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Riciclaggio da 7,5 milioni alla Giochi del Titano: tutto quello che sappiamo finora sull’inchiesta

Un giro da quasi 7,5 milioni di euro, sette persone indagate, il direttore generale della Giochi del Titano Salvatore Caronia agli arresti domiciliari, dieci slot machine sequestrate e una montagna di materiale da passare al setaccio. È questo, fino a questo momento, il quadro dell’inchiesta che ha investito la società sammarinese e che ruota attorno a un presunto sistema per “ripulire” denaro attraverso le macchinette da gioco.

L’indagine, condotta tra San Marino e la Procura di Ravenna, è ancora in pieno sviluppo. E proprio l’analisi di cellulari, computer, server, videosorveglianza e dati delle slot potrebbe permettere agli inquirenti di capire quanto fosse estesa la presunta rete e se altre persone abbiano avuto un ruolo.

Sette indagati, cinque lavorano alla Giochi del Titano

Al momento sono sette le persone finite nel registro degli indagati. Ci sono l’imprenditore siciliano Elio Marino, da anni residente a Ravenna, e la compagna Aizada Chokoeva.

Poi c’è il fronte interno alla Giochi del Titano. Sono coinvolti cinque dipendenti della società: l’amministratore delegato Salvatore Caronia, il responsabile del controllo amministrativo Alessandro Calzolari, il vice direttore Angelo Muraccini, la caposala Monica Valenti e la dipendente Dominga Venerucci. A queste accuse alle persone fisiche si aggiunge l’indagine alla stessa Giochi del Titano S.p.a. quale ipotizzata responsabile della persona giuridica.

Il numero, però, potrebbe non essere definitivo. Gli accertamenti sul materiale sequestrato serviranno anche a stabilire chi sapesse cosa e chi, eventualmente, abbia dato una mano alla coppia. Dalla difesa di Caronia, al momento, non sono arrivate dichiarazioni.

Il cuore dell’inchiesta: soldi dentro le slot, assegni fuori

Il meccanismo ipotizzato dagli investigatori è relativamente semplice. Il contante sarebbe stato inserito nelle slot machine della Giochi del Titano. Le macchine, secondo quanto emerge dagli atti, hanno una percentuale teorica di restituzione compresa tra il 92 e il 95% delle somme giocate.

In sostanza, a fronte di una perdita limitata, gran parte del denaro inserito sarebbe tornata indietro sotto forma di vincita. Ed è qui che scatterebbe il passaggio decisivo: le vincite sarebbero state pagate attraverso assegni della Giochi del Titano, che potevano quindi essere versati sui conti bancari con una causale legata al gioco.

Secondo l’accusa, in questo modo denaro di presunta provenienza illecita sarebbe stato trasformato, almeno sulla carta, in vincite ottenute alle slot.

Il sistema sarebbe andato avanti per anni, dal 2019 al 2026.

Da dove sarebbe arrivato il contante

Gli investigatori stanno ricostruendo anche quello che sarebbe accaduto prima dell’arrivo dei soldi sul Titano.

Secondo l’ipotesi investigativa, Marino avrebbe effettuato bonifici legati a fatture per operazioni inesistenti verso società a lui riconducibili. Il corrispettivo sarebbe poi tornato nelle sue mani in contanti attraverso un intermediario albanese, con passaggi anche nel Bergamasco.

A quel punto il denaro sarebbe stato trasportato verso San Marino, dove sarebbe iniziata la seconda parte del meccanismo: quella delle giocate alle slot e della successiva conversione in assegni.

Sul tavolo degli investigatori ci sono ipotesi di denaro proveniente da reati fiscali e societari, appropriazione indebita, evasione fiscale e truffa.

Quasi 7,5 milioni sotto la lente

La cifra che dà la dimensione dell’inchiesta è 7.493.421,67 euro. È l’ammontare delle operazioni finite sotto osservazione nel periodo preso in esame.

Un volume di denaro che, secondo gli investigatori, sarebbe stato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati da Marino, indicati in cifre comprese tra circa 5mila e 38mila euro.

Proprio la distanza tra redditi dichiarati e quantità di denaro movimentata rappresenta uno dei punti sui quali si concentra l’indagine.

Il sospetto sulle slot “riservate” alla coppia

C’è poi un altro pezzo della vicenda che gli inquirenti stanno cercando di mettere a fuoco: cosa succedeva materialmente dentro la sala da gioco.

L’ipotesi è che alcuni dipendenti abbiano favorito Marino e Chokoeva, arrivando a impedire ad altri clienti di utilizzare determinate slot, così da lasciarle a disposizione della coppia e consentirle di completare le giocate e riscuotere le relative vincite.

