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Attualità

Rossi (PSD): “Con l’Accordo di associazione abbiamo scelto il futuro di San Marino. I giovani ci ringrazieranno, abbiamo vinto una scommessa storica”

“Abbiamo pensato al futuro, ai giovani che stanno andando fuori da San Marino a cercare un futuro.” È uno dei passaggi dell’intervento del consigliere del PSD Matteo Rossi, nel comma comunicazioni del Consiglio Grande e Generale. Al centro la firma dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea, definita una svolta storica per la Repubblica, e il riconoscimento a chi ha lavorato per raggiungere questo traguardo.

L’intervento integrale di Matteo Rossi (PSD)

Come sempre accade quando inizia un nuovo semestre, faccio tanti auguri alle Loro Eccellenze per un proficuo lavoro e per un ottimo semestre. Prendo in prestito alcune delle vostre parole, che mi servono come introduzione al mio intervento perché credo siano estremamente calzanti. Mi riferisco al tema della nostra responsabilità nei confronti delle generazioni future e a quello che poi Sua Eccellenza Casali ha toccato alla fine dell’intervento, quando ha sottolineato che non spetta a noi decidere per chi verrà dopo di noi. Noi dobbiamo essere bravi a capire come va il mondo, quale futuro possa essere quello migliore, ma non dobbiamo essere noi a decidere di tarpare le ali o di interrompere delle strade per chi verrà dopo di noi.

Credo che questo passaggio sia estremamente significativo di quello che oggi, in questo primo Consiglio Grande e Generale da Paese che ha firmato l’Accordo di associazione con l’Unione Europea, siamo chiamati a fare. È un primo Consiglio Grande e Generale storico, perché arriva in concomitanza con un evento che noi tutti, o perlomeno la stragrande maggioranza di questo Parlamento, aspettiamo da tanti anni. Un evento per il quale, lo ribadisco, la stragrande maggioranza di questo Parlamento ha fatto programmi di governo, campagne elettorali, ha governato, perché al governo ci siamo stati tutti, e quindi quella firma è arrivata.

Quella firma oggi arriva come corollario di una visione del mondo, di una visione del futuro che, per via dei dati della storia e delle tappe della nostra storia come sammarinesi, possiamo dividere in due parti. Da una parte c’è una visione che guarda alle esigenze impellenti e che evita di intraprendere strade che al momento sembrano difficili, impossibili o meno vantaggiose. Dall’altra c’è invece una strada che scommette sul futuro, che è in grado di esprimere una visione, di capire come il mondo evolverà e che quindi cerca di spingere i propri concittadini, l’opinione pubblica e la politica verso quella direzione.

Io mi ritengo molto fortunato ad appartenere a un partito, il Partito dei Socialisti e dei Democratici, che nella sua storia, fin dagli albori della sua nascita, ha avuto la stella dell’Unione Europea addirittura nella bandiera, nel simbolo. Un partito nato con una visione ben chiara, una visione di Paese, una visione per cui, in quel determinato periodo storico, contro ogni tendenza, diceva che dovevamo integrarci, perché questo Paese non poteva più andare avanti così. E quella scommessa l’abbiamo vinta grazie alle tante persone, donne e uomini, che hanno militato e che militano tuttora nel partito.

Ma mi riferisco anche a quelli che, prima della nascita di questo partito, hanno intrapreso dei passi fondamentali. Ricordiamo il governo delle sinistre e il 1983, quando San Marino, con il ministro degli Esteri Giordano Bruno Reffi, acquisisce lo status di osservatore presso il Consiglio d’Europa. Una prima tappa importantissima. Usciamo quindi da quel periodo successivo a Rovereta, che aveva fatto dell’amicizia protettrice e del rapporto diretto con qualcuno il fondamento della nostra politica estera, e iniziamo ad abbracciare l’idea del multilateralismo. Questo è stato un passaggio fondamentale e va ricordato oggi, in una giornata così importante.

Nel 1983 c’è l’avvio delle relazioni diplomatiche con l’Unione Europea, nel 1991 l’accordo di cooperazione e l’unione doganale, nel 1992 l’adesione all’ONU. San Marino non è un Paese isolato già da tanto tempo. San Marino ha intrapreso questa strada con grande determinazione, grazie a uomini importanti che hanno avuto una visione.

Purtroppo abbiamo fatto anche degli errori e questo va ricordato. Il più grande di tutti, come rimarcato nella Commissione d’inchiesta, è stato quello del 2005-2006, la mancata firma dell’accordo con l’Italia. Quello è stato l’errore più drastico, perché era il primo passo di integrazione verso un sistema molto più ampio. Un errore che ha portato alle blacklist, alle crisi economiche, alla disoccupazione, alla perdita di orientamento, perché chiaramente eravamo sbandati.

Poi c’è stato il 2007, con la lettera a Barroso, nella quale si chiedeva l’avvio di un percorso di adesione. Un altro momento fondamentale è stata la presidenza del Consiglio d’Europa del 2007, dalla quale la Repubblica di San Marino è uscita fra gli applausi, dimostrando sul grande palcoscenico internazionale e al mondo intero il proprio valore e l’importanza della propria presenza, pur essendo uno degli Stati più piccoli del mondo.

