Il coordinamento tra le commissioni e la programmazione dei lavori del Consiglio Grande e Generale sono al centro dell’intervento del commissario Lorenzo Bugli (PDCS) nella commissione congiunta del 12 ottobre, dedicata all’attuazione dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. Di seguito il suo intervento integrale.
“Anch’io mi unisco al collega nel ringraziare i due Segretari di Stato per le relazioni e condivido le perplessità espresse sull’articolo 5. C’è però un tema sul quale, secondo me, dovremmo lavorare per arrivare a una risposta: il metodo con cui affrontiamo l’accordo di associazione. La distribuzione dei diversi progetti di legge nelle varie commissioni deve avere un coordinamento. Ricordo, e il Segretario mi correggerà se sbaglio, che è previsto anche un comitato parlamentare di associazione, che dovrà rapportarsi con il Parlamento europeo e affrontare alcuni passaggi relativi alle norme europee che potrebbero entrare in vigore e che dovremo recepire. Se parliamo di metodo, c’è un aspetto importante: abbiamo molte commissioni che spesso affrontano diverse tematiche senza un coordinamento. Penso alla Commissione per le riforme istituzionali, di cui il collega Renzi è presidente, e alla nostra Commissione, che si occupa da sempre dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. Prima si è parlato anche della commissione mista, della quale facciamo parte di diritto. L’idea di crearla è nata all’interno della Commissione Affari Esteri ed è stata poi portata in Consiglio Grande e Generale con un ordine del giorno, coinvolgendo anche le associazioni di categoria. Secondo me c’è un po’ di ordine da fare, perché alcuni aspetti affrontati dalla Commissione per le riforme istituzionali devono essere trattati anche con la Commissione Affari Esteri. Serve un coordinamento sulle norme che andremo a recepire, alcune delle quali cambieranno tanti aspetti della Repubblica di San Marino, a mio avviso in maniera estremamente favorevole, con maggiore trasparenza e importanti interventi di ammodernamento legislativo. Il tema principale è che questo accordo ci impone di cambiare il metodo di approccio all’attività politica. Un primo passaggio è stato fatto con il regolamento consiliare, ma secondo me non basta: occorre un coordinamento dell’attività. Come diceva giustamente il Segretario, la mole di lavoro può non spaventare, anche perché ci sono passaggi di recepimento automatico. A me preoccupa invece come questi atti verranno trattati a livello politico, se non definiamo una programmazione dei lavori del Consiglio Grande e Generale. Questa è la vera sfida. È come se l’Europa ci dicesse: bene, siete entrati, ora dovete fare uno scatto di maturità e coordinarvi a livello politico. La preoccupazione espressa dal collega Zeppa dovrebbe quindi trovare spazio anche nei nostri lavori, perché mettere in ordine certi passaggi diventa fondamentale. È l’accordo stesso a richiamarci a questi aspetti. La commissione mista non va persa, questo è verissimo. Ricordo che l’ordine del giorno, al quale lavorò anche l’attuale Eccellenza Giovagnoli, serviva proprio a trasmettere informazioni alle associazioni di categoria. Il collega di opposizione ha detto bene: quando mancano le informazioni nasce la disinformazione, che è ancora una delle cose peggiori che abbiamo nel nostro Paese. In un Paese così piccolo non dovrebbe esserci, o quantomeno dovrebbe essere limitata a chi ne fa un’attività prettamente politica. Invece c’è ancora molta confusione. Tante volte ci ritroviamo a dover spiegare passaggi che per noi sono scontati. La commissione mista serviva a trasmettere queste informazioni e a capire quali fossero le principali richieste delle associazioni di categoria, che la politica doveva poi portare nei vari organi. Oggi, a mio modo di vedere, va benissimo tutto, ma il primo aspetto è il coordinamento politico. Alcune commissioni devono essere allineate su determinati passaggi e devono essere convocate insieme, come è stato fatto egregiamente oggi, oppure si deve prevedere un lavoro ancora più ampio della commissione mista su alcuni aspetti. Il coordinamento è fondamentale, perché questo accordo ci chiede di cambiare il metodo dell’attività politica”