Gli investigatori starebbero inoltre approfondendo eventuali trattative sulle commissioni legate al presunto “servizio”.

È proprio il possibile coinvolgimento di personale interno uno dei punti ancora da chiarire.

Dieci slot sequestrate: si cercano anomalie nel software

Ed è qui che entrano in gioco i sequestri. Gli inquirenti non si sono limitati a documenti e telefoni.

Sono state acquisite dieci slot machine con i relativi dati di gioco, insieme a computer, server e altri dispositivi informatici. Sotto esame anche i sistemi di videosorveglianza, che potrebbero consentire di ricostruire movimenti, presenze e modalità delle giocate.

Il punto è capire se le macchine funzionassero normalmente oppure se ci sia stato qualcosa di più.

Gli investigatori vogliono infatti verificare anche l’eventuale presenza di anomalie o forzature informatiche nel funzionamento delle slot. Se emergessero manipolazioni, il quadro delle contestazioni potrebbe ulteriormente cambiare, con la possibile ipotesi anche del reato di truffa.

Cellulari e computer possono allargare l’inchiesta

Una parte importante della partita si giocherà quindi sull’analisi del materiale sequestrato.

Cellulari e dispositivi informatici degli indagati, insieme ai server e ai dati delle macchinette, potrebbero permettere di ricostruire contatti, conversazioni, operazioni e rapporti tra le persone coinvolte.

Le immagini della videosorveglianza potrebbero invece aiutare a capire chi frequentasse le slot utilizzate dalla coppia e come venissero gestite materialmente le giocate.

Da questi accertamenti potrebbe emergere anche l’eventuale coinvolgimento di altre persone. Per questo il numero degli indagati potrebbe aumentare, anche se al momento il quadro resta fermo a sette.

Le banche e le segnalazioni dell’Aif

Il flusso di denaro aveva fatto scattare più di un campanello d’allarme.

Le operazioni riconducibili a Marino erano finite sotto la lente di Banca Agricola Commerciale e Banca di San Marino, mentre l’Agenzia di informazione finanziaria (Aif) aveva effettuato segnalazioni nel luglio e nel settembre 2026.

Secondo l’accusa, alcune intercettazioni evidenzierebbero inoltre pressioni esercitate da Caronia su funzionari di Banca Agricola Commerciale, affinché non venisse richiesta a Marino la dichiarazione dei redditi. Un documento che avrebbe consentito di confrontare immediatamente la capacità economica dell’uomo con il volume delle giocate effettuate.

Anche questo è uno degli aspetti che dovranno essere verificati nel corso dell’inchiesta.

La Giochi del Titano sospende i coinvolti

Dopo l’esplosione del caso, la Giochi del Titano è intervenuta sul piano interno. Il consiglio di amministrazione ha disposto la sospensione dei soggetti coinvolti e la nomina dei sostituti, con l’obiettivo di garantire la continuità dell’attività nella sede di Rovereta.

La società ha rivendicato la propria “totale estraneità alle contestazioni”, ribadendo di avere operato nel rispetto delle norme e assicurando collaborazione agli inquirenti.

La posizione del governo

Sulla vicenda è intervenuto anche il Congresso di Stato, considerando che il governo sammarinese è socio unico della società.

L’esecutivo ha espresso “piena fiducia nell’operato della Magistratura e nelle Autorità preposte agli accertamenti”, sottolineando le misure adottate dal consiglio di amministrazione per garantire collaborazione e continuità aziendale.

Il governo ha inoltre precisato che “le vicende non possano in alcun modo essere ricondotte all’attività complessiva della società né alla generalità dei suoi dipendenti”.

Cosa resta ancora da capire

Il quadro, dunque, è tutt’altro che chiuso. Gli investigatori devono stabilire se e quanti dipendenti abbiano effettivamente favorito il presunto sistema, se le slot siano state semplicemente utilizzate sfruttandone il normale meccanismo di restituzione oppure se siano state in qualche modo manipolate e quale fosse l’esatta rete di rapporti dietro ai movimenti di denaro.

Soprattutto, resta da capire quanto fosse grande il sistema.

I sequestri di questi giorni potrebbero fornire le risposte: dieci slot, dati di gioco, immagini delle telecamere, cellulari, computer e server rappresentano ora il materiale su cui si concentra l’inchiesta.

Le contestazioni descritte rappresentano ipotesi investigative ancora da verificare nel corso del procedimento. Per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Riciclaggio da 7,5 milioni alla Giochi del Titano: tutto quello che sappiamo finora sull’inchiesta.