C’è stato poi un passaggio fondamentale nel 2010. Eravamo nel periodo più duro delle blacklist. È chiaro che, una volta che rimandi Fini a casa, la reazione dell’Italia nei confronti di San Marino è stata brutale. Nel 2010, come partito, decidemmo dall’opposizione di sostenere l’allora governo, con la Democrazia Cristiana al governo, per intraprendere quello che è stato un cambio di paradigma. Un cambiamento che poi ha portato i suoi frutti.

C’è voluto tempo, ma è da lì che è partito il nuovo futuro di San Marino, il cambio di passo, la rinuncia ai paradigmi dell’anonimato societario e del segreto bancario. Tutto questo ha portato, nel 2014, all’uscita dalla blacklist. Ci ricordiamo bene quel momento e la contentezza che abbiamo provato.

Dal 2014 al 2026 sono passati dodici anni e San Marino firma l’Accordo di associazione. E quali sono i benefici? Il beneficio principale è lo status di uno Stato che, il giorno dopo aver firmato l’Accordo di associazione, ha ricevuto qui a San Marino la Commissione mista italiana per parlare di futuro.

Pensiamo a quando facevamo anticamera nei meandri dei ministeri, in cerca di qualche funzionario che ci desse qualche spiegazione, quando eravamo ancora un Paesino che viveva con la fortuna di poter dire che facevamo le fatture o qualche altra cosa, e finivamo su Striscia la Notizia per le nostre vicende. Oggi siamo un Paese che, grazie a questa firma, il giorno dopo ha visto arrivare a San Marino i principali vertici del governo italiano per parlare di futuro.

Che cosa siamo diventati? Che cos’è questo Accordo di associazione? Questo Accordo vale per noi, ma vale anche per l’Europa in questo momento storico. Accanto al nostro Segretario Luca Beccari, con il quale ci congratuliamo per la tenacia, la visione e la forza di andare avanti anche in momenti estremamente difficili a livello politico, e al quale ci stringiamo idealmente e stringiamo la mano, c’erano due grandi figure della politica europea. C’era Maroš Šefčovič, che è stato il capo negoziatore per l’Unione Europea. E poi c’era Dombrovskis, il commissario europeo per l’Economia, quello che ha le chiavi dell’economia europea.

Mi piace vedere anche un po’ questi casi della storia. A San Marino abbiamo via Dombrovskis, dove c’è la sede della Direzione dell’infanzia e dei nidi. Quindi Dombrovskis, in qualche modo, rientra nella nostra storia. Due grandi politici, ai vertici dell’Unione Europea, erano lì accanto al nostro ministro degli Esteri e al ministro degli Esteri andorrano per firmare una cosa che può sembrare piccola, ma che in realtà ha una portata incredibile.

E questo avviene in un momento storico in cui il multilateralismo e le organizzazioni sovranazionali stanno vivendo sotto il terrore dei Trump, dei Putin e delle grandi potenze economiche. San Marino, per il mondo, rappresenta nel suo piccolo una grande nota di speranza e di visione.

Guardate cosa sta facendo il Canada con l’Unione Europea. Guardate l’Inghilterra. L’Inghilterra ha avuto dieci governi in dieci anni da quando è uscita dall’Europa e i giovani stanno chiedendo di rientrare, perché il mondo sta andando verso quella direzione. L’Europa, alla quale San Marino si è ora associato, deve avere la forza di far prevalere il diritto e il multilateralismo sull’arroganza e sui tentativi di oppressione che poi si riverberano nelle guerre che stiamo vivendo oggi, che determinati soggetti stanno portando avanti nel mondo.

E quindi l’Europa che cosa ha dimostrato? L’Europa ha dimostrato che, in un momento così, è riuscita a prendere il grande vestito europeo e a realizzarne uno su misura per i due Paesi più piccoli che questo continente ha. È stato uno sforzo incredibile. Un Accordo che solo noi e Andorra possiamo avere il privilegio di avere, un Accordo che tutela le nostre prerogative, il nostro status di piccolo Stato, la nostra economia, la nostra storia, ma che contemporaneamente ci integra in quel mercato.

E quindi ci dovranno dire grazie i giovani, verso i quali abbiamo fatto questo passo in avanti, dimenticandoci di quelle che potevano essere le rendite di posizione del passato, che ormai non ci sono più. È chiaro che a San Marino qualcuno sostiene ancora che queste rendite di posizione esistano. Noi abbiamo pensato al futuro.

Abbiamo pensato ai giovani che stanno andando fuori da San Marino a cercare un futuro, perché vogliamo che quei giovani ritornino in un Paese integrato, in cui le possibilità siano tante, in cui i diritti siano tanti, le libertà siano tante e in cui non ci si debba vergognare di appartenere alla Repubblica più antica del mondo.

È quindi con grandissimo entusiasmo, a nome mio e del Partito dei Socialisti e dei Democratici, che voglio esprimere il nostro riconoscimento a tutti quelli che hanno lavorato per questo percorso. Forza San Marino.

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