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Attualità

San Marino laboratorio digitale d’Europa, la proposta di Nicola Barone

San Marino può diventare un laboratorio europeo di sovranità digitale. Un luogo dove mettere insieme fibra, 5G, servizi pubblici e nuove infrastrutture, per avere più controllo sulle tecnologie da cui dipendono cittadini e imprese. È la proposta avanzata dall’ingegner Nicola Barone, intervenuto ieri pomeriggio sul Titano alla presentazione dell’edizione critica della biografia di Alcide De Gasperi, scritta da Igino Giordani nel 1955. Il suo intervento è stato pubblicato da Il Domani d’Italia.

Barone parte dalle infrastrutture sammarinesi. Indica una copertura completa della fibra fino alle abitazioni e del 5G, la pianificazione di un data center nazionale e il previsto spegnimento della rete in rame, con il passaggio alla fibra delle otto centrali che servono i nove Castelli. Su queste basi, sostiene, il Paese può sperimentare una transizione che tenga insieme autonomia tecnologica, servizi digitali e sostenibilità.

Il punto è avere la possibilità di decidere. Dove vengono conservati i dati, quali regole ne disciplinano l’utilizzo, su quali reti funzionano i servizi essenziali. Per Barone, parlare di sovranità digitale non significa produrre in Europa ogni componente o chiudersi agli scambi con il resto del mondo. Significa evitare che la dipendenza da una tecnologia diventi un punto debole.

“La sovranità è piuttosto la capacità di scegliere”, afferma. E aggiunge: “Significa anche avere competenze, infrastrutture e tecnologie sufficienti per non trovarsi nella condizione in cui qualcun altro possa decidere per noi”.

Da qui il collegamento con De Gasperi. Nel dopoguerra, mettere in comune carbone e acciaio voleva dire condividere risorse decisive per l’industria e la potenza militare. Oggi, nel ragionamento di Barone, lo stesso problema riguarda microchip, cloud, intelligenza artificiale e telecomunicazioni. Cambiano le tecnologie, resta la necessità di affrontare insieme sfide troppo grandi per i singoli Paesi europei.

“Non occorre recuperare ventisette sovranità tecnologiche nazionali, ma costruire una capacità europea”, sostiene l’ingegnere. Il mercato dell’Unione, le imprese, le università e le infrastrutture offrono una dimensione che nessuno Stato membro possiede da solo. La difficoltà sta nel trasformare questo potenziale in strumenti concreti.

Barone richiama anche l’analisi di Mario Draghi sulla competitività europea: recuperare il ritardo nell’innovazione, ridurre le dipendenze strategiche e decarbonizzare l’economia. Nell’intervento ricorda la stima di 750-800 miliardi di euro l’anno di investimenti aggiuntivi necessari per raggiungere gli obiettivi europei nei diversi settori.

Sul digitale, però, la distanza dai traguardi resta ampia. Secondo i dati riportati da Barone, il cloud viene utilizzato dal 46,7% delle imprese, mentre l’intelligenza artificiale entra in circa un’azienda su cinque. La quota europea nel mercato globale dei semiconduttori si ferma intorno al 9%, contro l’obiettivo del 20% al 2030.

La proposta è quindi costruire una capacità autonoma europea nelle infrastrutture decisive, dai grandi centri di calcolo al cloud, fino ai semiconduttori. Una questione che, per Barone, riguarda direttamente anche i diritti e la democrazia: “Chi controlla queste infrastrutture esercita inevitabilmente una forma di potere”.

San Marino laboratorio digitale d’Europa, la proposta di Nicola Barone