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Attualità

Mularoni (RF), accordo Ue: “Questo lavoro avrebbe dovuto essere fatto già da molti mesi e sono preoccupata per il ritardo”

Ricevere al più presto i testi da recepire e concordare le procedure per affrontare l’accordo di associazione con l’Unione Europea. È la richiesta della commissaria Antonella Mularoni (RF), intervenuta nella commissione congiunta del 12 ottobre. Di seguito il suo intervento integrale.

“Sul riferimento del Segretario agli Interni sarò rapidissima, perché condivido quanto ha detto il collega Matteo Zeppa. Considerato che l’accordo si firma la prossima settimana, che mancano sette settimane alla fine dell’anno e che, se entrerà in vigore il 1° gennaio o il 1° febbraio 2027, dobbiamo essere pronti, mi aspettavo che questa riunione delle due commissioni servisse a entrare nel concreto, nell’esame della normativa da recepire. Dovremmo già sapere cosa recepire come primo intervento e poter quindi discutere nel dettaglio le modalità. Ricordo al Segretario Belluzzi che l’articolo 3 del progetto di legge presentato oggi dal Segretario agli Esteri prevede che, entro il 31 ottobre di ogni anno, il Congresso di Stato, su proposta del Segretario di Stato per gli Affari Esteri, d’intesa con il Segretario di Stato per gli Affari Interni e sentiti gli altri Segretari di Stato, debba presentare il progetto di legge. La sua Segreteria avrà quindi un ruolo chiave e non possiamo arrivare a metà ottobre a dire «faremo», «diremo», «il mio pensiero è questo». Chiedo formalmente al governo di farci avere prima possibile il quadro completo dell’acquis che dovremo recepire nella prima fase. Ribadisco ciò che vi ho già detto molte volte: come partito politico abbiamo sempre dato la massima disponibilità a valutare insieme le modalità migliori per dimostrare all’Unione Europea che siamo capaci di affrontare questa sfida. Non abbiamo preclusioni di principio sulle modalità di recepimento dell’acquis comunitario, ma prima dobbiamo intenderci sui contenuti. Faccio un esempio banale, esprimendo la mia opinione personale: se dobbiamo recepire le modalità tecniche delle capocchie delle viti o dei chiodi, va benissimo adottare una procedura molto veloce. Se dobbiamo discutere argomenti molto più rilevanti, dobbiamo decidere insieme e stabilire procedure diverse. Segretario Beccari, ho apprezzato che abbia precisato che questo è solo un progetto da discutere. Se aprirete un tavolo, parteciperò molto volentieri, perché secondo me ci sono molte cose da rivedere, anche rispetto alla modalità prevista dall’articolo 5, comma 1. Voglio però fare un’altra considerazione: pensate di snellire molto il lavoro in questo modo, ma intanto private molti consiglieri della possibilità di esprimersi. E quanti saranno questi provvedimenti? Se sono migliaia, farli passare tutti in commissione e poi nuovamente in Consiglio potrebbe non essere la soluzione migliore. Vorrei guardare anche alle migliori pratiche adottate dai Paesi piccoli, ad esempio Malta, dove i membri del Parlamento, come noi, non sono professionisti a tempo pieno. Personalmente ritengo un valore aggiunto il fatto che non lasciamo la nostra professione. Sono state previste modalità diverse e lo faccio presente anche ai colleghi della Commissione per le riforme istituzionali, della quale oggi sono presenti i due presidenti e vari membri. Si potrebbe prevedere, ad esempio, un funzionario dedicato, pagato dallo Stato, per ogni gruppo consiliare, che esamini preventivamente la normativa da recepire ogni anno. Questo è fondamentale. Queste persone riferirebbero poi ai gruppi consiliari, rassicurandoli sul fatto che, ad esempio, l’80% dei provvedimenti è di natura tecnica e non richiede discussioni politiche. Per quella parte prevediamo una procedura velocissima e lasciamo le discussioni politiche al Consiglio Grande e Generale. Un vaglio preventivo da parte di tutti i gruppi, anche mediato o indiretto, deve comunque esserci. Mi sembra che questo non sia previsto nel vostro progetto di legge. So, Segretario, che venerdì sarà in Commissione per le riforme istituzionali. Vorrei davvero che riuscissimo a mantenere l’idea di un Consiglio Grande e Generale composto da persone che non lavorano qui a tempo pieno, ma che hanno comunque il polso della situazione, sanno cosa sta succedendo e come si vuole procedere. Vedo inoltre, Segretario Beccari, che l’articolo 8 prevede per il 2027 il termine del 30 giugno per il recepimento dell’acquis comunitario. Immagino che sia la scadenza alla quale avete pensato per il primo recepimento, oppure mi dirà se si tratta del primo o del secondo. L’Unione Europea accetta che l’accordo entri in vigore senza che siamo pronti neppure con il recepimento della prima parte dell’acquis? Le pongo questo quesito perché ho sempre immaginato che, quando comunichiamo all’Unione Europea l’entrata in vigore dell’accordo, indichiamo le parti per le quali siamo pronti. Non credo che potremmo dire di non essere pronti su nulla e fare comunque entrare in vigore l’accordo. Su questo potrà certamente rispondermi. Ho guardato anche i due documenti che ci avete fornito, con il calendario