Il segretario di Stato alle Finanze Marco Gatti interviene sull’inchiesta che ha investito la Giochi del Titano e che ruota attorno a un presunto sistema di riciclaggio da quasi 7,5 milioni di euro attraverso le slot machine. Un caso sul quale, sottolinea più volte Gatti, bisogna però muoversi rispettando i tempi per avere il quadro completo: l’indagine è ancora aperta e spetta alla Magistratura ricostruire eventuali responsabilità e ruoli.
Segretario, è una vicenda che sta facendo molto parlare. Qual è in questo momento la posizione del governo?
«È difficile dire di più perché l’indagine è ancora aperta e le notizie sono sicuramente parziali. Quello che sappiamo è sostanzialmente quello che abbiamo già avuto modo di apprendere anche dalla stampa ed integrare con il comunicato stampa del Congresso di Stato. Il Consiglio di Amministrazione si è immediatamente adoperato per fare in modo che ci sia piena collaborazione con la Magistratura e, allo stesso tempo, per garantire la continuità dell’attività della Giochi del Titano. In questo momento c’è inevitabilmente una situazione di tensione ma il nostro compito principale è garantire che l’attività della società non subisca turbative. Il Cda è già intervenuto sulla riorganizzazione, come ci è stato comunicato nei giorni scorsi. Ora dobbiamo attendere gli esiti e gli elementi delle indagini».
Uno degli interrogativi principali riguarda proprio i controlli. Com’è possibile che un presunto sistema di questo tipo sia andato avanti senza essere fermato prima?
«Le procedure della Giochi del Titano sono importanti, anche se confrontate con realtà analoghe svolte in altri Stati. Quello che sembra emergere da una prima ricostruzione dei fatti è che ci possa essere stato chi che ha favorito il raggiro dall’interno della struttura. Adesso si tratta di sapere chi, come e perché».
Quindi il problema, secondo voi, potrebbe non essere stato nel sistema di controllo in sé, ma in eventuali complicità interne?
«Verificheremo anche le procedure ma da quanto è dato sapere al momento parrebbe che ci siano state delle complicità per favorire un “cliente” della Giochi. Dico “parrebbe” perché questi aspetti sono al vaglio dalla magistratura, che ha tutti gli strumenti per poterlo fare. Però prima di esprimerci con certezza dobbiamo avere più elementi e soprattutto attendere il completamento delle attività di indagine».
Dall’inchiesta emerge però che altri campanelli d’allarme, esterni alla Giochi del Titano, sono scattati. Il sistema sammarinese nel suo complesso ha funzionato?
«Sì, come in altre occasioni, le attività di segnalazione di operazioni sospette negli ultimi anni sono molto migliorate e consentono alle Autorità preposte di svolgere con efficacia il loro ruolo».
Ritiene quindi adeguati i presidi e le procedure interne della Giochi del Titano?
«La Giochi del Titano, è stata oggetto di ispezioni da parte degli organi preposti anche per verificare l’organizzazione della struttura e di tutti i presidi, e non ci risulta che sotto l’aspetto delle procedure vi fossero carenze gravi, anzi.»
L’inchiesta coinvolge il direttore generale e altri dipendenti. Il governo si è già fatto un’idea delle responsabilità?
«No, non abbiamo sufficienti elementi, dobbiamo attendere. In questo momento è difficile esprimersi anche sulle persone indagate. Quando l’attività d’indagine ci fornirà l’intero quadro potremo esprimerci su quello che è effettivamente avvenuto. Prima di allora non è possibile arrivare a conclusioni».
Questa vicenda rischia di avere ripercussioni sulla Giochi del Titano, che resta comunque una risorsa importante per le casse dello Stato?
«La Giochi del Titano è una risorsa importante per lo Stato e per i dipendenti che ci lavorano. Proprio per questo dobbiamo garantire la continuità dell’attività. Il Consiglio di Amministrazione si è mosso con tempestività riorganizzando i ruoli, proprio per garantire che non ci siano turbative rispetto all’attività della società e, contemporaneamente ripeto, che venga garantita la piena collaborazione con la magistratura».
Domani Motus Liberi, Repubblica Futura e Rete hanno chiesto un riferimento urgente del Congresso di Stato. Il governo è pronto a riferire?
«In questo momento gli elementi in mano al governo sono sostanzialmente gli stessi che sono già emersi sulla stampa. Non abbiamo ulteriori elementi rispetto a quelli che sono diventati pubblici. Ad ogni modo, martedì si riunirà il Congresso di Stato e la vicenda verrà naturalmente affrontata. Però, mi risulta che le opposizioni abbiano loro rappresentanti nel CdA e nel Collegio Sindacale che sicuramente, per ruolo, hanno maggiori elementi dello stesso Governo».
