“Vogliamo delle risposte. Che cosa vuole fare il governo sulla sanità? L’ospedale a che punto è?” È una delle domande poste da Gaetano Troina (Domani – Motus Liberi) durante il comma comunicazioni del Consiglio Grande e Generale. Il consigliere ha contestato la mancanza di informazioni sull’Accordo di associazione con l’Unione Europea, chiedendo chiarimenti su 171mila euro di consulenze, e ha sollevato criticità sulla fatturazione elettronica, sui limiti di età nei concorsi pubblici e sul futuro dell’ospedale.
L’intervento integrale di Gaetano Troina (D-ML)
Volevo trattare nel mio intervento principalmente il tema europeo, come hanno fatto tanti colleghi prima di me, ma anche altre tematiche, spero di averne il tempo, che non sono certo di poco rilievo e che riguardano comunque il nostro Paese.
Partiamo dal tema europeo. Prima di tutto io vorrei ricordare che il percorso dell’Accordo di associazione nasceva da un’iniziativa rivolta dall’Unione Europea ad alcuni piccoli Stati che oggi non sono membri dell’Unione, con l’intento di uniformare e di trovare una disciplina unica da applicare a questi piccoli Stati, in modo tale da non frammentare l’applicazione del diritto europeo personalizzandolo per ogni singola realtà.
Ricordo che all’inizio di questo percorso, oltre a San Marino, c’erano Monaco e Andorra. Monaco se n’è tirata fuori già da diverso tempo. Andorra, che ha firmato insieme a San Marino due giorni fa, non ha ancora, nonostante la firma, preso una decisione definitiva.
Lo vorrei ricordare perché, dalle informazioni in nostro possesso, oltre ad avere sicuramente in agenda un referendum che si terrà, immagino, all’inizio del prossimo anno, Andorra ha fatto comunque una serie di iniziative e di approfondimenti che il nostro Paese, dal nostro punto di vista, invece non ha fatto, perdendo una grandissima occasione.
Quindi poniamo il caso che Andorra dovesse scegliere, che la popolazione andorrana dovesse esprimersi per il no. Quale sarebbe la conseguenza? Di fatto questo Accordo diventerebbe bilaterale tra l’Unione Europea e la Repubblica di San Marino e quindi sostanzialmente verrebbe meno quell’effetto unitario che l’Unione Europea, all’inizio, voleva dare a questo Accordo.
Questo penso sia opportuno ricordarlo, perché altrimenti si perdono dei pezzi per strada.
Poi vorrei precisare un’altra questione. Qui si continua a parlare di Accordo di associazione, di isolamento della Repubblica se non si fa l’Accordo di associazione e di tutta una serie di altre questioni che non si capisce da dove nascano.
Perché io penso che nessuna forza politica di questo Parlamento abbia mai detto che la Repubblica di San Marino non debba avere rapporti con l’Unione Europea o non debba fare accordi con l’Unione Europea.
Io lo vorrei ricordare ancora una volta, sperando che questo concetto venga finalmente compreso. Domani – Motus Liberi non ha mai detto che non si doveva fare, o che non si debba fare, l’Accordo di associazione con l’Unione Europea.
Noi abbiamo sempre detto che, dal nostro punto di vista, la negoziazione e soprattutto la necessità di preservare quelle che sono le nostre caratteristiche peculiari nell’Accordo di associazione dovevano essere affrontate e verificate meglio.
Tant’è che noi che cosa abbiamo chiesto tante volte, al punto che ormai ho perso il conto? Abbiamo chiesto di informare la cittadinanza su quali sarebbero stati gli effetti e le conseguenze dell’applicazione dell’Accordo a San Marino, cosa che ancora oggi non ci avete mai spiegato nel dettaglio, e di sottoporre l’Accordo a referendum, lasciando che fosse la cittadinanza a esprimersi.
È chiaro che fare un referendum senza aver prima informato la cittadinanza non serve a niente. Diventa una battaglia muro contro muro, ideologica e senza nessun tipo di presupposto. Nessuno ha mai chiesto questo. Non ha senso fare un referendum con i dati che abbiamo a disposizione oggi, perché nessuno sarebbe in grado di esprimersi compiutamente.
Vorrei ricordare, su questo punto, e poi concludo la parte relativa all’Unione Europea, perché onestamente questo argomento mi ha anche un po’ stancato, che ci sono due delibere del Congresso di Stato.
La prima è la delibera numero 17 del 4 agosto 2026, che conferiva un incarico di consulenza per lo sviluppo di un piano di comunicazione finalizzato a informare la cittadinanza sui contenuti dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea.
