sui mutui, ma vengono spese in consulenze per gli arbitrati e in spese di giustizia.
