La riforma della legge elettorale ha superato il primo ostacolo alla Camera. Le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni sono state respinte a scrutinio segreto con 229 no, in quello che era considerato il primo vero test di tenuta del centrodestra sul provvedimento.
Ai voti della maggioranza si sono aggiunti quelli di Futuro Nazionale, che ha motivato la scelta spiegando di non voler votare «pregiudiziali ridicole» e che torna così a schierarsi con il centrodestra su un passaggio importante. Sul fronte opposto Azione ha criticato il testo, bocciandone metodo e tempistica, e ha votato no insieme alle altre opposizioni.
Il dato politico sta nei numeri della presenza. Nel voto segreto a Montecitorio, dopo giorni di richiami della premier, nel centrodestra risultano solo sette deputati assenti su 233 più tre in missione, fra cui Giorgia Meloni e il ministro Gilberto Pichetto Fratin. Anche sui banchi delle opposizioni la partecipazione è stata piena fin dalla mattina, con tutti i leader presenti.
Il passaggio decisivo resta però quello del voto finale dell’8 ottobre, anch’esso segreto, che dovrà dare il via libera definitivo alla riforma. Un appuntamento che per il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli «ha un valore politico enorme», e al quale il centrodestra arriva con qualche preoccupazione in meno dopo la prova di compattezza di ieri. Le opposizioni annunciano battaglia.
