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Italia, il bando-tipo sui balneari divide: «Premia gli uscenti»

La bozza del bando-tipo nazionale per le concessioni balneari, predisposta dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è arrivata sul tavolo di Regioni ed enti locali e ha subito aperto un fronte di polemiche. Il testo fissa una durata delle nuove concessioni tra cinque e venti anni e impone l’avvio delle procedure almeno sei mesi prima della scadenza dei titoli, comunque entro il 30 giugno 2027, garantendo la continuità dei servizi fino al subentro effettivo.

Dal mondo degli operatori il giudizio è a metà. Riccardo Ripa, presidente del Sib-Confcommercio della provincia di Rimini, considera positivo che nei criteri di valutazione vengano riconosciuti «l’esperienza maturata nel settore, la continuità del servizio, la prevalente fonte di reddito e le caratteristiche delle piccole imprese e delle imprese familiari». Resta però il nodo degli indennizzi: la bozza prevede un rimborso sugli investimenti non ancora ammortizzati negli ultimi cinque anni, «durante i quali peraltro nessuno di noi ha potuto investire», e non contempla il valore aziendale. «Su questo il nostro giudizio rimane fortemente negativo», dice Ripa, che chiede al Comune di definire i lotti in modo da non «concentrare centinaia di metri di spiaggia in pochi grandi comparti».

Dalla Regione l’assessora al Turismo Roberta Frisoni chiede che il testo serva a costruire «una cornice nazionale chiara e omogenea» e avverte che «non possono essere scaricate in maniera confusa a Regioni e Comuni adempimenti, responsabilità o decisioni che per loro natura e competenza devono trovare una chiara definizione a livello statale». Apprezza la tutela della continuità del servizio, ma ribadisce la contrarietà ai criteri che assegnano punteggi in base all’aumento del canone: «La competizione deve misurarsi innanzitutto sulla qualità dei progetti, dei servizi e degli investimenti».

Molto più duro il senatore del Movimento 5 Stelle Marco Croatti, secondo cui la bozza arriva «con sei mesi di ritardo» e sacrifica «l’interesse pubblico agli interessi di pochi». Croatti contesta anche il metodo, osservando che le premesse del bando ammettono un confronto con le associazioni di settore e l’Ordine dei commercialisti, mentre «non risulta alcun coinvolgimento di cittadini e utenti, associazioni dei consumatori e ambientaliste, né di operatori non ancora presenti sul mercato».

Il punto più contestato è il vantaggio per chi la spiaggia ce l’ha già. Nella ripartizione esemplificativa dei punteggi, calcola il senatore, fino a un quarto del totale può premiare elementi legati alla posizione del concessionario uscente o di operatori già presenti, fra esperienza pregressa, strutture ricettive confinanti già in concessione e investimenti degli ultimi cinque anni, e sommando le voci il vantaggio «potrebbe arrivare addirittura ad un terzo del punteggio totale». Il confronto prosegue ora in vista del parere che le Regioni dovranno esprimere in Conferenza unificata.

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