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Attualità

San Marino verso la firma con l’Ue. A una settimana dal 19 ottobre, confronto su personale, tempi e nuove regole

Per preparare la pubblica amministrazione all’accordo di associazione con l’Unione Europea, la prima stima indica circa quaranta persone in più. Ma restano da chiarire competenze, organizzazione degli uffici e tempi. A una settimana dalla firma, prevista il 19 ottobre, il confronto nelle commissioni congiunte Affari Interni ed Esteri si concentra su due questioni concrete: come mettere il Paese nelle condizioni di applicare le regole europee e come farle passare in Parlamento senza bloccare i lavori.

Il segretario di Stato agli Interni Andrea Belluzzi spiega che il fabbisogno cambia da ufficio a ufficio. “Sono emersi uffici sui quali l’impatto non è particolarmente rilevante e uffici che riescono a sostenere l’agenda senza ulteriori risorse. In alcune aree servono invece risorse aggiuntive o competenze diverse da quelle presenti nell’attuale organizzazione”. I dieci direttori di dipartimento svolgono già le funzioni di referenti. La formazione, aggiunge, dovrà coinvolgere anche il personale, oltre ai dirigenti.

Tra i cambiamenti in preparazione c’è una statistica autonoma e indipendente, necessaria per lo scambio di dati con l’Ue. Belluzzi indica poi gli appalti tra i settori su cui intervenire per aprire il mercato europeo alle imprese sammarinesi. “Per me questo è il senso principale, il cuore dell’accordo di associazione: avere opportunità che oggi non abbiamo”.

È sul livello di preparazione della macchina pubblica che arrivano le critiche più nette. Matteo Zeppa (Rete) chiede numeri, scadenze e indicazioni sulle figure da formare o inserire: “Mi aspettavo molto di più: dati, date, informazioni sull’impatto sulla pubblica amministrazione. Invece non è stato detto niente”. Maria Luisa Berti (AR) porta il confronto sul funzionamento quotidiano dei servizi: “Ancora oggi abbiamo uffici che non comunicano tra loro e questo non può essere un elemento positivo del servizio della pubblica amministrazione”.

Nicola Renzi (RF) contesta i ritardi su residenze e appalti, attribuendoli alle scelte del governo: “È un ritardo politico, perché non è l’amministrazione a decidere quando sottoporci proposte e progetti di legge”. Chiede anche responsabilità chiare, per evitare che più uffici lavorino sulle stesse cose senza un coordinamento. Carlotta Andruccioli (D-ML) vuole sapere chi deve fare cosa, entro quando e con quali risorse. Il punto è la possibilità di rispettare marzo 2027, scadenza richiamata per diverse materie che si trovano a livelli di preparazione differenti.

L’altro fronte riguarda il passaggio delle norme europee nelle istituzioni sammarinesi. Il segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari propone una legge annuale che stabilisca quali interventi affrontare e quale percorso seguire. L’obiettivo è distribuire il carico di lavoro, evitando che l’arrivo di tante nuove regole intasi il Consiglio. Per le materie più delicate indica il confronto attraverso la legge ordinaria; per gli adeguamenti tecnici, procedure più rapide.

La programmazione raccoglie consensi, ma il ruolo del Consiglio resta il nodo politico. Le perplessità riguardano soprattutto il passaggio dei decreti nelle commissioni e lo spazio per modificarli successivamente in aula. A sollevarle sono anche esponenti della maggioranza. Filippo Tamagnini (PDCS) domanda se basti la ratifica finale a garantire la funzione legislativa. Giuseppe Maria Morganti (Libera) avverte: “credo che la funzione legislativa del Consiglio Grande e Generale non possa essere depotenziata attraverso strumenti pensati per garantire maggiore snellezza”.

Giulia Muratori (Libera) chiede di distinguere gli interventi tecnici dalle decisioni che toccano lavoro, diritti, concorrenza e ambiente. “La semplificazione deve rendere il Parlamento più efficiente, senza renderlo meno centrale”. Antonella Mularoni (RF) apre a procedure veloci, ma prima vuole conoscere le scelte da affrontare: “Non abbiamo preclusioni di principio sulle modalità di recepimento dell’acquis comunitario, ma prima dobbiamo intenderci sui contenuti”. Da più interventi arriva inoltre la richiesta di funzionari a supporto dei gruppi consiliari, per aiutarli a esaminare le norme.

Francesco Mussoni (PDCS) sostiene la necessità di dare ordine al lavoro e rendere le regole comprensibili ai cittadini. Matteo Rossi (PSD) richiama invece il peso che questo passaggio avrà sulle istituzioni, con consiglieri che svolgono anche altre professioni, e sostiene percorsi più rapidi per le questioni tecniche. Ilaria Baciocchi (PSD) invita a spiegare gli effetti concreti dell’accordo: “Se raccontiamo l’accordo soltanto come una quantità enorme di norme europee da adottare, rischiamo di perderne completamente il significato”.

Nelle repliche Belluzzi respinge l’idea che il lavoro sia fermo e propone una seduta dedicata all’organizzazione della pubblica amministrazione, con la Direzione della Funzione pubblica. Beccari rivendica l’attivazione dei referenti e della procedura informatica per far circolare i testi tra gli uffici. Sul ruolo parlamentare chiarisce: “Sgomberiamo il campo da un equivoco: non c’è l’idea di togliere qualcosa al Consiglio. Lo spirito della legge omnibus è proprio che il Consiglio decida cosa semplificare e cosa no”.

Beccari apre alle modifiche sui passaggi più contestati e propone un confronto comune: “Vediamoci insieme, maggioranza e opposizione, facciamo un gruppo di lavoro nel quale ognuno possa dire come la pensa”. La prima legge annuale è prevista entro giugno 2027. Nel frattempo, per adottare le norme necessarie, si continueranno a utilizzare gli strumenti già disponibili.