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Attualità

Quando il gioco d’azzardo accese le tensioni tra Italia e San Marino: dal blocco al confine alle slot di Rovereta

C’è un filo che attraversa quasi ottant’anni di rapporti tra Italia e San Marino. Dentro ci sono un confine lungo appena poche decine di chilometri, il denaro, il gioco d’azzardo e, in epoche diverse, Rovereta. Storie profondamente differenti, senza alcun collegamento giudiziario tra loro, ma che finiscono per incrociarsi nello stesso piccolo pezzo di territorio.

Oggi il nome di Rovereta è tornato sulle prime pagine per l’inchiesta sul presunto riciclaggio di quasi 7,5 milioni di euro attraverso le slot della Giochi del Titano. Ma il rapporto tra San Marino, Italia e gioco ha radici molto più lontane. Bisogna tornare all’immediato dopoguerra, quando sul Titano governava la coalizione tra comunisti e socialisti e l’Europa stava entrando nella guerra fredda.

Nel 1949 San Marino aprì il Kursaal Casino. L’idea era anche economica: attirare visitatori, soprattutto dalla vicina Italia, e creare nuove entrate per una piccola Repubblica che usciva dagli anni difficilissimi della guerra.

Il progetto, però, si trasformò rapidamente in un motivo di forte attrito con Roma.

Il punto era semplice: molti potenziali clienti arrivavano dall’Italia. Bastava attraversare il confine per trovare sul Titano una casa da gioco che dall’altra parte della frontiera non era vista di buon occhio. Il governo italiano reagì irrigidendo i controlli e facendo pressione sulla Repubblica affinché quell’esperienza terminasse.

La questione economica si intrecciava inevitabilmente con quella politica. San Marino era governato da comunisti e socialisti, mentre l’Italia era saldamente collocata nel blocco occidentale. Erano i primi anni della guerra fredda e avere una Repubblica guidata anche dai comunisti praticamente incastonata nel territorio italiano rappresentava già di per sé un elemento di tensione.

Il casinò diventò quindi molto più di una sala dove tentare la fortuna. Il gioco finì dentro la partita politica e diplomatica tra i due Stati.

Le pressioni italiane si fecero sentire soprattutto alla frontiera, rendendo sempre più difficile l’afflusso dei giocatori verso San Marino. Senza la clientela proveniente dall’Italia, il modello economico della casa da gioco diventava inevitabilmente fragile.

L’esperienza durò poco. Nel 1951 il casinò chiuse, appena 17 mesi dopo l’apertura. Il Kursaal sarebbe rimasto, ma con un’altra funzione, diventando uno degli edifici pubblici più conosciuti della Repubblica.

La tensione tra Italia e San Marino, però, non era destinata a sparire.

Pochi anni più tardi sarebbe esplosa la crisi del 1957, quella passata alla storia come i fatti di Rovereta. Questa volta il gioco non era al centro dello scontro. Il terreno era apertamente politico e istituzionale.

Gli equilibri nel Consiglio Grande e Generale erano saltati e il Paese si era trovato diviso tra la coalizione socialcomunista al governo e una nuova maggioranza. Tra il 30 settembre e il primo ottobre, alcuni esponenti di quest’ultima si sistemarono in uno stabilimento industriale ancora in costruzione a Rovereta e proclamarono un governo provvisorio.

Anche in quella vicenda il confine italiano diventò decisivo. Rovereta era una posizione strategica proprio perché praticamente appoggiata all’Italia. Roma riconobbe il governo provvisorio e i carabinieri italiani si schierarono sul lato italiano della frontiera.

Quasi settant’anni dopo quei fatti, Rovereta torna nelle cronache. E torna il gioco.

Naturalmente il contesto non potrebbe essere più diverso. Non c’è oggi alcuna crisi diplomatica tra Italia e San Marino, né uno scontro politico paragonabile a quello del dopoguerra. Questa volta, anzi, le autorità giudiziarie dei due Paesi sono impegnate negli accertamenti su una vicenda che attraverserebbe entrambi i territori.

Al centro dell’indagine c’è il presunto sistema utilizzato dall’imprenditore siciliano Elio Marino e dalla compagna Aizada Chokoeva per trasformare grosse quantità di contante di presunta provenienza illecita in denaro apparentemente riconducibile a vincite ottenute alle slot della Giochi del Titano.

Il meccanismo ipotizzato dagli investigatori sarebbe stato piuttosto lineare. Il contante veniva inserito nelle macchinette che, secondo i dati indicati nell’indagine, restituiscono teoricamente tra il 92 e il 95% delle somme giocate. Una perdita limitata sarebbe stata quindi il prezzo da pagare per ottenere in cambio vincite che potevano essere liquidate anche attraverso assegni e successivamente depositate in banca.

Anche questa storia, secondo l’accusa, corre avanti e indietro attraverso il confine. Il denaro sarebbe partito da un sistema di bonifici per fatture relative a operazioni inesistenti. Marino avrebbe recuperato il corrispettivo in contanti in Italia attraverso un intermediario albanese. Il cash sarebbe poi arrivato a San Marino per essere giocato alle slot.

Tra il 2019 e il 2026 sarebbero finite sotto la lente operazioni per 7.493.421,67 euro.

Gli investigatori stanno ora cercando di capire quanto fosse esteso il presunto sistema. Sono state sequestrate dieci slot machine, insieme ai dati di gioco, cellulari, computer, server e materiale proveniente dai sistemi di videosorveglianza. Al momento gli indagati sono sette e tra loro figurano cinque dipendenti della Giochi del Titano. Il direttore generale Salvatore Caronia è agli arresti domiciliari.

È importante fermare qui il parallelo: non esiste alcun nesso tra l’inchiesta del 2026, il casinò del dopoguerra e i fatti di Rovereta del 1957.

Esiste però un filo storico interessante.

Nel 1949 San Marino provò a fare del gioco uno strumento per attirare visitatori e denaro dall’Italia. Roma reagì e la questione del casinò diventò uno dei terreni di tensione tra i due Paesi, fino alla chiusura del 1951. Nel 1957, a Rovereta, il confine tornò protagonista, questa volta nella più delicata crisi politica sammarinese del dopoguerra.

Oggi la prospettiva è rovesciata. Non ci sono governi contrapposti né frontiere da stringere. Italia e San Marino stanno collaborando sul piano giudiziario per ricostruire il percorso di milioni di euro che, secondo l’accusa, avrebbe attraversato proprio quel confine.

E in mezzo, ancora una volta, c’è il gioco.

Dal Kursaal alle slot della Giochi del Titano, passando per Rovereta: epoche, protagonisti e vicende completamente diversi. Ma sempre con Italia e San Marino a pochi metri di distanza e il confine a fare da sfondo.

Quando il gioco d’azzardo accese le tensioni tra Italia e San Marino: dal blocco al confine alle slot di Rovereta