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Attualità

Civerchia (PDCS): “Il dissenso è legittimo, la devastazione no. La libertà di manifestare non può diventare un alibi per la violenza”

Riportiamo integralmente l’intervento di Francesca Civerchia (PDCS) in Consiglio Grande e Generale nel comma comunicazioni.

Francesca Civerchia (PDCS): Anzitutto auguro alle loro Eccellenze buon lavoro per questo semestre e vi ringrazio anche per il bellissimo messaggio che ci avete trasmesso. A proposito di malarazza, vorrei fare qualche considerazione, perché credo che tutti siano stati colpiti dai fatti accaduti nelle più grandi città italiane ed europee. Quello che è successo merita una riflessione seria e approfondita e non è ovviamente riducibile alle vetrine distrutte, ai beni mobili e immobili incendiati, alle forze dell’ordine aggredite e a tutte le persone, a tutte le vite che sono state messe a repentaglio. Non siamo purtroppo di fronte al legittimo esercizio di un diritto, ma a comportamenti che devono essere condannati e perseguiti. Tutti noi ci muoviamo all’interno della Repubblica italiana e sono fatti che potrebbero colpire chiunque di noi e i nostri familiari, che vivono anche nei contesti italiani, universitari, lavorativi e così via. La libertà di manifestare è certamente un diritto fondamentale, ma non può diventare un alibi per la violenza. Il dissenso è legittimo, la devastazione no. La critica al governo è legittima, ma l’aggressione a chi indossa una divisa non lo è. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo con chiarezza. La responsabilità non riguarda soltanto chi materialmente rompe, incendia e aggredisce. Quando sussistono elementi concreti, occorre accertare le eventuali responsabilità di chi coordina e di chi istiga alla violenza. Nel pieno rispetto dei diritti fondamentali, delle garanzie processuali e del principio della responsabilità penale personale, è giusto valutare l’introduzione di strumenti normativi adeguati ed efficaci, che possono riguardare proprio noi. Pensare a degli anticorpi diventa quindi sempre più fondamentale. Esiste sicuramente un problema politico e culturale. Non possiamo condannare la violenza a parole e poi giustificarla nei fatti, trasformando chi devasta in un eroe e chi ripristina l’ordine in un nemico, perché è questo quello che sta succedendo da parte di talune forze in Italia. Chi ricopre responsabilità pubbliche ha il dovere di contribuire a raffreddare gli animi, non certo di alimentare gli scontri. Questo vale anche per le aule parlamentari, per la nostra aula parlamentare, che deve essere un luogo di confronto e non di insulti, il luogo delle idee e non delle aggressioni personali. Si può essere avversari senza diventare nemici. Si può contestare duramente una posizione senza umiliare chi la sostiene, come spesso invece accade anche qui, in quest’aula consiliare. Purtroppo, quando un rappresentante delle istituzioni ricorre sistematicamente a provocazioni, attacchi personali e ricostruzioni strumentali dei fatti, non danneggia soltanto il proprio avversario politico, ma contribuisce a indebolire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Lo stesso principio deve valere nelle scuole. La scuola ha il compito di formare cittadini liberi, capaci di ragionare, confrontare idee e sviluppare uno spirito critico. Non deve diventare uno strumento di propaganda, né di destra né di sinistra. Educare non significa imporre una visione del mondo, ma fornire gli strumenti necessari per comprenderlo. Il pluralismo, la libertà di coscienza e il rispetto delle famiglie e degli studenti devono essere sempre tutelati. La coerenza deve riguardarci anche nel giudizio sulla storia. I crimini del fascismo devono essere ricordati e condannati senza ambiguità. Con la stessa serietà dobbiamo riconoscere e condannare i crimini commessi dai regimi comunisti, le persecuzioni, la repressione della libertà. Il principio deve essere uno e uno solo: la libertà, la dignità umana e la legalità non hanno colore politico. Io credo nella sicurezza, nella responsabilità e nel rispetto delle regole. Credo che i diritti siano fondamentali, ma che debbano essere sempre accompagnati dai doveri. Credo nell’integrazione, ma sono convinta che un’integrazione autentica richieda il rispetto delle leggi, che devono essere applicate a tutti, senza discriminazioni e senza eccezioni dettate dall’appartenenza politica e ideologica. All’interno di quest’aula, non più tardi della scorsa settimana, abbiamo approvato un ordine del giorno proprio sulla violenza, su comportamenti che devono essere stigmatizzati fin dai luoghi in cui si parla di concetti astratti, riconducendo il tutto agli atti pratici e concreti di tutti i giorni. Uno Stato forte non è quello che limita arbitrariamente le libertà, ma quello che le protegge, fa rispettare le regole e garantisce che nessuno sia al di sopra della legge. Volevo fare le mie congratulazioni al segretario Beccari e a tutti coloro che hanno reso possibile la firma dell’accordo di associazione, perché finalmente possiamo segnare questo momento storico tanto atteso. Un accordo tra San Marino e l’Unione europea che rappresenta un passaggio storico e un’opportunità importante per il nostro Paese. È il risultato di un percorso fondato sul dialogo, sulla collaborazione e sul reciproco riconoscimento, che rafforza il nostro Stato, il nostro San Marino e i rapporti con l’Europa, tutelando allo stesso tempo la specificità, l’identità e l’autonomia della nostra Repubblica.

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