Sono 87 su 105 i candidati che hanno superato il test di conoscenza della storia e delle istituzioni sammarinesi, la prova che dal 2026 è requisito obbligatorio per presentare la domanda di naturalizzazione. Gli esami si sono svolti sabato 26 settembre e sono stati corretti il 30 settembre dalla Commissione esaminatrice, composta dal Direttore degli Affari Istituzionali e Interni, dal Direttore del Dipartimento Affari Esteri e dal Direttore del Dipartimento Istruzione e Cultura.
Il dato che colpisce non è però la percentuale di promossi. Agli esami si erano iscritti in 170, ma a sedere davanti al questionario sono arrivati in 105: sessantacinque hanno saltato l’appuntamento, quasi quattro iscritti su dieci. Il confronto con la prima sessione, quella del 18 aprile, racconta anche un’altra differenza: allora i partecipanti erano stati 149 e gli idonei 140, con un tasso di superamento del 94 per cento, mentre questa volta la quota scende all’83 per cento.
La prova consisteva in quindici domande a risposta multipla e si superava con almeno due terzi di risposte corrette, cioè dieci. Le domande, spiega la Commissione, erano di difficoltà molto diversa fra loro: si andava da quelle elementari, come la durata dell’incarico reggenziale, fino a quesiti di diritto costituzionale come l’elenco dei soggetti legittimati a chiedere in via diretta al Collegio Garante la verifica di legittimità di una legge. Non sono mancate le prove perfette, con quindici risposte esatte su quindici.
Accanto ai pieni voti, la Commissione ha scelto di rendere pubblici anche alcuni errori, definiti «curiosi», e due su tre sono in realtà dei quasi. C’è chi ha indicato il Monte Titano come dono dell’imperatore Diocleziano: Diocleziano c’entra con le origini della Repubblica, ma come persecutore da cui Marino fuggì, non come donatore. C’è chi ha attribuito a San Marino l’acquisizione nel 1463 dei castelli di Urbino, Pesaro e Gradara: la data è giusta, i castelli no, perché in quell’anno entrarono nella Repubblica Serravalle, Faetano, Fiorentino, Domagnano e Montegiardino, al termine della guerra contro Sigismondo Pandolfo Malatesta. Il terzo errore è il più perdonabile di tutti: Ulisse Balsimelli, «molto gettonato» come autore dell’Inno nazionale secondo il resoconto ufficiale. L’inno in vigore è di Federico Consolo, adottato dal Consiglio Grande e Generale l’11 settembre 1894 ed eseguito per la prima volta il 30 settembre di quell’anno all’inaugurazione del Palazzo Pubblico. Ma prima di Consolo l’inno ufficiale della Repubblica era proprio una marcia militare del maestro Balsimelli.
Chi non ha superato la prova potrà ripeterla nella sessione successiva, attesa per fine novembre e indicativamente fissata al 21, salvo conferma. Il calendario ordinario prevede due appuntamenti l’anno, ad aprile e a novembre, mentre quella di settembre era una sessione straordinaria aggiunta per il numero elevato di iscrizioni. Il Dipartimento Affari Istituzionali e Interni sta comunicando gli esiti direttamente agli interessati: l’attestato va poi allegato alla domanda di naturalizzazione da presentare agli Uffici di Stato Civile.
Il Segretario di Stato per gli Affari Interni, la Funzione Pubblica, gli Affari Giuridici e Legislativi, i Rapporti con la Giunta di Castello, l’Innovazione Tecnologica e l’Informazione Andrea Belluzzi legge il risultato in chiave positiva. «Vedere oltre cento persone affrontare questa prova con serietà e preparazione è un segnale che ci incoraggia», ha dichiarato, respingendo l’idea che il test sia una barriera in più: «Il nuovo percorso di naturalizzazione nasce per questo: non aggiungere un ostacolo, ma dare un senso compiuto al momento in cui una persona chiede di diventare sammarinese». Per Belluzzi la cittadinanza «non è solo uno status giuridico, ma un patto tra una comunità e chi decide di farne parte», e il test «non è un punto d’arrivo, ma l’inizio di un cammino condiviso».
