I bambini e i ragazzi seguiti dalla Tutela Minori erano 60 alla fine del 2022. Al 30 giugno di quest’anno erano diventati 101. Le segnalazioni, nello stesso periodo, sono più che raddoppiate in dodici mesi: da 25 nel 2024 a 54 nel 2025, con altre 27 arrivate nel solo primo semestre del 2026. Sono i numeri portati in Commissione IV dal Segretario di Stato per la Sanità e la Sicurezza Sociale, gli Affari Sociali e le Pari Opportunità Massimo Andrea Ugolini, e attorno a quei numeri il confronto si è concentrato su tre cose che mancano: personale, protocolli e una sede adeguata.
Il modello descritto dal Segretario separa due funzioni. Da una parte la UOSD Tutela Minori, competente per valutazione, tutela, controllo e monitoraggio; dall’altra la UOC Servizio Minori, incaricata del sostegno alla genitorialità, del supporto psicologico e della psicoterapia. L’obiettivo, ha spiegato Ugolini, è tenere distinte la valutazione e la cura senza spezzare il percorso della famiglia. Da quando il nuovo assetto è operativo, 34 minori sono stati presi in carico dal Servizio Minori per interventi psicologici o psicoterapeutici, tre per interventi socioassistenziali e 21 adulti per il sostegno alla genitorialità; nell’85% dei casi la presa in carico è avvenuta entro quindici giorni. Sono in corso protocolli con Pediatria, Salute Mentale, Disabilità e scuola, ed è stata riattivata la collaborazione con il Centro Affidi di Rimini.
Sull’impianto la Commissione si è divisa poco. Marinella Lorena Chiaruzzi del PDCS, che nel settore ha lavorato, ha difeso la separazione delle funzioni ma ha posto subito il problema dei numeri: «La Tutela Minori dispone però di un’équipe effettivamente molto piccola e ristretta», con il rischio di burnout per chi ci lavora. Francesca Civerchia, sempre del PDCS, ha ricordato che la distinzione è coerente con le raccomandazioni europee e ha offerto una lettura diversa dell’aumento dei casi: può voler dire che il sistema oggi intercetta situazioni che in passato restavano sommerse.
Il punto più concreto riguarda però il luogo fisico. Emanuele Santi di Rete ha sollevato la questione della stanza usata per le osservazioni protette e della collocazione della Tutela Minori negli spazi del Centro Salute Donna, che a suo giudizio non garantisce la riservatezza necessaria: «Quel servizio deve tornare a funzionare nel modo migliore possibile, con un unico obiettivo: proteggere i bambini e sostenere le famiglie». Sulla sede hanno convenuto anche Guerrino Zanotti di Libera, che ha chiesto di evitare «battaglie politiche di piccolo cabotaggio» su un tema simile e di concentrarsi sul completamento dell’organico, e Miriam Farinelli di Repubblica Futura, che ha definito temporanea quella collocazione e ha segnalato un’altra falla: le famiglie affidatarie part time sono rimaste senza indennizzo.
Per Denise Bronzetti di Alleanza Riformista il dato più preoccupante resta la crescita dei casi: «Proprio tutto a posto ancora non è». Matteo Casali di Repubblica Futura ha riconosciuto che la separazione fra valutazione e presa in carico «possa avere senso», ma ha contestato la distanza fra il mandato dato a maggio, che chiedeva una revisione dell’assetto, e una relazione da cui a suo giudizio emergono poche criticità; ha inoltre segnalato i casi in cui l’autorità giudiziaria va coinvolta dopo l’avvio del percorso terapeutico.
Nella replica Ugolini ha ammesso che, con questi numeri, un ulteriore rafforzamento degli organici potrebbe rendersi necessario, e ha indicato tre direttrici: risorse umane, protocolli fra servizi e spazi, questi ultimi da riorganizzare per garantire più riservatezza e condizioni di lavoro migliori. L’ordine del giorno presentato da Zanotti impegna il Governo a completare e verificare l’organico della Tutela Minori, formalizzare i protocolli mancanti, assicurare un raccordo strutturato con il Servizio Minori, verificare l’adeguatezza della sede e riferire di nuovo in Commissione entro sei mesi. È stato approvato con 8 voti favorevoli e 4 contrari.
Contraria Repubblica Futura, che ha parlato di «sconcerto» e ha accusato la maggioranza di far riemergere nel documento criticità che dalla relazione non erano emerse con la stessa evidenza, chiamando in causa le scelte compiute nel 2024 sugli organici. La frase con cui Casali ha chiuso è destinata a restare: «Un organico deve essere adeguato o inadeguato in funzione del servizio che deve garantire, non in funzione di chi in quel momento si trova a dirigere».
