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Attualità

Caso Landolfo, l’ISS ha ragione: chi va in aspettativa non può lasciare l’asciugamano sulla poltrona da primario

Giovanni Landolfo, già primario della Chirurgia Generale dell’Ospedale di Stato, vuole rientrare in anticipo dall’aspettativa iniziata a giugno 2025. L’ISS non mette in discussione il ritorno, ma deve stabilire con quale ruolo, perché nel frattempo il reparto è andato avanti con un altro direttore.

Due partiti di opposizione ci hanno visto la mano della politica.

Le carte raccontano una storia molto più semplice.

Nessuno discute il chirurgo.

In quasi vent’anni all’Ospedale di Stato è stato anche direttore del Dipartimento ospedaliero, e alla guida della Chirurgia c’era lui quando in sala operatoria è arrivato il robot. Si discute un’altra cosa: se un’aspettativa tenga in caldo anche la poltrona.

I fatti, in ordine.

All’inizio del 2025 Landolfo chiede di andare in aspettativa.

Ne chiede tre anni, la precedente Direzione dell’ISS gliene concede due a partire da giugno.

Del resto, per l’aspettativa per motivi personali le regole del pubblico impiego non vanno oltre i due anni consecutivi.

Le ragioni sono sue e non c’è nulla da eccepire: l’aspettativa esiste esattamente per questo.

Un ospedale, però, non va in aspettativa.

La Chirurgia Generale è uno dei reparti su cui si regge l’Ospedale di Stato e qualcuno doveva guidarla.

L’ISS l’ha affidata al dottor Nicola Cautero, che dirigeva la Day Surgery ed è un chirurgo con una lunga esperienza anche nei trapianti.

Oggi è direttore facente funzione. Dettaglio non da poco: quando nel 2024 Cautero fu nominato responsabile della Day Surgery, a presentarlo alla comunità ospedaliera fu proprio Landolfo.

Il reparto, insomma, non è finito in mani improvvisate.

Ora, a circa un anno e mezzo dall’inizio, cioè a metà del tempo che lui stesso aveva chiesto, Landolfo ha cambiato programma.

Legittimo.

L’ISS lo ha scritto nero su bianco: il rientro non è in discussione, e nemmeno il valore del professionista.

In discussione c’è il come. Nel frattempo il reparto si è riorganizzato e altri medici si sono caricati responsabilità che prima non avevano.

Ed è qui che la faccenda diventa semplicissima.

Un reparto ha un direttore, uno solo.

Se Landolfo torna a guidarlo, chi l’ha tenuto in piedi in questi mesi deve farsi da parte. Non è politica, è aritmetica. E non c’è alcun automatismo: nel pubblico impiego sammarinese il rientro anticipato dall’aspettativa è, già nel nome, una «concessione».

Si chiede, e l’amministrazione valuta. La logica delle regole è dichiarata. La stessa norma sull’aspettativa ammette periodi più brevi del minimo solo a patto di non dover ricorrere a un sostituto e di non arrecare pregiudizio alla funzionalità del servizio.

Prima il servizio, poi le esigenze del singolo.

Per capire chi ha ragione basta rovesciare la domanda.

Immaginiamo che ogni primario possa chiedere tre anni, prenderne due, tornare quando gli conviene e ritrovare la poltrona libera.

Chi accetterebbe più di guidare un reparto da facente funzione, sapendo di essere un tappabuchi con la scadenza decisa da altri?

E quale ospedale potrebbe programmare sale operatorie, équipe e liste d’attesa su queste basi?

In questi giorni si è ripetuto che San Marino fatica a trattenere i medici.

È vero, e fino a pochi anni fa molti bandi dell’ISS andavano deserti.

Ma l’argomento taglia in due direzioni: un Paese che perde medici non può permettersi di trattare chi è rimasto come un supplente da congedare al suono della campanella.

Trattenere i professionisti significa anche garantire a chi si prende una responsabilità che non evaporerà al primo ripensamento altrui.

Se la politica abbia messo il naso in questa storia lo diranno le risposte all’interpellanza già depositata, ed è giusto chiederle: a San Marino la domanda non è mai oziosa.

Ma per capire la prudenza dell’ISS la politica non serve, bastano un calendario e un organigramma.

E se alla fine Landolfo rientrasse senza la guida del reparto, non sarebbe né un’umiliazione né uno scandalo: sarebbe la conseguenza prevedibile di una scelta sua.

In Riviera lo sanno anche i bambini: l’asciugamano lasciato sul lettino all’alba non vale come prenotazione.

E chi ricompare a metà giornata non può chiedere al bagnino di far alzare chi sotto quell’ombrellone ci ha passato le ore più calde.

L’ISS sta facendo il bagnino serio: un posto per chi torna si trova, ma le regole non si riscrivono per chi cambia idea.

Caso Landolfo, l’ISS ha ragione: chi va in aspettativa non può lasciare l’asciugamano sulla poltrona da primario