Dov’è questo piano? La delibera è del 4 agosto e oggi siamo al 20 ottobre. Parte o non parte questa consulenza? Dov’è l’informativa alla cittadinanza? Oppure quei soldi sono stati spesi per altre cose? Perché stiamo parlando di 16.000 euro di consulenza.
Poi c’è un’altra delibera, dell’8 settembre 2026, relativa al conferimento di incarichi di consulenza e collaborazione finalizzati alla predisposizione dell’adeguamento del quadro normativo nazionale all’acquis dell’Unione Europea, con specifico riferimento alle materie e agli atti compresi in determinati allegati dell’Accordo di associazione.
Si tratta di 155.000 euro in favore di professionisti che personalmente non ho mai sentito nominare e che sicuramente non operano in Repubblica, incaricati di svolgere questo lavoro di adeguamento.
Questi professionisti che sono stati scelti da dove provengono? Conoscono il diritto sammarinese? Come intendono procedere con il lavoro? Non ci avete mai informati di nulla a riguardo.
Vogliamo delle risposte e la cittadinanza vorrebbe delle risposte. Chiudo il tema Europa.
Ci sono altri tre temi che vorrei trattare. Il primo è quello della fatturazione elettronica. Tutti sanno, perché è arrivata una comunicazione nelle scorse settimane, che tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 gli operatori dovranno sostanzialmente prepararsi a utilizzare la fatturazione elettronica, se superano un certo limite di fatturato annuale.
Quello che ci viene segnalato da tantissimi professionisti è che in realtà ci sono moltissimi problemi, soprattutto nell’utilizzazione dell’applicativo, ma anche nelle richieste di chiarimento che vengono formulate all’indirizzo dell’Ufficio Tributario.
E quindi ci chiediamo, e ci viene chiesto, se prima di rendere obbligatorio l’utilizzo di uno strumento non sarebbe forse il caso di testarlo e di verificare che funzioni.
Perché qui tutte le volte si fa una legge che impone un obbligo all’operatore, ma non si è mai pronti a implementare lo strumento necessario e poi si deve sempre rincorrere il tempo per fare in modo che le cose entrino a regime entro i termini che ci si è dati, per evitare di fare brutte figure.
Io mi chiedo, prima di imporre l’obbligo non si poteva verificare che lo strumento funzionasse? Prima si verifica che funzioni e poi si impone l’obbligo. In tante occasioni in questo Paese si è fatto così e si continua a fare così. Forse sarebbe ora di cambiare metodo.
Un altro tema che vorrei toccare riguarda i bandi pubblici. Ultimamente ci ho fatto proprio caso, stanno uscendo una serie di bandi pubblici che vengono pubblicati sul sito IOL e puntualmente, tra i requisiti previsti, compare il limite di età di 35 anni.
Questo accade per i bandi relativi alle forze di polizia, dove può esserci anche una ragione legata alla specificità dell’attività che i Corpi di Polizia devono svolgere, ma non soltanto per quelli. Accade anche per altre funzioni.
Io vorrei capire perché lo Stato, d’ora in avanti, debba dare lavoro soltanto a chi ha meno di 35 anni. Se ci sono professionalità già formate che vogliono mettersi a disposizione, soprattutto quando non sono necessarie particolari caratteristiche fisiche legate al tipo di attività che si deve andare a compiere, mi spiegate perché questi bandi devono essere rivolti soltanto a persone con meno di 35 anni?
Ci sto facendo proprio caso, non ce n’è praticamente uno nel quale non compaia il requisito dell’età. Va bene, è giusto che si debba dare lavoro ai giovani e noi siamo i primi a dirlo, però siccome sappiamo bene che ci sono delle professionalità che vanno valorizzate nel nostro contesto, non ci sembra corretto che tutti i bandi abbiano questa specifica.
Perché molte persone che potrebbero essere interessate non possono nemmeno partecipare e questo è scorretto. Nessuna legge impone quel limite di età, è una scelta che fa il governo.
Ci sarebbe tanto altro da dire, ma mi rimane pochissimo tempo. Io ribadisco quello che ho richiesto in Commissione anche l’altro giorno e lo richiedo oggi, soprattutto sul tema della sanità.
Vogliamo delle risposte. Che cosa vuole fare il governo sulla sanità? L’ospedale a che punto è? Si fa quello nuovo? Si ripristina quello vecchio? Che cosa volete fare? Continuiamo a chiedere risposte e voi continuate a non darcele.