e il suo aggiornamento. Vedo che le cose per le quali prevedete di essere pronti entro il 2026 sono poche. Per tutte le altre c’è ancora molto da lavorare, lo capisco. Chiedo nuovamente di avere i progetti di legge sui quali il governo ritiene di essere pronto. Nelle ultime Commissioni Esteri ci è stato detto che per alcuni testi, sui permessi di soggiorno e sulle residenze, il lavoro era praticamente pronto. Vi chiedo di farci avere questi benedetti progetti di legge perché, ripeto, mancano sette settimane alla fine del 2026. Se dobbiamo svolgere anche un lavoro di elaborazione all’interno dei nostri gruppi, vogliamo ricevere per tempo i testi politicamente sensibili e che possono avere un impatto rilevante sul Paese. Faccio un altro esempio, che ho seguito dalla scorsa legislatura: il progetto di legge sulle società. Avevo partecipato anche a un incontro in videoconferenza con il professor Baratta e il Dipartimento Affari Esteri. Ci era stato detto che il professore ci stava lavorando e che le cose da modificare non erano molte: prevedere qualche tipologia societaria in più, consentire che gli atti costitutivi delle società si possano fare con atti pubblici e affrontare il problema più rilevante del regime delle società, da adeguare alla normativa comunitaria. Una persona con esperienza nell’Ufficio Attività Economiche è, fra l’altro, da tempo al Dipartimento Affari Esteri. Ho poi letto che il Segretario di Stato all’Industria ha affidato una consulenza a un professionista. Vedo purtroppo che il nuovo fronte della spesa è diventato quello delle consulenze per il recepimento dell’acquis comunitario, anche in contrasto con quanto ci era stato detto nella scorsa legislatura. Riusciamo ad avere un quadro e a capire a che punto siamo? Quando avrete un progetto di legge sulle società, facciamoci aiutare dall’Ordine dei commercialisti e dall’Ordine dei notai, per evitare i soliti pastrocchi sui quali dobbiamo intervenire dopo un mese. Riusciamo a lavorare in maniera coordinata come Paese e a valorizzare le risorse che abbiamo? Le risorse ci sono e non abbiamo bisogno di consulenze per tutto, anche da parte di persone che, nella migliore delle ipotesi, ci presentano un progetto di legge uguale a quello italiano e che, a volte, è anche scritto male e non è adeguato al nostro ordinamento. Il mio invito è a farci avere al più presto questi testi e a chiarire a che punto siamo con il progetto di legge sulle società. Come ho già detto, dobbiamo essere pronti il prima possibile sulle misure che possono portare valore aggiunto e un aumento del PIL. Non dobbiamo prepararci soltanto sulle cose che l’Unione Europea ci chiede di fare e che giustamente dobbiamo fare, sapendo che su alcune avremo qualche problema, come gli aiuti di Stato e la concorrenza. Mi sembra che questi aspetti siano sottovalutati nel vostro documento, mentre credo che vadano spiegati bene alle nostre imprese. Allo stesso tempo dobbiamo mettere in pista provvedimenti che possano portare valore aggiunto, anche attraverso forme di cooperazione tra società e operatori economici sammarinesi e quelli dei Paesi comunitari. Dovremmo essere velocissimi. Questo lavoro avrebbe dovuto essere fatto già da molti mesi e sono preoccupata per il ritardo. Vengo all’ultimo documento, quello in blu e turchese, colori patriottici. In molti punti vedo degli asterischi accanto alla dicitura «nessun adattamento». In fondo si dice che, al momento dell’entrata in vigore dell’accordo di associazione, San Marino dovrà disporre di una normativa nazionale di recepimento del pertinente acquis dell’Unione Europea e darne concreta applicazione. Questo significa che dobbiamo ancora fare tutto? «Nessun adattamento» significa che non c’è bisogno di adattamenti oppure che non ne è stato ancora fatto nessuno? Se l’interpretazione è quest’ultima, mi sembra che il lavoro sia enorme. Se invece non è richiesto alcun adattamento perché siamo già a posto, non capisco cosa significhi l’asterisco in fondo rispetto alla frase precedente. Se mi rassicurate che «nessun adattamento» significa che siamo già pronti, sono la persona più felice del mondo. Concludo e vi ringrazio per avermi consentito di sforare un attimo. Da parte mia c’è la massima disponibilità a valutare insieme le modalità migliori per essere pronti quando sarà il momento di far entrare in vigore l’accordo di associazione, che ci auguriamo possa avvenire il prima possibile. Fateci avere al più presto tutto il materiale e tutto l’acquis relativo al primo recepimento comunitario: daremo il nostro contributo. Segretario Beccari, ci sono alcuni aspetti del progetto di legge sui quali dovremo discutere. Non potete scrivere che il Congresso di Stato si impegna a garantire, «ove possibile», il primo recepimento con legge ordinaria degli atti che introducono innovazioni rilevanti. Decidiamo insieme quali materie recepire con legge ordinaria e, per tutto ciò che non richiede quel percorso, troviamo insieme procedure molto più veloci. Siamo d’accordissimo, nel rispetto delle competenze del Consiglio Grande e Generale quale potere legislativo di questa Repubblica.”

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